Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Incaricato di proteggere un’isola solo apparentemente lontana dai mali della terraferma, il detective Stilwell avverte che una minaccia incombe su Catalina Island. Seguendo la soffiata di un informatore, osserva un aereo atterrare nel cuore della notte su una pista isolata tra le montagne. Stilwell e i suoi intervengono ma l’operazione degenera e il detective viene sospeso. Determinato a scoprire chi abbia portato violenza mortale sulla sua isola, Stilwell avvia di nascosto un’indagine personale.
Costretto a restare negli uffici dello sceriffo, trova tra gli oggetti smarriti uno zaino mai reclamato: appartiene a una donna scomparsa durante un’escursione quattro anni prima. Ma perché è stato consegnato solo da due mesi? La pista lo porta a incrociare la detective Renée Ballard, che a Los Angeles si occupa di casi irrisolti. Lavorando dalle due rive opposte, i due capiscono presto di essere sulle tracce di un criminale che si diverte a sfidare le autorità.
Stilwell, escluso dall’investigazione sulla sua stessa isola, rischia una già precaria posizione pur di seguire un caso dalla portata molto più ampia di quanto avesse immaginato. Avvincente e teso, Falsa pista prosegue la serie ambientata a Catalina Island con la consueta forza narrativa di Michael Connelly.
Con Falsa pista, Michael Connelly torna a Catalina Island e al detective Stilwell per la sua seconda indagine, costruendo un romanzo che amplia il mondo nato con il primo libro e, soprattutto, mette il protagonista in contatto con una delle figure più riconoscibili dell’universo connellyano: Renée Ballard.
La struttura narrativa procede su più livelli e Connelly alterna con naturalezza l’indagine personale di Stilwell alle vicende che coinvolgono Ballard e la sua squadra.
Però Still dovrebbe essere “in congedo” e, in teoria, dovrebbe rimanere in ufficio; chi ha letto il primo libro a lui dedicato sa bene, però, che è piuttosto difficile che la cosa vada davvero così.
Stilwell continua a investigare, ma non lo fa per il gusto di giocare al poliziotto ribelle.
Dietro la sua ostinazione ci sono il senso di responsabilità nei confronti dei suoi uomini, il bisogno di capire cosa sia realmente accaduto e quella difficoltà, molto connellyana, nel lasciare un caso quando qualcosa continua a non tornare.
Catalina Island è ancora una volta protagonista.
L’isola, con la sua distanza dalla terraferma, i suoi ritmi particolari, i collegamenti con Los Angeles e quella sensazione di comunità relativamente chiusa, condiziona il modo in cui Still lavora e persino il modo in cui vede il proprio ruolo.
Quando l’indagine lo porta dall’altra parte dell’acqua, il contrasto con Los Angeles è evidente. Eppure le due realtà finiscono per essere molto più collegate di quanto il detective avrebbe potuto immaginare.
Stilwell lo si conosce attraverso le sue decisioni, le sue esitazioni e la maniera quasi ostinata con cui continua a seguire intuizioni che agli altri sembrano poco solide.
È un protagonista ancora in fase di definizione, e proprio per questo il secondo romanzo permette di conoscerlo meglio rispetto al primo.
Il rapporto con Tash, il senso di appartenenza a Catalina, la lealtà verso i suoi uomini sono elementi che contribuiscono a delinearne meglio il personaggio.
Anche Ballard ha il suo spazio, il suo modo di lavorare e soprattutto una squadra che porta con sé dinamiche già consolidate, ben note a chi ha letto la serie dedicata a lei.
L’interazione con Stilwell è bella proprio perché nessuno dei due viene messo in ombra dall’altro. Sono due percorsi investigativi che procedono in parallelo e che, passo dopo passo, si incastrano.
E poi arriva Bosch. Ora, qui dobbiamo fare una piccola parentesi personale, perché nella recensione del primo Stilwell avevamo lasciato, diciamo così, una richiesta all’autore: prima o poi sarebbe stato interessante vedere questo nuovo detective incontrare Harry Bosch.

Michael Connelly
Con oltre 92 milioni di copie vendute nel mondo, e traduzioni in più di 40 paesi, è uno dei maggiori autori di thriller di sempre. Dai suoi romanzi sono tratti numerosi film e tre serie TV di grande successo: Bosh, Avvocato di difesa e Ballard.
L’ultimo thriller pubblicato da Piemme è Nessuna via d’uscita.Falsa pista è la seconda indagine del detective Stilwell.
Connelly deve aver preso nota. O forse no, naturalmente, ma ci piace pensarlo.
«Come si chiama il vecchio?»
«Harry Bosh.»
Il vero incontro non arriva esattamente nel modo in cui un lettore potrebbe averlo immaginato, ma Bosch entra comunque nella storia e Stilwell finisce per avere a che fare con lui… anche se, tecnicamente, a distanza.
Diciamo che il desiderio è stato esaudito con la prudenza di chi non vuole concedere troppo. E visto il risultato, per questa volta possiamo anche accontentarci.
«Bene, Harry Bosh» disse ad alta voce. «Vediamo se funziona.»
Il romanzo mantiene il registro asciutto e molto visivo tipico di Connelly, con dialoghi funzionali, attenzione alle procedure investigative e una tensione che cresce più attraverso l’accumulo degli elementi che attraverso continui colpi di scena.
Il titolo, Falsa pista, naturalmente, gioca con la possibilità che ciò che sembra una direzione sicura conduca invece altrove.
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