Il silenzio del lago di Claudio Bertolotti

Il silenzio del lago Salotto Giallo

Recensione di Francesca Pica

TRAMA

Quando sua sorella viene trovata morta nelle acque del lago, Laura non crede neanche per un istante che sia stato un incidente o un suicidio. La sua indagine rivelerà una serie di delitti insabbiati troppo a lungo. Laura Mariani sa che il lago vicino al quale è cresciuta può uccidere. Ma non avrebbe mai immaginato che si sarebbe preso sua sorella. Sofia però non è morta per un incidente: Laura è convinta che sia stata uccisa.

Divisa tra il senso di colpa per non essere riuscita a proteggere la sorella e la sensazione che qualcuno stia cercando di insabbiare una serie di omicidi di giovani donne, Laura comincia a indagare una serie di morti misteriose che hanno molto in comune con quella di Sofia. L’assassino però può contare su una rete di protezione molto ampia. E ci vorrà tutta l’abilità di Laura per districarsi tra segreti e vecchi privilegi

Sofia Mariani si fermò sul pontile del Club Velico Lario, lasciando che la brezza le scompigliasse i capelli biondi. Dietro di lei, le voci della gente si dissolvevano nella sera. Davanti, solo l’acqua. Calma. Perfetta. Troppo immobile.

Ci sono romanzi in cui l’ambientazione non è semplicemente il luogo in cui si svolge la storia, ma diventa parte integrante della narrazione. Il silenzio del lago di Bertolotti appartiene sicuramente a questa categoria.

Il lago, con i suoi silenzi, le sue ombre e l’atmosfera sospesa, contribuisce alla costruzione della tensione e accompagna la narrazione con una presenza costante. Il paesaggio non rappresenta quindi un semplice sfondo, ma diventa parte integrante della vicenda. Bertolotti riesce a trasformare Como e il suo celeberrimo lago in una presenza quasi tangibile, capace di alimentare inquietudine e curiosità pagina dopo pagina.

Il lago non rispose. Non lo faceva mai. Ma Laura sapeva che la risposta era là fuori.

Al centro della storia si trova la vicecommissaria Laura Mariani,  che non si limita a seguire il mistero, ma ne diventa il principale motore. La sua ricerca della verità nasce da un bisogno profondo di giustizia, che con il procedere della vicenda assume quasi i contorni di un’ossessione.

Ogni elemento irrisolto diventa un motivo per andare oltre le apparenze, superare i silenzi e mettere in discussione ciò che sembra già stabilito.

Questa determinazione la rende un personaggio particolarmente incisivo, ma ne evidenzia anche la fragilità: la ricerca della verità ha un prezzo e finisce per coinvolgere inevitabilmente la sfera personale ed emotiva.

Il percorso della protagonista permette così di spostare il centro della narrazione dal semplice desiderio di risolvere un mistero alla necessità di restituire dignità e voce a chi non può più parlare. La verità assume il significato di un atto di fedeltà verso le vittime, quasi una forma di responsabilità nei confronti di chi non ha più la possibilità di raccontare la propria versione dei fatti. In questa prospettiva, la sua ostinazione non rappresenta soltanto il desiderio di arrivare alla soluzione del caso, ma diventa la volontà di impedire che il silenzio cancelli ciò che è accaduto.

Attraverso Laura, Bertolotti riesce inoltre a inserire nella trama una riflessione sui legami familiari, sulla protezione e sulla violenza sulle donne. La dimensione investigativa si intreccia con quella più umana e porta in primo piano le conseguenze che paura, violenza e silenzi possono lasciare sulle persone e sulle loro relazioni.

La protagonista diventa quindi il punto di incontro tra il mistero e la componente emotiva del romanzo: mentre cerca risposte, porta alla luce anche ferite, responsabilità e dinamiche familiari che non possono essere ignorate.

Il suo percorso assume così un valore che supera la semplice funzione narrativa. La ricerca della verità diventa una forma di giustizia, ma anche un modo per preservare la memoria di chi non può più difendersi. Ed è proprio in questa tensione tra il bisogno di conoscere la verità e il peso delle conseguenze che emerge la parte più interessante del personaggio.

La verità non esiste, signora. Esistono solo versioni. E alcune versioni sono più pericolose di altre.

