Recensione a cura di Paola Corradini
I figli dei chiodi

Paola Corradini nasce a Rieti che lascerà a sei mesi per girare l’Italia con la sua famiglia. A vent’anni decide di trasferirsi in una casa famiglia dove lavora e vive per tre anni con ex psichiatrici. Ha continuato a girare l’Italia da sola.
Giornalista dal 1996, ha pubblicato due libri. Ama leggere da sempre.
È tornata a Rieti dove continua a fare il suo lavoro di giornalista nella sua casa dove vivono 12 gatti, ci sono 4000 libri e soprattutto un marito e due figli.
Premessa a I figli dei chiodi
I figli dei chiodi di Alessandro Morbidelli edizioni Vallecchi è uscito un anno fa, ma a volte si dice che i libri non hanno tempo.
È il caso di questo romanzo dove un Sud ancorato alle sue tradizioni e leggi, si unisce al Nord, e dove l’aspetto noir viene fuori attraverso nebbie e ombre che ricordano le atmosfere dei maestri francesi del genere.
Proprio perché i libri non hanno tempo, I figli dei chiodi, per chi ancora non lo avesse fatto, va letto per la capacità che ha avuto l’autore di raccontare una storia che in tanti hanno narrato, senza cadere mai nel banale.

SINOSSI
Cosimo e Mina, fratello e sorella, sono figli dei capi. Sergio, Carlino e la bellissima Rosa sono figli degli ultimi.
Ognuno di loro possiede il chiodo, simbolo di affiliazione al clan e della violenza che vincolò Cristo alla Croce. Nel 1989, all’ombra delle faide mafiose, in una Puglia garganica ruvida e sanguigna, finisce l’estate e la loro infanzia.
La brutalità adulta lacera per sempre l’innocenza e Cosimo, destinato a diventare re, sceglie la vendetta contro un nemico osceno e inesorabile, il Drago, il braccio destro di suo padre.
Trent’anni dopo, a Milano, Cosimo è colui che decide il destino di molti, ed è pronto a sterminare una famiglia intera, simbolo vivente del suo più oscuro segreto.
Ne fanno parte, tra gli altri, Sandra, madre tormentata e irrealizzata, incapace di fuggire dalla sua vita fatta di gabbie e di ossessioni, e suo figlio Giacomo, bambino silenzioso e sensibile, l’unico in grado di disinnescare la rabbia di Cosimo con l’ingenuità dei puri.
Dopo Storia nera di un naso rosso, Alessandro Morbidelli torna con un romanzo di formazione sulla perdita dell’innocenza, sull’amore come motore principale delle vicende umane, sulla fuga come unica salvezza e sul prezzo da pagare per proteggere chi si ama.

Nasciamo tutti innocenti.
È la vita a trasformarci in vittime o carnefici.
Ci fanno crescere le lacrime, il sangue e il dolore. In mezzo i sorrisi di chi ancora non conosce il male.
Qualcuno però si salva, nonostante tutto.
Paga la sua salvezza con cicatrici che rimangono sul cuore. Ma ci riesce.
E poi ci sono le madri: quelle che “uccidono” e quelle che salvano.
Un libro che non ha nulla di scontato, scritto con una cura e un amore che traspirano da ogni pagina.
Alessandro Morbidelli, dopo Storia nera di un naso rosso (Todaro Editore) ci ha fatto aspettare sei anni per un nuovo romanzo, troppo, ma ne è valsa la pena.
I figli dei chiodi racconta di mafia, di malavita, di tutti quei legami ‘sporchi’ che segnano la storia di chi ci vive dentro, nel bene e nel male.
La capacità e la bravura di Alessandro Morbidelli è di saper raccontare e trattare un tema con cui in molti si sono confrontati, in modo completamente diverso, senza cadere mai nel banale o nell’ovvio.
Scende nell’animo di ogni personaggio come un chirurgo fa con il bisturi, scolla il tessuto per arrivare alla parte più profonda, dove si annidano il male, il bene, le scelte che ognuno fa secondo coscienza ma pagandole care.
Alessandro Morbidelli va letto e non solo da chi ama il ‘genere’ perché, come diceva qualcuno, scrivere gialli è molto più difficile, perché spesso si cade nel banale e nell’ovvio.
Morbidelli invece è uno bravo e soprattutto onesto perché la vita la guarda in faccia e te la racconta per come è.
Di questi tempi non è poco.

Alessandro Morbidelli
Nasce nel 1978 ad Ancona.
È libero professionista e docente accademico.
Ha pubblicato i romanzi Ogni cosa al posto giusto (Robin Editore), Storia nera di un naso rosso (Todaro) e Trenta cani e un bastardo (Todaro).
Dal 2020 è presidente di giuria del Concorso Letterario Città di Grottammare per quanto riguarda la sezione Racconto Breve e direttore artistico del Festival Lacrima in Giallo (www.lacrimaingiallo.it) di Morro D’Alba in provincia di Ancona.
Salottometro:


