Recensione di Monica Truccolo
SINOSSI
Non sarebbe mai dovuto restare in quella mortifera cittadina della provincia francese, una volta saputo che il posto di lavoro per cui era giunto fin lì era stato assegnato a qualcun altro; ma fra Blaise Delange e il treno che poteva riportarlo a Parigi ci si mette un portafoglio smarrito, e tanto basta a innescare la torbida macchinazione del caso.
Delange nel portafoglio trova dei soldi, la carta d’identità di una donna di nome Germaine Castain, la foto di un uomo.
E scopre, dopo avere deciso di restituirlo, che l’irresistibile Germaine, occhi azzurri malinconici un po’ troppo grandi, aria sottomessa, fascino esplosivo, è la moglie del becchino del paese, il bilioso e manesco Achille Castain.
Accolto nella tetra casa della coppia, dopo avere incassato i ringraziamenti di rito Delange si lascia convincere a lavorare nell’impresa di pompe funebri, scoprendosi con sorpresa molto adatto allo stravagante ruolo, nonché a quello di focoso, soggiogato amante di Germaine.
Uno strano triangolo va formandosi, tra quelle quattro mura “rivestite di carta da parati giallastra, del colore di una malattia incurabile”, cui presto si aggiunge un quarto incomodo.
E allora in quest’atmosfera plumbea accesa di ossessioni, in un nervoso crescendo di tensione, le gelosie incrociate e l’amor fou non lasceranno scampo.
Blaise Delange sta tornando a Parigi da una cittadina della provincia francese, dove si era recato per trovare un lavoro che, purtroppo, era già stato assegnato a qualcun altro.
Qui, mentre si trova all’uscita di una cabina telefonica aspettando di telefonare a un amico parigino per avvisarlo che sta tornando, incontra Germaine.
Blaise rimane subito colpito da questa ragazza giovane, bellissima e malinconica, non raffinata e nemmeno elegante.
In realtà la persona a cui stavo cedendo il passo era una donna sulla trentina, magra, bionda, con gli occhi azzurri un po’ grandi. Se fosse stata di Parigi, avrebbe avuto ciò che le mancava di più, ovvero un certo senso dell’eleganza.
Durante la sua telefonata Blaise si accorge che la giovane donna ha perso il portafoglio e, nonostante all’interno trovi un bel gruzzoletto di soldi, preso dalla passione improvvisa per questa donna decide di restituirlo.
Conosce così Germaine Castain e il marito Achille, il becchino del paese che, per ringraziarlo di cotanta onestà, gli offre un lavoro presso la sua impresa di pompe funebri.
Accecato dall’ amour fou (amore folle) per Germaine, Blaise decide di accettare l’offerta.
Mentre mi voltavo per uscire dalla cabina, ho sentito qualcosa di strano sotto i piedi. Era un piccolo portafoglio di coccodrillo.
La moglie del becchino è un noir d’autore che si legge velocemente.
C’è la provincia indolente e fin troppo tranquilla, che nasconde segreti, intrighi, amori veri o presunti; l’amour fou che non fa pensare troppo agli eventi che si succedono, amanti presi e persi nei loro ardori, morti tragiche e sparizioni misteriose, avvelenamenti sospetti e verità da dimostrare.
Ci sono tutti i componenti per ammaliare e intrattenere il lettore tra le pagine del libro.
Germaine Castain mi lanciava sguardi incoraggianti. Intuiva quanto potesse sembrarmi barbaro quel linguaggio e cercava di addolcirlo come poteva. E ci riusciva bene. Credo avesse capito che avevo accettato il lavoro solo per lei.
La storia è coinvolgente e scritta in maniera scorrevole, seppure breve e dal ritmo francese.

Frédéric Dard
(1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi alla fine degli anni Quaranta e i 175 volumi della serie del commissario San-Antonio sono stati uno dei più grandi successi editoriali francesi della seconda metà del Novecento.
Parallelamente, Dard ha scritto numerosi altri romanzi e racconti.
Amico di Georges Simenon, come lui autore di una vastissima opera, Dard è considerato tra i più importanti esponenti del noir francese.
Per Rizzoli sono usciti: Il montacarichi (2019), I bastardi vanno all’inferno (2021), Gli scellerati (2022), Prato all’inglese (2022) e Negli occhi di Marianne (2023).
Scandito dal susseguirsi degli eventi uno dopo l’altro, il racconto si lascia leggere velocemente, tra ironia e amarezza tipici della scrittura di Dard.
E allora in quest’atmosfera plumbea accesa di ossessioni, in un nervoso crescendo di tensione, le gelosie incrociate e l’amour fou non lasceranno scampo.
I personaggi sono ben caratterizzati, con la loro psicologia intrinseca, celano bene la loro vera natura: vivranno per sempre nella menzogna o decideranno di intraprendere un cambiamento radicale, dando una svolta alla loro vita? Non vi resta che leggerlo, perché la verità alla fine, inevitabilmente, verrà rivelata e si paleserà ai nostri protagonisti come un’ineluttabile ingiustizia.
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