L’Antagonista di Luca Arnaù e Valentino Meynet

L'Antagonista Salotto Giallo

Il demone di Poveglia

Recensione di Emanuela Ferrara

A cura di Emanuela Ferrara

TRAMA

«Lui era tornato. La caccia era cominciata.»

Nella nebbia della laguna di Venezia, passato e presente si intrecciano: la melodia di un antico carillon risveglia un Male vecchio come il mondo e scatena un potere che la scienza non è in grado di spiegare. La musica diventa un’arma, la storia una trappola.

E nessuno è più al sicuro.

Da non leggere prima di andare a dormire.

Un male antico si risveglia nella laguna di Venezia, legando due epoche in un vortice di sangue e mistero. Nel 1525, un’indagine su un omicidio a Poveglia porta alla luce una setta occulta e un’oscura creatura demoniaca. Cinquecento anni dopo, la stessa ombra torna a colpire sull’isola, costringendo la polizia a sfidare ogni logica razionale. Tra indizi esoterici e segreti millenari, l’unica chiave per fermare la strage sembra nascosta nella melodia di un antico carillon. Un thriller storico dalle forti tinte gotiche, dove il passato ritorna per dare forma agli incubi più profondi.

La senti questa canzoncina tanto banale quanto inquietante? Probabilmente ti risuonerà in testa a lungo dopo aver letto L’Antagonista di Luca Arnaù e Valentino Meynet, un esperimento a quattro mani ben riuscito che mescola tensione, storia e sangue in maniera magistrale.

L’Antagonista non è solo la storia di un demone risvegliato dall’oscurità, ma un vero e proprio salto indietro nel tempo e nelle vicende d’Italia, tra arte e scienza. Pur mantenendo alta la tensione sulla creatura che emerge dalle tenebre per nutrirsi della paura umana — di fronte alla quale persino la morte perde ogni spiegazione razionale, perché se «aveva visto sicari, soldati, boia (…) là, invece, c’era qualcosa di diverso.

Non soltanto rabbia. Non soltanto crudeltà. Una fame cieca, antica, quasi animale» —, gli autori riescono a imbastire una sorta di trattato sulla medicina psichiatrica del Cinquecento, ponendo al centro della narrazione la celeberrima isola di Poveglia.

Ma non c’è solo la medicina: c’è anche l’arte. Il carillon, capace al contempo di fare innamorare o rischiare la follia, non è uno strumento nato per capriccio, bensì un omaggio poetico a Willaert e alla sua musica, oltre che un pretesto per parlare del folklore e della cultura italica.

Ed è proprio nell’eco di quelle filastrocche che il racconto spalanca un baratro inaspettato, ricordandoci verità inquietanti.

Il silenzio non salva, Morosin. Uccide.

Quelle rime infantili, apparentemente innocue e sussurrate per far addormentare o giocare i bambini, si trasformano qui in un gelido soffio sulla nuca, accompagnato dallo sciabordio dell’acqua della laguna.

Luca Arnaù e Valentino Meynet

Luca Arnaù, genovese di nascita e milanese d’adozione, è giornalista, sceneggiatore e scrittore. Per la televisione ha firmato la serie Italians (2021), e ha debuttato al cinema con la sceneggiatura del film La Banda del Buffardello e il manoscritto di Leonardo (2022). Autore di thriller storici, con Mursia ha pubblicato Vlad, il Figlio del Drago (2025).

Valentino Meynet è nato e vive in Val d’Aosta, dove alterna al lavoro in cucina la sua passione per la scrittura. Un giorno sì è trovato tra le mani una penna e alcuni fogli: invece di disegnare, si è messo a scrivere romanzi gialli e di avventura e non vuole smetterla.

C’è un brivido sottile nel realizzare come la cultura popolare abbia custodito per secoli, dietro ritmi ipnotici e strofe orecchiabili, una veridicità cupa e dimenticata: memorie di tragedie collettive, tabù inconfessabili e rituali dimenticati.

La filastrocca cessa di essere un gioco per farsi guscio d’ombra, un cifrario poetico e spaventoso in cui la spensieratezza della forma maschera un significato nascosto e ancestrale.

Ascoltarla davvero significa lasciarsi trascinare dove il confine tra fiaba e incubo svanisce, proprio lì dove il canto si fa presagio.

A sorreggere l’architettura de L’Antagonista è la costante dualità tra passato e presente, un ponte temporale lungo cinque secoli in cui la storia tende inevitabilmente a ripetersi. Dalle oscurità del 1525 guidate dall’avogador Adonai Contarini alle indagini del 2025 condotte dall’ispettore Riccardo Tersiveri, gli autori intrecciano sapientemente le epoche, sfruttando anche la ricchezza dei dialetti e delle sfumature idiomatiche.

Il veneziano rinascimentale si alterna così al genovese scanzonato e viscerale del poliziotto moderno, donando corpo, autenticità e tridimensionalità ai protagonisti mentre si muovono tra le nebbie di Venezia.

Un percorso ipnotico che lascia il lettore smarrito di fronte al potere supremo della composizione, laddove suono e destino finiscono per coincidere:

Con la giusta nota, anche il marmo diventa polvere. Perché la musica, avogador, è il collante dell’universo. Tiene insieme le stelle, governa i mari, accende i cuori. E chi conosce la melodia proibita, comanda anche sul mondo invisibile.

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