Particolarmente significativo risulta il tema della famiglia come luogo di protezione, ma anche come realtà complessa, fatta di legami, responsabilità, invidie e scelte difficili.  I legami familiari assumono un peso importante all’interno della vicenda e pongono interrogativi sulla capacità di difendere le persone amate, sulle conseguenze delle scelte compiute in loro nome e sul confine tra protezione e silenzio.

Quanto siamo disposti a fare per difendere chi amiamo?
E fino a che punto il desiderio di proteggere può condizionare le nostre decisioni?

A questo si affianca il tema, ancora più delicato, della violenza sulle donne.

Claudio Bertolotti

Claudio Bertolotti è nato a Erba nel 1983. Dopo gli studi in Giurisprudenza ha intrapreso la carriera imprenditoriale, senza mai abbandonare la passione per la scrittura e la ricerca storica. Autore di romanzi thriller, gotici e mystery, affianca alla narrativa la divulgazione storica e il true crime, con particolare interesse per la storia dell’antica Roma, la Londra vittoriana, la criminologia e la psicologia criminale.

È autore della saga L’Archivio Blackwood, della collana per ragazzi Piccoli Incubi, del saggio Ed Gein – L’orrore della mente umana e di numerosi altri progetti editoriali che spaziano dalla narrativa alla saggistica.

Bertolotti non lo utilizza semplicemente come elemento narrativo, ma riesce a portarlo all’attenzione del lettore, attraverso le esperienze dei personaggi e le conseguenze della violenza offre spunti di riflessione sulla paura, sul controllo, sulla difficoltà di riconoscere determinate situazioni e sull’importanza della rete di protezione che può nascere all’interno della famiglia.

Proprio attraverso la vicenda narrata, il romanzo porta l’attenzione su problematiche presenti nella società contemporanea e stimola una riflessione che va oltre la dimensione del mistero. La tensione narrativa diventa così anche uno strumento per affrontare argomenti complessi e dolorosi, mantenendo il lettore coinvolto nella storia.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del romanzo: dietro il mistero e la tensione c’è la possibilità di fermarsi a riflettere su una realtà che, purtroppo, continua a essere drammaticamente presente nella nostra società.

Ed è qui che il romanzo acquista un valore ulteriore. Bertolotti riesce a parlare di temi così attuali senza trasformare la storia in una semplice denuncia, ma inserendoli organicamente nelle vicende dei personaggi.

Il lettore viene portato a interrogarsi, a chiedersi cosa significhi davvero proteggere qualcuno, quanto sia difficile riconoscere certe forme di violenza e quanto profonde possano essere le ferite lasciate da ciò che accade. Sul piano narrativo, il ritmo rappresenta uno degli aspetti più riusciti. La narrazione procede con buona fluidità, alternando momenti più introspettivi a passaggi di maggiore tensione.

La curiosità rimane viva e la costruzione dell’atmosfera contribuisce a mantenere alta l’attenzione.

Rispetto alla saga di Blackwood, tuttavia, emerge una minore verve. La storia possiede gli elementi necessari per costruire tensione e coinvolgimento, ma manca in alcuni passaggi quella particolare energia narrativa e quell’imprevedibilità che avevano caratterizzato maggiormente la saga precedente.

Un altro elemento che incide sulla scorrevolezza riguarda la presenza di alcune ripetizioni.

Sensazioni, descrizioni e concetti già espressi vengono talvolta ribaditi, soprattutto in relazione all’atmosfera e agli stati d’animo della protagonista. Una maggiore sintesi avrebbe reso alcuni passaggi più incisivi e avrebbe valorizzato ulteriormente il ritmo del romanzo. Il silenzio del lago è una lettura che conquista soprattutto per l’atmosfera, per il ritmo e per la capacità di affrontare temi delicati e profondamente attuali.

La storia lascia spazio a diverse riflessioni e porta il lettore a interrogarsi sul significato della protezione, sui legami familiari e sulle conseguenze della violenza.

Il romanzo avrebbe forse beneficiato di qualche ripetizione in meno e di una dose maggiore di quell’energia e imprevedibilità che caratterizzavano la saga di Blackwood. Resta comunque capace di andare oltre il semplice mistero e di lasciare al lettore qualcosa su cui riflettere anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Salottometro:

3,5
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