Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Ottobre 1995. Dopo essere sopravvissuta a una scossa elettrica, la dodicenne Sandra Vento scopre che il suo olfatto è diventato incredibilmente potente, un dono difficile da gestire e che solo la nonna riesce ad aiutarla a comprendere. Vent’anni dopo, Sandra lavora nel mondo delle fragranze ed è a Torino per creare un nuovo profumo. Qui, ospite dell’amico restauratore Tommaso, entra in contatto con ambienti artistici e personaggi affascinanti e ambigui, tra cui la critica d’arte Vittoria Musso e suo marito, l’avvocato Ferraris.
Quando un uomo muore avvelenato durante una serata mondana, il mondo patinato dell’arte si incrina, svelando rivalità, gelosie e rancori mai sopiti. Un secondo delitto mette in allarme la città e l’indagine sembra avvitarsi in una rete di falsi d’autore, rituali enigmatici e figure che non sono ciò che sembrano. Sandra, guidata dal suo dono e da un’istintiva capacità di leggere ciò che gli altri non colgono, si ritrova coinvolta in un’indagine complessa, mentre un passato che molti credevano sepolto torna a reclamare attenzione.
In una Torino elegante e oscura, dove l’arte profuma di mistero e menzogne, Sandra dovrà affrontare ciò che più di tutto è in grado di fiutare: la verità.
2014
Flora Ferraris muore in un accidentale incendio nella sua baita
Oggi
L’ex marito di Flora muore assassinato
Con L’arte del delitto Letizia Triches costruisce un giallo particolare, dove arte, profumi, musica e psicologia finiscono per intrecciarsi in una storia dove nulla è esattamente come sembra.
A Torino, Sandra Vento arriva per motivi di lavoro. Ha una capacità decisamente non comune sviluppatasi dopo un incidente avuto da bambina.
In campagna era tutto più semplice, diretto. L’odore dei prati, degli animali, dell’acqua, delle piante, della nuda terra, era un flusso continuo, ininterrotto, senza brusche sterzate. L’esatto contrario del mondo in cui Sandra aveva scelto di vivere. In città c’era un alternarsi frenetico di migliaia di odori diversi, che aveva imparato a controllare, anche se a caro prezzo.
Il suo olfatto è diventato straordinariamente sensibile, tanto da permetterle di riconoscere e scomporre una fragranza nei suoi singoli elementi. Una dote che inizialmente sembra soltanto una singolare caratteristica della protagonista, ma che presto diventa uno degli strumenti attraverso cui leggere una vicenda sempre più complessa.
Sandra non è un’investigatrice, ma una musicista, lavora nel mondo dei profumi e osserva la realtà attraverso sensazioni che gli altri non riescono nemmeno a percepire.
Quando l’avvocato Eugenio Ferraris viene trovato morto nella sua abitazione, apparentemente vittima di un terribile avvelenamento, il suo naso diventa quasi una lente d’ingrandimento sulla scena del crimine.
«Lo credo anch’io. Teniamoli d’occhio, non vorrei che ci nascondessero qualcosa. I dilettanti a piede libero sono una mina vagante…»
Accanto a Sandra c’è Tommaso Marini, restauratore e amico fidato, mentre l’indagine ufficiale è affidata al commissario Giovanni Selci, appena tornato a Torino dopo dieci anni trascorsi alla Mobile di Roma.
Intorno ai protagonisti Triches costruisce una galleria di personaggi ambigui, ciascuno con qualcosa da nascondere.
Ci sono il mondo dell’arte e quello dei falsi, le amicizie nate molti anni prima, rapporti sentimentali complicati, interessi economici e una serie di segreti che sembrano moltiplicarsi ogni volta che gli investigatori credono di essere arrivati vicino alla soluzione.
L’omicidio studiato con precisione, niente sembra essere stato lasciato al caso e la scena del crimine offre pochissimi elementi utili.
Poi arrivano altri tasselli, una seconda morte, profumi che sembrano comparire nei luoghi sbagliati, un antico specchio, una mostra dedicata al falsario Bruno Beltrami e soprattutto una reinterpretazione dei Coniugi Arnolfini di Jan van Eyck, con quel celebre specchio rotondo capace di diventare un’immagine ricorrente e inquietante.
«Non amo gli specchi», ammette.
«Nemmeno io».
«Fa male non fidarsi di ciò che si vede»
«Lo so. Per me la vista è solo un punto di arrivo».
Sandra trattiene il respiro e Giovanni la incalza.
«Continua»
«Io funziono in un’altra maniera. Vuoi sapere come?»

Letizia Triches
Letizia Triches è un’autrice romana. Docente e storico dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». È autrice di vari racconti di genere giallo-noir. Con la raccolta Tris di quadri ha vinto la prima edizione (2010) del Premio Chiara, sezione inediti. Il suo romanzo Verde napoletano (Pendragon) è stato tra i semifinalisti del Premio Scerbanenco 2009.
Tra le altre sue opere, ricordiamo Giallo in Trastevere (Pendragon, 2010) e Il giallo di Ponte Vecchio. Un’indagine di Giuliano Neri (Newton Compton, 2014). Il suo racconto “Guardami morire” appare nell’antologia Delitti di Capodanno, sempre nel 2014 e sempre per Newton Compton.
Triches lavora molto bene sul tema dell’apparenza.
Nel romanzo quadri falsi possono sembrare autentici, identità possono essere costruite e ricostruite, le persone possono indossare maschere e persino un profumo può diventare una traccia capace di raccontare qualcosa che gli occhi non vedono. Sandra si muove continuamente in questa zona ambigua, dove ciò che percepisce non coincide con ciò che sembra.
La parte legata alla profumeria è probabilmente l’elemento più originale del romanzo.
La storia procede così attraverso piccoli particolari che hanno significato soltanto quando vengono messi nella giusta posizione. È una struttura che richiede al lettore un minimo di attenzione, perché le informazioni arrivano da più direzioni e alcuni personaggi sembrano avere sempre qualcosa da nascondere.
Finalmente un classico crimine vecchio stampo, in cui a dominare erano le passioni inconfessabili…
Il commissario Selci funziona bene come contrasto a Sandra. Lui usa metodo, esperienza e prudenza laddove lei utilizza intuizioni, memoria sensoriale e associazioni apparentemente imprevedibili.
Anche Torino ha la sua importanza. Le sue strade, i quartieri, i palazzi, i Murazzi, i locali musicali, le gallerie e le dimore signorili diventano parte di un percorso che accompagna l’indagine e, contemporaneamente, il cambiamento della protagonista.
Quando Sandra torna a Roma, Torino le resta addosso in maniera difficile da spiegare: non è nostalgia, ma la sensazione di essere uscita da quell’esperienza diversa da come vi era entrata.
Il finale lascia inoltre una porta socchiusa sul futuro di Sandra
e sul rapporto con Selci.
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