Le trafficanti di anime di Carmella Lowkis

Le trafficanti di anime Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

SINOSSI

Parigi, 1866. Una tiepida mattina di aprile, una donna si presenta nel salotto della baronessa Sylvie Devereux.

C’è voluto molto coraggio per andare a bussare alla sua porta, e la donna l’ha fatto solo perché non ha scelta: il padre è malato e ha bisogno di medicine che da sola non può permettersi. Per Sylvie, è un tuffo in un passato che preferirebbe dimenticare.

Non vuole tornare ai tempi in cui viveva di sotterfugi, sfruttando la moda dello spiritismo per estorcere denaro in cambio di una consulenza delle famose sorelle Mothe, medium e occultiste. Invece, ecco che sua sorella Charlotte la implora di aiutarla per un ultimo inganno: la nobile famiglia de Jacquinot ha promesso un lauto compenso per scacciare lo spirito di una prozia uccisa durante la Rivoluzione.

Seppur riluttante, Sylvie accetta. Ben presto, però, strani fenomeni iniziano a verificarsi in casa de Jacquinot, eventi inquietanti che vanno ben oltre i soliti trucchi che le sorelle Mothe hanno preparato per spaventare i clienti.

Possibile che ci sia davvero un fantasma? O qualcuno sta tramando nell’ombra per coglierle in fallo? Una cosa è certa: tra quelle mura si nascondono segreti che devono restare sepolti. A ogni costo…

Un romanzo dalle raffinate atmosfere gotiche, in cui nulla è come sembra. Una storia magistralmente orchestrata sul filo dell’ambiguità. Due protagoniste che giocano con la verità, intrecciando segreti e menzogne, in una rete di sotterfugi che inganna anche il lettore.

Le trafficanti di anime racconta la storia di due sorelle Sylvie e Charlotte, una buona tanto che “quando parla dalla sua bocca esce solo oro”,  l’altra cattiva, infatti appena parla “sputa rospi”, proprio come nella celeberrima favola di Charles Perrault.

Questo conflitto tra le due sorelle Mothe, le due protagoniste, a tratti antagoniste, a volte addirittura l’una la “carceriera” dell’altra, è una delle colonne portanti della trama.

Sottolineato spesso dai frequenti richiami alla succitata fiaba, all’estero è stato pubblicato col titolo di “sputando oro”, proprio in riferimento alla sorella buona raccontata da Perrault.

Sylvie e Charlotte sono due ragazze del popolo, provengono da una famiglia povera e si arrabattano come possono per sopravvivere.

Presto si rendono conto di essere brave commedianti e di improvvisare bene, decidono quindi di offrire i loro servigi quali medium spirituali alle famiglie nobili e a quelle più abbienti della borghesia, che hanno tanti, troppi, scheletri negli armadi da nascondere.

Siamo a Parigi verso la fine del 1800,

un luogo miserabile sotto la pioggia. Le strade veloci e gradevoli si sarebbero trasformate in un pantano. Il sudiciume sarebbe penetrato nelle cuciture dei vestiti.

A quei tempi la reputazione di una famiglia era tutto: se veniva intaccata, anche solo da voci o dicerie, in un batter d’ali tutti i suoi membri cadevano in disgrazia.

Nessuno voleva più fare affari con loro ed erano considerati dalla società dei “pariah”, in altre parole inavvicinabili.

Le donne di casa, in particolare le mogli degli aristocratici, avevano tantissimo tempo libero da occupare e le invidie, le lotte interne alla nobiltà erano all’ordine del giorno verso la scalata al potere.

Per questo, durante la stagione dei ricevimenti, ognuna cercava di organizzare la festa più bella, la più sontuosa ma soprattutto la più originale: motivo per cui si diffuse l’abitudine di chiamare delle spiritiste  “medium” per parlare con i defunti.

Le due sorelle Mothe mettono in scena il loro “spettacolo” durante questi ricevimenti, sono brave, capaci di deliziare i creduloni ma riescono anche ad affascinare con i loro trucchetti le persone più scettiche.

Nonostante Sylvie se ne sia andata da casa da diversi anni e abbia sposato il barone Devereux, Charlotte riesce a trovarla e la convince a farsi aiutare un’ultima volta, un’ ultima rappresentazione per truffare la famiglia De Jacquinot, che sembra sia perseguitata dallo spirito di una zia vendicativa.

Il carattere delle due sorelle è ben delineato e le vicende sono raccontate da Sylvie in prima persona fino a metà libro, ma quando la storia cambia e le prospettive percepite fino a quel momento vengono stravolte, la narrazione passa da una sorella all’altra.

Sarà infatti Charlotte a continuare il racconto che diventa forse più lento, ma sicuramente più dettagliato, deliziando il lettore con le più disparate rivelazioni, e segnando la virata decisa del romanzo verso il thriller gotico.

Caemella Lowkis

Carmella Lowkis è nata e cresciuta in Inghilterra.

Si è laureata in Letteratura inglese e Scrittura creativa alla University of Warwick.

Ha lavorato per anni come bibliotecaria ed è poi passata al marketing per l’editoria.

Attualmente vive a Londra con la sua compagna.

Le trafficanti di anime è il suo romanzo d’esordio.

Carmella Lowkis è abile a cambiare le carte in tavola e a far prendere alla storia tutta un’altra direzione, lasciando al lettore il compito di capire se i fantasmi esistono davvero, di formare la propria opinione in merito e di scoprire quali segreti nasconde la famiglia De Jacquinot.

Le trafficanti di anime è un romanzo dal sapore gotico, intenso come

l’aria appesantita che un odore di putrefazione e dalle zaffate penetranti dei liquami

in una Parigi che non assomiglia affatto alla città da cartolina comunemente  ammirata da tutti.

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