Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
«Le piacciono le storie di fantasmi, vero?»
In un caffè di Jinbocho, a Tokyo, un autore di horror e mystery e un redattore in erba, accomunati dalla passione per storie inspiegabili e case infestate, si trovano per condividere alcuni racconti. All’inizio sono solo due. Poi si aggiungono altri frammenti: diari, resoconti, leggende, voci da tempi e luoghi diversi.
Una bambina parla con una presenza annidata nelle pareti della sua nuova casa; un ragazzino, inseguito nel bosco da un essere spaventoso, trova rifugio in una villa deserta; in un condominio quasi vuoto, uno studente è tormentato da rumori sinistri sul tetto; una casa divenuta luogo di culto promette miracoli e trascina una famiglia nell’orrore; un’antica leggenda racconta di una ragazza temuta per le sue profezie e rinchiusa in una prigione domestica.
Più i due uomini tornano su quei racconti, più qualcosa non quadra. Le stesse immagini riaffiorano, le case sembrano deformarsi secondo una logica impossibile e rumori inspiegabili riecheggiano da una vicenda all’altra con sempre più insistenza.
A poco a poco, quella che sembrava una sfida tra appassionati di fantasmi assume una piega diversa. Se una storia ne richiama un’altra, se le somiglianze diventano troppo insistenti per essere semplici coincidenze, è ancora solo un gioco? E quando anche fuori dalle pagine si sentono gli stessi strani rumori, non è più così chiaro dove finisca la storia e dove cominci la realtà.
Ci sono case in cui si vive, case che si abbandonano e case che sembrano ricordare.
È da questa inquietante possibilità che Shinzō Mitsuda costruisce Ogni casa nasconde un segreto, un mystery originale e decisamente particolare, capace di trasformare un tema apparentemente classico come quello delle case infestate in un gioco narrativo fatto di coincidenze, testimonianze e misteri che si richiamano tra loro.
Un autore di horror e mystery incontra in un caffè di Tokyo un giovane redattore, Shūzō Mimasaka, appassionato di storie di fantasmi. I due cominciano a incontrarsi regolarmente per parlare di libri e raccontarsi vicende soprannaturali, fino a trasformare quelle conversazioni in una sorta di circolo privato dedicato all’orrore. Poi Mimasaka porta all’attenzione dello scrittore alcune testimonianze che hanno qualcosa di strano: appartengono a persone diverse, sono ambientate in periodi differenti e apparentemente non hanno alcun legame, eppure presentano elementi fin troppo simili.
Sa, io raccolgo storie di fantasmi fin dai tempi delle superiori. Leggendo il suo Occhio cremisi, e in particolare Quattro storie di fantasmi e misteri, ho scoperto che anche lei, quando faceva il redattore nel Kansai, aveva la stessa passione. Realizzare che avevamo lo stesso hobby mi ha reso molto felice.
Cinque storie, cinque case, cinque testimonianze che arrivano sotto forma di diari, manoscritti e resoconti.
Una bambina che sembra comunicare con una presenza nascosta nelle pareti, un ragazzo che trova rifugio in una villa deserta, uno studente alle prese con rumori inspiegabili nel proprio appartamento, una famiglia coinvolta in una vicenda dai risvolti inquietanti e infine la storia di una ragazza considerata folle e segregata dalla propria famiglia. Racconti diversi per epoca e protagonisti, ma attraversati da una serie di dettagli ricorrenti che lentamente cominciano a comporre un disegno.
Mitsuda ha scelto una strada difficile, perché una narrazione composta da tante storie potrebbe facilmente spezzare il ritmo di un romanzo.
Qui accade l’opposto. Ogni episodio aggiunge un tassello e, soprattutto, modifica il significato di ciò che abbiamo letto prima. Quando sembra di aver capito la natura di una vicenda, arriva un particolare che costringe a riconsiderarla. Quando una storia pare conclusa, qualcosa la riporta in superficie attraverso quella successiva.
Senza contare che non si vede l’ora di leggerle. Quando finisce una storia si vuole subito cominciarne un’altra per scoprire cosa c’è di nuovo.
