Recensione di Emanuela Ferrara
SINOSSI
Fin dalle sue origini il romanzo giallo ha potuto contare, oltre che su fedelissimi lettori, su ammiratori d’eccezione, critici e scrittori – da Eliot a Gadda, da Yates a Brecht – che ne hanno svelato la logica simulatoria ei legami con la letteratura alta o ne hanno utilizzato la formula.
Campo privilegiato di analisi critica per semiologi e formalisti, il romanzo poliziesco sembrerebbe oggi non poter riservare più sorprese.
Ripercorrendo tendenze e miti del giallo, dalle origini in Poe fino alle commistioni del thriller con la grande letteratura, questo saggio propone alcuni quesiti intriganti.
Dopo l’era dei detectives olimpici alla Holmes e di quelli “avvelenati”, gli eroi metropolitani alla Sam Spade, è forse giunta l’ora del detective difettoso?
Recuperando – contro gli incanti e i trucchi logici del giallo classico – le trappole di una “linea gotica” del poliziesco (da Chesterton a Dickson Carr), e mescolandole con la magistrale lezione di Hammett, si può individuare una possibile nuova strada per un genere letterario da molti ancora molto amato e da troppi dato prematuramente per morto.
Ironico e scanzonato ma, soprattutto, colto e raffinato.
Si presenta così il nuovo saggio di Roberto Barbolini.
Il detective difettoso. Ritorno al futuro per il romanzo poliziesco è prima di ogni cosa una lettura per addetti ai lavori ma anche un manuale per gli appassionati di gialli e thriller.
Chiunque abbia a cuore i suddetti generi letterari dovrebbe possedere in libreria almeno un saggio che proponga la disamina della categoria.
Barbolini, come di consueto, eccelle nelle spiegazioni e nei paragoni.
Parlare della nascita del giallo, del thriller, del gotico e di tutto ciò che ruota attorno a essi è esercizio assai complicato perché bisogna davvero fare un salto indietro nel tempo non indifferente.

Roberto Barbolini
Roberto Barbolini, classe 1951, studia a Bologna, dove si laurea con Luciano Anceschi. Comincia la professione giornalistica a “Il Giornale” di Indro Montanelli, occupandosi di critica teatrale e poi di libri. Lavora con Giovanni Arpino.
Nel 1988 passa alla redazione cultura e spettacoli di “Panorama”. All’attività giornalistica, affianca un’intensa attività di studioso e saggista, collaborando a prestigiose riviste letterarie come “Il Verri” e “Paragone”. Tra le sue opere: i racconti fantastici della Gabbia a pagoda (1986), Il punteggio di Vienna (1995), Piccola città bastardo posto (1998), San Cataldo Cemetery Blues (2000).
Oltre alla narrativa, la produzione di Barbolini conta diversi saggi dedicati al fantastico letterario, tra cui La chimera e il terrore (1984), Il detective sublime (1988) e Stephen King contro il Gruppo ’63 (1998).
Roberto Barbolini non è nuovo a questo genere di impresa avendo all’attivo pubblicazioni importanti sul tema.
Questa volta, però, più di altre, ne analizza le sfumature psicoanalitiche, lasciando punti di domanda aperti e riflessioni interessanti.
Il Detective difettoso finisce per diventare un libro ricco di sottolineature.
Uno di quei saggi da consultare ogni qualvolta si ha voglia di capire un giallo impegnativo perché, in fondo, c’è sempre (o meglio, ci dovrebbe essere sempre) un filo che lega tutti gli scritti del genere.
Tutto nasce ufficialmente nel 1841, con la pubblicazione de I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe e, in particolare, con la nascita del luogo archetipo: la camera chiusa.
Cosa è un giallo? Qual è il suo scopo principe?
A spiegare la fortuna del termine […] A. Santucci afferma che “In una tavola psicologica dei colori il giallo trova i suoi equivalenti nell’angoscia, nell’ambiguità e, meglio, nell’insicurezza. Non altrimenti si definisce il romanzo giallo quell’opera che è destinata ad interessare spaventando.
Da Edgar Allan Poe in poi, spiega Barbolini, il giallo è diventato tale.
Ne sono nate delle regole (in seguito disattese), delle strutture e delle caratterizzazioni.
Un lungo elenco dettagliato di autori e opere. Il detective difettoso è un saggio suggestivo che ha il potere di illuminare tutti gli emergenti che vogliono avvicinarsi al genere.
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