Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
Un invito anonimo. Una lapide con il suo nome. Un passato che non vuole restare sepolto.
Un thriller ad alta tensione che non lascia scampo
Qualcuno le ha rubato il nome.
Ora quel qualcuno e morto. E lei potrebbe essere la prossima. Durante un funerale una donna scopre che il nome inciso sulla lapide è identico al suo: Alice Anderson. Un’identità che lei ha abbandonato anni prima e che credeva sepolta insieme al suo passato. Un invito anonimo l’ha condotta lì, tra estranei che sembrano studiarla con troppa attenzione. Qualcuno conosce la verità che ha cercato di nascondere.
Qualcuno ha usato il suo nome. E ora quella persona è morta. Mentre cerca di capire chi abbia orchestrato quella messa in scena inquietante, Alice si rende conto che ogni volto può nascondere una minaccia e che la trappola potrebbe essersi già chiusa attorno a lei. Per sopravvivere dovrà proteggere il suo segreto a qualunque costo prima che il passato la raggiunga definitivamente.
L’incipit de Il funerale, edito originariamente da Bookouture e portato in Italia da Newton Compton Editori, richiede al lettore una notevole sospensione dell’incredulità.
Viene subito da chiedersi come si possa essere così ingenui da aprire una mail senza mittente e, soprattutto, seguirne ciecamente le istruzioni. La protagonista, Alice o Donna che dir si voglia, si presenta a un rito funebre, legge la targa sulla bara e scopre che il nome inciso è il suo: quello reale, non l’identità fittizia adottata per sfuggire agli usurai.
Possibile che il mio passato sia sulle mie tracce?
Come se non bastasse, la donna decide di seguire, accettando un passaggio, il datore di lavoro della defunta. È un modo bizzarro di presentare la storia, ma se si riesce a superare questo scoglio iniziale di verosimiglianza, il ritmo narrativo finisce per catturare l’attenzione.
Il funerale si muove infatti nei territori del thriller psicologico, cercando continuamente di spiazzare il lettore.
L’innesco della tensione e le assurde coincidenze che guidano la trama sono ben riassunti dalle riflessioni della protagonista stessa:
Durante una veglia funebre, conosco un tizio, facciamo quattro chiacchiere e lui finisce per propormi di lavorare per il mio peggior incubo, per l’uomo che negli ultimi tre anni ho tenuto a debita distanza. Com’è possibile che nel verdeggiante Cheshire, uno sconosciuto mi porga il biglietto da visita di una persona che conosco e vive a chilometri di distanza da qui? Non si tratta certo di una coincidenza, poco ma sicuro.
Chi è avvezzo al genere, tuttavia, potrebbe desiderare una struttura più solida. La tensione in un thriller funziona davvero quando le situazioni, pur estreme, mantengono un ancoraggio logico alla realtà. Il punto debole del romanzo risiede proprio nelle azioni della protagonista: difficilmente una persona in fuga compirebbe anche solo una delle scelte azzardate che prende lei nel corso della storia.

Helen H. Durrant
Helen H. Durrant ha sempre sognato di scrivere romanzi gialli ma fino al pensionamento, quando ha lasciato il suo lavoro a tempo pieno in un istituto di istruzione superiore locale, ha dovuto accantonare il progetto. Una volta in pensione, non ha avuto più scuse. Ora scrive a tempo pieno.
È sposata da tantissimo tempo, ha due figlie adulte, cinque nipoti e un pronipote. Quando non scrive, Helen ama trascorrere il tempo con loro.
Va comunque riconosciuto alla Durrant il merito di aver tratteggiato con efficacia i personaggi secondari.
La famiglia al centro del mistero risulta folle e disarmante al punto giusto, creando un’atmosfera tossica e inquietante. Al contrario, si avverte la mancanza di un approfondimento maggiore sulle origini e sul background di Alice, un elemento che avrebbe dato più spessore al suo rapporto irrisolto con le proprie radici.
Il passato è passato, inaccessibile, e nessun miracolo potrà mai riportarlo indietro.
Tirando le somme, Il funerale è un libro d’evasione che, al netto di qualche evidente forzatura logica, si rivela una lettura scorrevole, perfetta per accompagnare qualche pomeriggio spensierato all’insegna della suspense.
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