Recensione di Barbara Terenghi Zoia
SINOSSI
Londra, 1889 Un pomeriggio di dicembre, un affascinante attore di teatro bussa alla porta dell’esclusivo Diogenes Club perché coinvolto in una stranissima frode.
Il pubblico che assiste alla sua performance sembra essere composto sempre dagli stessi spettatori, e starà al genio della deduzione scoprire cosa sta succedendo.
Un pomeriggio di dicembre, un losco capo criminale bussa alla porta di una casa di Whitechapel assai poco raccomandabile perché coinvolto in una sanguinosa faida con una banda avversaria.
Il suo rivale non uscirà vivo dalla trattativa, e starà al Napoleone del crimine scoprire cosa sta succedendo.
Impegnate ognuna nella propria indagine, le due menti più sopraffine di Londra seguono una scia di terribili omicidi che le porterà a dover fare l’impensabile: mettere da parte le ostilità e lavorare insieme contro qualcosa di così potente da minacciare gli equilibri mondiali.
Sembra impossibile, ma Sherlock Holmes e James Moriarty, nemici giurati, sanno che questo è l’unico modo per salvare l’Europa dalla catastrofe.
È possibile riunire due nemici dichiarati nella stessa avventura, partendo da presupposti che farebbero storcere il naso a qualsiasi lettore accanito di gialli?
Evidentemente sì, perché è esattamente quello che ha fatto Gareth Rubin in Sinister. La città delle ombre.
In Sinister infatti troviamo due facce della stessa medaglia, ovvero Sherlock Holmes e il professor Moriarty che si avvicendano, si scambiano i ruoli, insomma fanno di tutto per confondere il lettore.
Mai dare per certo o per scontato nulla, perché in questo viaggio dove tutto è possibile, inizierete a dubitare anche degli elementi che da principio vi sembrano sicuri, persino banali.
Non è la prima volta che alcuni scrittori, più temerari di altri, cercano di confrontarsi direttamente con i grandi del passato.
Ci hanno già provato Sophie Hannah con I delitti di Kingfisher Hill di Agatha Christie, e Yukito Ayatsuji con I delitti della casa decagonale, appena edito in Italia.
Gareth Rubin si differenzia da questi autori perché non ha cercato a tutti i costi di rimanere fedele a una trama o di proseguire, seppure idealmente, una linea di personaggi caratterizzata e creata da altri.
Rubin ha preso “in prestito” Sherlock Holmes, con il suo fedele amico Watson, ha aggiunto il nemico giurato Professor Moriarty e ideato il colonnello Moran per equilibrare le forze in campo,
Ha creato una trama con un punto di partenza, per entrambi i personaggi, confortante e semplice, ha inserito diversi riferimenti a racconti di Sir Conan Doyle e dato vita così a un intreccio geniale, nella sua semplicità.
La narrazione viene fatta da Watson in prima persona, alternata con quella del colonnello Sebastian Moran, il tirapiedi del Professor Moriarty.
Il linguaggio utilizzato è proprio di chi racconta: scientifico, stupito e sensibile come è tipico del dottor Watson; caustico, selvaggio e degno di un gangster, quello del colonnello Moran: un capitolo ciascuno, per non spostare gli equilibri.
La prima metà del libro è naturalmente ambientata a Londra, dove vediamo i due protagonisti impegnati a risolvere casi apparentemente semplici con qualche boutade, piccoli squarci di un mistero segreto, in cui i due nemici si intravedono, ma proseguono da soli, fino a quando, a un certo punto, si trovano obbligati loro malgrado, a collaborare:
La guerra avrebbe travolto il mondo. Cosa c’era tra noi e quella parte? Un uomo d’inflessibile integrità come Sherlock Holmes e un malevolo abitante del sottobosco criminale, James Moriarty che lavoravano insieme come vecchi amici
A questo punto l’ambientazione si sposta sulle Alpi Svizzere, in un paesino sperduto e inquietante che cela nefandezze, dove le due menti superbe si ritrovano, una al mero servizio di sé stesso e di tutto quanto criminale e asettico riesce a inventare, l’altra al servizio della giustizia e, per diletto, a risolvere casi all’apparenza semplici che si rivelano poi dei veri rompicapi.
Chi vuole sovvertire l’ordine fin qui conosciuto?
Ma, soprattutto, chi è che esige che i nostri due protagonisti collaborino alla soluzione di questo caso per salvare il mondo?

Gareth Rubin
Gareth Rubin è un giornalista e scrittore inglese.
Collabora con le maggiori testate inglesi, occupandosi soprattutto di questioni sociali, viaggi e arte.
Tra i suoi titoli, pubblicati in Italia da Longanesi, The turnglass. La clessidra di cristallo (2023) e Sinister. La città delle ombre (2024).
Preparatevi ad un vortice di scoperte dove misteri, scienza, archeologia e codici segreti si miscelano sapientemente grazie alle abili parole di Gareth Rubin, che si rivela, una volta di più dopo “Turnglass”, un incredibile geniaccio nel creare trame che assomigliano a dei quiz stratificati.
Rubin inserisce nel racconto, a beneficio dei lettori, piccoli indizi, disseminati qua e là, facili da vedere col senno di poi, ma la vera sfida è riuscire a trovarli prima, provateci, sono soltanto nascosti in bella vista!
Salottometro:



