Acqua scura di Charlotte Link

Acqua scura Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

Sinossi

Scozia, costa occidentale.

In una notte di tempesta, due famiglie accampate in una baia vengono aggredite brutalmente nel sonno da una banda di uomini mascherati.

Tutti vengono torturati e uccisi. Solo Iris, la figlia maggiore di una delle due famiglie, riesce a scampare al massacro.

Quindici anni dopo, Iris comincia a ricevere minacce anonime e a essere perseguitata da uno stalker, e poco dopo, Tanya, la sua migliore amica, scompare senza lasciare traccia mentre sono in vacanza insieme in Francia.

Che sia stata vittima di un crimine che in realtà non aveva lei come bersaglio e che invece ha qualcosa a che fare con il passato di Iris?

All’epoca Iris aveva dichiarato di essere fuggita in preda al panico e non aveva potuto fornire la descrizione di nessuno degli assalitori.

Ma perché, poi, i responsabili di quegli efferati omicidi, dopo tanto tempo, decidono di prendersela con l’unica sopravvissuta?

Non sopportano l’idea che qualcuno possa essere sfuggito al massacro o c’è qualcosa di personale che li lega a Iris?

Di sicuro tutto ha avuto inizio quella notte in Scozia. Non trovando i colpevoli, la polizia ha ormai archiviato «gli omicidi di Kilbride», come da allora vengono chiamati.

Kate Linville, appena nominata ispettore investigativo, si trova suo malgrado coinvolta nel caso  insieme con l’amico ed ex ispettore Caleb Hale e, grazie al suo istinto, alla sua testardaggine e alla sua sensibilità, nota un dettaglio fondamentale: l’indizio decisivo in una vicenda destinata altrimenti a rimanere un atroce mistero.

Ogni storia ha un suo inizio. In genere è anonimo e insignificante e non rivela come svilupperà la vicenda. Se sarà importante oppure no, innocuo o decisivo, se prima o poi si perderà nel nulla o porterà a un’altra storia e un’altra ancora, fino alla resa dei conti.

Poche righe che sintetizzano in maniera perfetta Acqua scura, il nuovo e attesissimo romanzo di Charlotte Link, il quinto della serie che vede protagonista Kate Linville, non più sergente ma

ispettore investigativo Kate Linville. Da quel giorno poteva fregiarsi di quel titolo. Finalmente aveva ricevuto la promozione, dopo anni di completo immobilismo, in cui era rimasta inchiodata al rango di sergente investigativo

Al fianco di Kate, seppure in maniera più defilata rispetto al precedente romanzo, troviamo il suo diretto superiore, Pamela Graybourne, e l’ex ispettore capo Caleb Hale.

Caleb si è disintossicato dall’alcol grazie al covid (all’interno del romanzo ci sono numerosi riferimenti alla pandemia), fa il tassista, ma rimpiange il suo ex lavoro in polizia, per il quale comunque continua a sentirsi inadeguato e non all’altezza:

Non ce la facevo più. Non sopportavo più il mio lavoro. Il male con cui avevo a che fare. La sofferenza. L’impotenza. Tutto quanto.

Pur facendo parte di una serie, il libro è leggibile anche indipendentemente dai precedenti, grazie all’abilità con cui l’autrice inserisce nel racconto le informazioni più significative riguardo ai personaggi principali, al loro vissuto e ai rapporti che li legano.

Ambientato tra Inghilterra, Scozia e Francia Acqua scura si presenta sin da subito come un thriller psicologico ad altissima tensione, strutturato su un impianto narrativo che alterna passato e presente e nel quale si inserisce anche la voce narrante del colpevole.

Il titolo è evocativo dell’atmosfera desolata, lugubre e opprimente che si respira tra le pagine, dove l’acqua è l’elemento ricorrente sia nella storia:

Acqua scura sotto di me. Abisso

che nella sua ambientazione:

A West Kilbride non mi farei manco seppellire … Piove. Piove da giorni. Non fa particolarmente freddo, ma oramai è tutto fradicio e non si vede anima viva. La via principale è quasi completamente deserta

Charlotte Link

È una delle scrittrici tedesche contemporanee più affermate.

Deve la sua fama soprattutto alla sua versatilità: conosciuta inizialmente per i suoi romanzi a sfondo storico, ha avuto molto successo anche con i suoi romanzi psicologici, tanto che ogni suo nuovo libro occupa per mesi i primi posti delle classifiche tedesche.

È pubblicata in Italia da Corbaccio.

Tra i titoli: La casa delle sorelle (2002), L’uomo che amava troppo (2004), L’ospite sconosciuto (2005), Un difficile eredità (2007), Giochi d’ombra (2015), La scelta decisiva (2017), La palude (2019) e Senza colpa (2021).

I personaggi creati dalla penna di Charlotte Link sono, ancora una volta, autentici, reali e tangibili grazie a una caratterizzazione puntuale e ineccepibile sotto ogni profilo:

Era una donna di una bellezza indescrivibile. Una bellezza particolare. Non era soltanto giovane, sexy, attraente. … La cosa particolare era l’espressione dei grandi occhi e della bocca, serissima. Era come se dentro di lei fosse sepolto un dolore che affiorava impercettibile sul suo viso

L’autrice è maestra nel cucire le emozioni addosso ai singoli personaggi, tanto da creare una corrente di empatia tra colpevole e lettore, che non può fare a meno di domandarsi se in fondo il carnefice non sia anche una vittima.

La scrittura di Charlotte Link è magnetica, cattura e trasporta chi legge dentro la storia, in un clima di tensione sempre crescente.

A mano a mano che ci si avvicina all’epilogo, il mistero si arricchisce di nuovi particolari che, anziché fare chiarezza, contribuiscono a renderlo ancora più fitto e intricato e il lettore, quasi senza rendersene conto, gira pagina trattenendo il respiro, in apnea, sommerso dalla stessa acqua che minaccia i protagonisti.

Il ritmo del racconto è sostenuto: un colpo di scena dietro l’altro che conduce a una verità sempre a metà e mai afferrata fino in fondo.

Acqua scura è un thriller teso, dalla trama elaborata che mette al centro i delicati meccanismi che regolano la psiche umana, i sentimenti e le emozioni, l’amore e l’amicizia.

Un intreccio dipanato in maniera magistrale, senza una sbavatura, coerente fino alla fine, quando tutti i tasselli del puzzle trovano finalmente la loro giusta collocazione.

Un thriller in perfetto “stile Link” che lascia il lettore “prigioniero” delle sue pagine anche dopo aver letto la parola “fine”.

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