Rubrica a cura di Cristina Casareggio
Recensione di Cristina Casareggio
SINOSSI
Per comprendere e rinascere è davvero fondamentale che la vita colpisca in maniera così violenta e travolgente?
A quanto pare sì, e per i protagonisti di questa storia essa colpirà con tutta la ferocia che possiede. Dopo aver scelto un seme raro e prezioso dalla collezione di un vecchio del paese, il risveglio in una grotta gelida al di là della valle cambierà le loro vite.
Hélène ha però un volo prenotato, e un villaggio attende di conoscerla. Sarà poi una sola promessa a riecheggiare nell’arsura del deserto, impetuosa come la rivendicazione di se stessi dopo aver subìto la peggiore violenza che quella stessa vita possa proporre a un essere umano per indirizzarlo a cambiare; per fargli comprendere di essere nient’altro che suo limitato amico.
Una storia commovente, di un’intensità tale da riuscire a penetrare nell’animo del lettore e depositarsi come la poesia delle sue parole, incalzate da un ritmo narrativo sprezzante e delicato. Un libro nel quale bisogna chiudere gli occhi e fidarsi, come ha fatto Hélène con la sua vita.
Il Baobab è ritenuto un albero dallo spirito buono, per questo gode quasi di una venerazione, soltanto gli iniziati e i saggi hanno il permesso di arrampicarvisi

Giacomo Pozzi
Giacomo Pozzi è stato concepito nell’isola di Creta, ma è nato nel 1998 a Lugo di Romagna e vive a Imola, in provincia di Bologna.
Nell’ultimo periodo si è avvicinato alla permacultura, trasformando completamente la sua concezione di vita.
Appassionato di musica e di tè, skater da anni, ha viaggiato molto e, come ammette, continuerà a farlo cercando di vivere come ha sempre voluto: da uomo libero quale è nato.
Questo è il suo romanzo d’esordio.
Nel suo romanzo d’esordio, Un baobab toccò il cielo dell’Africa, Giacomo Pozzi ci propone come protagonista una donna: Hélène, figlia, sorella e madre, nella sua evoluzione fino all’età avanzata.
La sua storia somiglia molto a quella dell’albero che dà il titolo al romanzo: come un Baobab mette radici salde in un terreno duro e difficile, ma cresce e si fortifica con il tempo.
Hélène è una donna che ha subito tanto e che si comporta come se si sentisse in debito con la vita.
Da ragazza è insofferente, smaniosa, la sua testa non è con la famiglia, ma orientata al futuro viaggio in Africa, dove vuole prestare aiuto alle popolazioni locali.
Il fratello James le regala un ciondolo con un seme, un simbolo potente e quasi magico, un ciondolo che per lei rappresenterà un legame viscerale con il fratello.
Hélène sembra non trovare un posto nel mondo e spera che il viaggio la porti dove il suo cuore possa trovare un rifugio.
In Africa rinasce, la magia del luogo con le sue distese incontaminate di sabbia dorata: la terra ocra, i profumi speziati, le oasi rigogliose, i cieli magnificamente stellati, la rigenerano.
L’aria aveva un profumo completamente nuovo: non riuscivo a riconoscervi alcunché di familiare.
Un luogo lontanissimo ma dove la voglia di vivere e la speranza sono forti.
La missione dove si trova accoglie bambini e si occupa dell’ecosistema e della solidarietà, un luogo in cui cercano in tutti i modi di salvaguardare la terra e dare una speranza e un futuro alle popolazioni locali.
Ma non è tutto oro quello che luccica:
In Africa la realtà era un’altra: qui le persone erano carta straccia, i loro diritti venivano continuamente calpestati, ineluttabilmente bypassati, come se in occidente dell’esistenza di queste persone ce ne fossimo completamente dimenticati, come se realmente non esistessero o rappresentassero la feccia dell’umanità, la parte inutile, la parte che non merita di esistere, l’orrida pattumiera del resto del mondo.
Una denuncia forte al consumismo traspare tra le pagine di Un baobab toccò il cielo dell’Africa , le grandi nazioni sfruttano e distruggono tutto quello che trovano lasciando dietro di sé solo povertà.
Questo viaggio rappresenta per Hélène una rinascita, dopo una brutale violenza subita ritrova sé stessa e la sua forza, decide di tornare a casa, dalla sua famiglia, per riprendere le redini della sua vita e ricostruirne una nuova.
Il viaggio come speranza come rinascita, come ricostruzione, come vita nuova che nasce da un piccolo seme.
A ogni modo credo che il viaggio sia il mezzo migliore per conoscersi e conoscere. In tutti questi anni ho imparato a rispettare quella che è l’essenza del viaggio. Lo ritengo compagno di vita per la vita.
Una trama forte e una vicenda personale profonda che non risparmia al lettore il dolore e il senso della perdita.
Una donna più volte spezzata che riesce a ricucire le ferite creando nuove consapevolezze.



