Il sangue dei peccatori di S.A. Cosby

Il sangue dei peccatori, Salotto Giallo

Il sangue dei peccatori: la breve di… Katya

SINOSSI

Il sangue dei peccatori

Il Sud degli Stati Uniti è un luogo fondato su fatti di sangue e di oblio. Titus Crown, ex agente dell’FBI e primo sceriffo nero della contea di Charon, Virginia, ha sempre vissuto questa verità sulla sua pelle.

E a un anno esatto dalla nomina, in quella che tutti considerano una cittadina tranquilla, l’antica violenza riemerge: un insegnante di liceo viene ucciso con un colpo di fucile da un ex studente, Latrell Macdonald, subito abbattuto da un agente sui gradini della scuola.

Prima di morire, il giovane ha il tempo di urlare un’ultima frase: “Guardategli nel telefono”. Buona parte dei cittadini ha già condannato l’assassino, l’ennesimo nero sbandato che ammazza un uomo onesto, ma l’istinto suggerisce a Titus che quelle di Latrell non sono le farneticazioni di un pazzo.

Sul cellulare di quel professore amatissimo, lo sceriffo trova le foto di tre individui intenti a seviziare e uccidere adolescenti di colore. Due di loro, Latrell e il professore, sono morti, ma il terzo, che nelle foto indossa una maschera da lupo, gira ancora per le strade di Charon.

Mentre Titus e la sua squadra danno la caccia all’Ultimo Lupo, all’ombra delle statue dei generali confederati le tensioni tra suprematisti bianchi e comunità nera si infiammano, e Titus si trova stretto fra i suoi doveri di tutore della legge e le sue radici, accerchiato dai fantasmi di un passato senza redenzione.

Editore Rizzoli

Salottometro:

Dopo Deserto d’asfalto e Legittima vendetta, Cosby torna in libreria, pubblicato da Rizzoli, con Il sangue dei peccatori, un romanzo che ha come fulcro il razzismo, quello purtroppo ancora radicato in USA, una nazione tanto liberale quanto contraddittoria.

Siamo in Virginia.
Titus è il primo sceriffo nero eletto, e si ritrova a risolvere una serie di delitti efferati ai danni di alcuni ragazzini di colore.

Cosby è abbastanza crudo nella sua analisi sociale e non ha paura di dire le cose come stanno.

Seguiremo Titus durante tutta l’indagine e lo faremo con il cuore in gola; l’assassino lo ha preso di mira e gioca un match in cui la posta in gioco è la vita.

…c’erano fili invisibili che vibravano negli spazi liminali fra l’alba e i segreti, fra la diceria, le ombre e la menzogna. Fili che tenevano tutto insieme. Non dovevi far altro che raccapezzarti in quella matassa e sbrogliarla. Oppure tirare e strappare tutto.

Altra tematica affrontata all’interno del romanzo è il fanatismo religioso, che si collega direttamente al razzismo, volente o nolente.

Reverendo, se avesse visto le cose che ho visto io, si renderebbe conto che diavolo è solo il nome che diamo alle cose terribili che ci facciamo gli uni con gli altri.

Con la sua penna pulita e lineare, Cosby entra nel cuore delle persone ed è praticamente impossibile riuscire a smettere di leggere.

È anche un autore scomodo, che pone di fronte a una realtà che si vuole far finta di non vedere o che si dà per scontato non esista più, ma che cova sotto la cenere del perbenismo e dell’apparenza.

Un autore che non te la manda a dire… Se vi aspettate il politically correct lasciate perdere, Cosby non fa per voi.

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