Nell’ombra di Tracy Sierra

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

È notte, e una donna è sola in casa con i suoi due bambini mentre fuori c’è una bufera. Vivono in una grande casa isolata al limitare del bosco. Quando la donna sente uno strano rumore, cerca di convincersi che è normale, nelle vecchie case come la sua. Questo suono, però, le è familiare: sono dei passi, insolitamente pesanti e lenti, che salgono le scale. C’è qualcuno in casa. Ecco che la figura di un uomo appare in fondo al corridoio, avvolta nell’ombra.

Terrorizzata, la donna sveglia i figli e in silenzio li conduce verso la parte più antica della casa, un vano segreto nascosto dietro un camino. Stretti nel buio soffocante di quello spazio angusto, cercando disperatamente di non produrre il minimo rumore, madre e figli ascoltano con il cuore in gola gli spostamenti dell’intruso, i suoi movimenti sempre più frenetici e rumorosi, le minacce sibilate con una vocina volutamente alterata: sta cercando di attirare i bambini con delle promesse e di spaventare la madre affinché si arrenda.

Nell’oscurità opprimente, la donna lotta per mantenere la calma, per pianificare una strategia. Dovrebbe cercare un’arma o tentare la fuga? Poco dopo, però, lo intravede di nuovo. Quel volto. Quella voce. E subito capisce che la situazione è ancora più grave di quanto temesse, perché sa esattamente chi è e cosa vuole.

Possono tre centimetri di legno proteggere una madre e i suoi due figli dall’aggressione di un “mostro”? E quanto è spesso il confine tra normalità e pazzia?

Nell’ombra di Tracy Sierra si addentra in sentieri tanto oscuri quanto illuminanti.

Fate di tutto per ammansirmi, come una pecora. Dovrei mandare giù il boccone e adattarmi. No. Io trasgredisco. L’ho già fatto.

Nell’ombra è un thriller claustrofobico sin dalle primissime pagine. L’autrice sa bene che “giocare” all’interno delle mura domestiche è decisamente più angosciante che farlo in qualsiasi altro posto. È per questo che costruisce la sua architettura di tensione all’interno di una vecchia casa del New England.

Uno degli elementi più riusciti del romanzo è la duplice narrazione costante, giocata sul sottile confine tra dimensione interna e realtà oggettiva. Da un lato c’è l’incessante monologo interiore della protagonista: un flusso di coscienza agitato, frammentato dal trauma, dai ricordi di una vita segnata dal lutto, dalla colpa e dal giudizio altrui.

Dall’altro c’è la cruda tangibilità degli eventi: lo scricchiolio di una tavola di pino, il freddo pungente del sottoscala, la minaccia concreta di una presenza che cerca di stanarli.

Le parole dell’intruso, pagina dopo pagina, si mescolano ai pensieri disperati di una madre e trascinano il lettore in un incubo ad occhi aperti.

Questo contrasto crea una forte vertigine psicologica. Il lettore si trova costretto a distinguere tra ciò che appartiene all’angoscia della mente, gli incubi dei bambini sull’Uomo nell’Angolo, e ciò che invece sta accadendo davvero all’esterno dell’intercapedine. 

Non è un mostro … È un uomo.

E per certi versi vorresti che non fosse così. Vorresti davvero che i fantasmi e il male fossero annidati soltanto nel passato, nelle leggende o in vecchi edifici diroccati. Sarebbe tutto più rassicurante. E invece no: la minaccia ha contorni drammaticamente umani. A questo si aggiunge il peso delle fragilità, anch’esse umane, della malattia, del dolore e di chi affronta la sofferenza con distacco e freddezza.

Tracy Sierra

Tracy Sierra è nata e cresciuta tra le montagne del Colorado. È un’avvocata e attualmente vive nel New England in un’antica casa coloniale. Quando non scrive, trascorre il tempo con il marito e i due figli.

Nell’ombra di Tracy Sierra si rivela così un mix potente, adrenalinico e opprimente: un distillato di tensione pura e paura.

A volte non fare niente è la cosa più difficile. Ma altre volte è la cosa peggiore.

Godersi questo viaggio disturbante e claustrofobico è l’unica alternativa sensata se non ci si vuole fermare a ragionare su tutto quello che in realtà il testo nasconde. Leggere tra le righe richiede una buona dose di coraggio e fa decisamente più male rispetto alla trama thriller in sé. 

Forse il coraggio è solo resistenza. Forse il coraggio non esiste e si tratta semplicemente di sopravvivere.

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