Di Claudia Pieri

Rubrica a cura di Katya Fortunato


Nel luglio del 2020 con Il morso della vipera fa il suo ingresso nel panorama letterario italiano Anita Bo, la nuova “eroina” creata dalla penna di Alice Basso e destinata a rapire il cuore dei lettori.
Anita,
figlia di Ottavio, il proprietario della tabaccheria, e di Mariele, nata Giraudo, sua moglie e aiutante di bottega
nasce e vive a Torino, sullo sfondo di un particolare periodo storico del nostro recente passato: siamo infatti nel 1935 e Mussolini e il fascismo stanno prendendo sempre più potere all’interno del tessuto sociale italiano.
La storia personale di Anita si intreccia con quella dell’Italia dell’epoca, quella in cui, come spiega l’autrice nella postfazione al primo libro, la maggior parte della gente “stava a vedere”, disposta ancora ad accettare il compromesso, perché gli eventi come si studiano nei libri di storia avranno una vera e propria impennata dal 1938 in poi.
Ma chi è Anita Bo?
La Basso ce la presenta come una ragazza di vent’anni,
pessima in tutte le materie, irrequieta come una lucertola e più selvatica di un gatto di strada, ma sveglia come un furetto e graziosa come un capriolo
Anita è intrepida, ironica e avvenente e, soprattutto, consapevole della propria bellezza che impara presto, con intelligenza, a usare a proprio favore:
Lo sanno tutti che noi ragazze belle siamo delle oche senza cervello. Tanto vale imparare a farlo fruttare
Anita non ha in simpatia il regime fascista nascente, infatti
se c’è una cosa che proprio non sopporta, sono questi tizi che sbucano da tutte le parti per dirle in continuazione cosa deve fare, di cosa deve preoccuparsi, come deve vivere
dove per “tizi” si intendono i funzionari fascisti che si aggirano nei vari rioni della città.
La vita di Anita Bo sembra scorrere inesorabile verso il matrimonio e la maternità, esattamente come tutti quelli che la circondano si aspettano da lei.
Aiuta i genitori nella tabaccheria di famiglia ed è fidanzata con Corrado
che sarà bello ma a volte potrebbe essere più sveglio
un buon partito che si divide tra il lavoro nell’alimentari di famiglia e le discipline sportive praticate durante il sabato fascista.
Ma Anita “è uno spirito libero” e, sorprendendo per prima se stessa, quando Corrado le chiede di sposarlo risponde così:
penso che sarebbe giusto che prima di sposarti io provassi, almeno per qualche mese a lavorare
Mentre pronuncia queste parole non sa ancora quanto, da questo momento in poi, la sua vita sia destinata a cambiare direzione.
Riesce a farsi assumere come dattilografa da Muzio Monnè, editore di Saturnalia, una rivista che pubblica racconti gialli americani tradotti e le storie del commissario Bonomo, noiose come il suo protagonista ma piene di quella retorica e di quei “valori” che tanto sono graditi al regime fascista.
Sarà proprio l’incontro con quelli che diventeranno “i suoi amici di carta” e soprattutto con Sebastiano Satta Ascona, lo scrittore autore di Bonomo e socio di Monnè, a cambiare per sempre il corso della vita di Anita che, anche se

scopre in fretta che le mansioni di una donna assunta come dattilografa sono spesso le mansioni di una donna virgola, incidentalmente assunta come dattilografa
non si perde d’animo tirando fuori tutta la sua intraprendenza e il suo spirito pratico, tanto da riuscire a convincere Sebastiano a fare di Saturnalia uno strumento di denuncia dei soprusi e dei fatti di cronaca che non trovano giustizia nella realtà quotidiana.
Celandosi dietro la creazione di un personaggio fittizio, l’investigatore John Dorcas Smith, i due intraprendono un’attività investigativa parallela che serve a dare voce a chi voce non ha, perché, come ama ricordare sempre Anita a Sebastiano,
fintanto che viene raccontata una storia resta viva
In ogni libro della serie Anita e Sebastiano sono alle prese con un caso di cronaca destinato a rimanere insoluto, ogni storia affronta tematiche importanti e che fanno riflettere sulla condizione politica e sociale dell’epoca, con una particolare attenzione da parte della Basso alla ricostruzione storica.
I falsi eroi confezionati appositamente per la propaganda fascista e il tema della giustizia iniqua con i più deboli (Il morso della vipera), la condizione delle ragazze madri e il giudizio morale che la società di allora riservava a queste giovani donne in difficoltà (Il grido della rosa), l’ ambiente cinematografico, gli antichi fasti della Torino del cinema che si scontrano con la decadenza dell’epoca fascista (Una stella senza luce), il coraggio di un gruppo di giovani di associarsi in segreto, violando così i divieti imposti dal regime (La notte delle aquile) e infine l’ovra e il collaborazionismo, la lealtà, l’amicizia, il sacrificio personale (Una festa in nero).

Le vicende private della nostra protagonista e di Satta Ascona si intrecciano inevitabilmente agli accadimenti storici e vengono influenzate dai cambiamenti che avvengono nel tessuto sociale e politico dell’epoca, ogni storia vissuta aggiunge un tassello alla crescita del personaggio di Anita, fino ad arrivare alla sua completa maturazione.
Va ricordato che Anita non sarebbe Anita senza Clara, la sua amica del cuore, ex compagna di banco all’istituto di dattilografia, ma anche il suo esatto opposto,
brava in tutto, riservata, efficiente e, povera stella, brutta come un due novembre
Un’amicizia indissolubile nata grazie alla Professoressa Candida Fiorio, altro punto di riferimento fondamentale per la vita e la crescita della nostra Anita, una donna forte e autorevole, ricca di famiglia, dichiaratamente antifascista che si prodiga per le sue alunne ed ex alunne e presta opera di volontariato presso un istituto che accoglie ragazze madri.
Infine, Anita Bo non sarebbe Anita Bo senza Sebastiano, lo scrittore di Saturnalia che all’inizio, anche per via dei racconti sul commissario Bonomo, trova decisamente antipatico, come accade del resto nelle più classiche storie d’amore.
E già, perché anche il rapporto tra loro due è destinato, nonostante siano entrambi impegnati e fedeli ai loro compagni, a mutare ed evolversi nel corso dei cinque romanzi.
I sentimenti che li legano crescono storia dopo storia e nel quarto romanzo, Le aquile della notte, l’autrice si dedica in maniera particolare ad approfondire la relazione tra i due, facendo emergere gli aspetti più intimi e profondi delle personalità di entrambi.
La personalità di Anita sboccia definitivamente nel quinto e ultimo episodio della serie, Una festa in nero, dove, decidendo di scrollarsi da dosso
il lupo nascosto sotto il mantello
acquista la piena consapevolezza di sé, lottando per salvare sé stessa e le persone che ama, perché
a volte ci sono cose che uno, semplicemente, deve fare
Anita lascia un segno indelebile nei lettori che l’hanno seguita e amata nel corso di questi cinque romanzi.
Grazie alla scrittura brillante, vivace, ironica e fortemente empatica della sua creatrice, il personaggio acquista tridimensionalità, esce dalle pagine e diventa per tutti un’amica in carne ed ossa che, da adesso in poi, ci mancherà tantissimo.
Link d’acquisto
Il morso della vipera
Il grido della rosa
Una stella senza luce
Le aquile della notte
Una festa in nero