Il risultato è una lettura che richiede attenzione e che premia proprio chi ama cercare gli indizi.
I rumori sono un esempio perfetto: ritornano da una storia all’altra, cambiano contesto ma conservano qualcosa di familiare. Provengono dalle pareti, dagli angoli bui, da stanze inaccessibili o da abitazioni vicine, creando una continuità sotterranea che diventa sempre più difficile ignorare. E più i protagonisti cercano una spiegazione razionale, più il mistero sembra allargarsi.
Anche quella notte era trascorsa tranquilla, e stavo ormai per addormentarmi. Poi…
Cii, cii, gnic, gnic…
Di nuovo i rumori dal 205. Di colpo ero completamente sveglio. E anche piuttosto infastidito.
Il lettore si trova così nella stessa posizione dei due uomini che cercano di mettere ordine nelle testimonianze: osservare, confrontare, formulare ipotesi e poi scoprire che ogni risposta apre una domanda ancora più inquietante.

Shinzō Mitsuda
Shinzō Mitsuda (1962) è uno dei principali autori giapponesi contemporanei di mystery e horror. Ex editor, è noto per romanzi che intrecciano indagine e soprannaturale in strutture a incastro di grande precisione. Ha vinto lo Honkaku Mystery Award.
Mitsuda costruisce una vera e propria indagine letteraria.
Le testimonianze devono essere interpretate, i dettagli messi a confronto e le incongruenze analizzate. Il libro si presenta come una raccolta di materiali recuperati e rielaborati, con tanto di riferimenti a manoscritti, trascrizioni e fonti. È un espediente che rende ancora più sottile il confine tra ciò che è inventato e ciò che potrebbe essere realmente accaduto.
C’è però da tenere presente anche una cosa…
Nel romanzo ci sono elementi culturali che possono avere un peso diverso per chi conosce o meno il contesto giapponese: il rapporto con la casa e gli spazi domestici, alcune tradizioni familiari, il modo di intendere la follia e la segregazione, i riferimenti religiosi, le superstizioni, le modalità con cui vengono tramandate le testimonianze e persino la particolare familiarità giapponese con il tema degli immobili stigmatizzati.
Quest’ultimo elemento, per esempio, viene richiamato alla fine del libro attraverso un paragrafo dedicato alle abitazioni in cui sono avvenuti omicidi, suicidi o altri eventi tragici.
Per non parlare poi del fatto che il lettore italiano potrebbe non avere gli stessi riferimenti per cogliere immediatamente alcune atmosfere.
Non significa che il romanzo sia difficile da capire, perché Mitsuda costruisce comunque i collegamenti necessari alla storia, ma alcune situazioni possono risultare più lontane, più strane o meno istintivamente inquietanti rispetto a quanto accadrebbe a un lettore giapponese.
Le case, le tradizioni, il modo di tramandare le testimonianze e persino alcune forme di superstizione arrivano da un immaginario diverso dal nostro e finiscono per rendere l’inquietudine meno prevedibile.
Mitsuda non cerca di adattare il soprannaturale a una sensibilità occidentale ma fa si che sia il lettore ad avvicinarsi al suo mondo, imparando poco alla volta a riconoscerne regole, simboli e paure.
Ogni casa nasconde un segreto è una lettura consigliata soprattutto a chi cerca un mistery diverso dal solito, costruito più sull’atmosfera, sull’ambiguità e sulla capacità di insinuare il dubbio che sugli effetti spettacolari, ma con un crescente senso d’inquietudine tant’è che dopo aver letto questo libro, probabilmente guarderete le pareti di casa vostra con un’attenzione leggermente diversa.
Soprattutto quando, nel silenzio della notte, sentirete arrivare un rumore che non sapete spiegare.
Inoltre, cari lettori, un’avvertenza: mentre vi immergerete in queste storie, potrebbe accadere che intorno a voi si verifichino eventi analoghi a quelli raccontati. Non intendo spaventarvi, solo prepararvi in anticipo.
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