Recensione di Sharon Lattanzi
TRAMA
“Questa famiglia raggiungerà la pace e la serenità solo quando il diavolo sarà schiacciato. Non fidarti di chi ti è più vicino, non è mai quello che sembra.” A trovare il sinistro messaggio nascosto dietro un quadro è la baronessa Giacinta Luce Di Gregorio. Nell’isolamento della sua villa immersa tra le colline di Caltagirone, la donna sta cercando di superare una serie di lutti che l’hanno colpita di recente, e adesso ecco queste parole velenose.
Chi le ha scritte? Chi è il diavolo da eliminare? E cosa significa la sequenza alfanumerica in greco antico che le accompagna? È una minaccia travestita da maledizione? Per venirne a capo, la baronessa si rivolge a Bea Navarra, grafologa forense abituata a leggere la verità nelle tracce lasciate dalla scrittura. Ma l’analisi delle lettere e dei numeri dietro il quadro, e dell’inchiostro molto particolare usato per tracciarli, non basta: bisogna ricostruire l’albero genealogico della baronessa partendo proprio dalle scritture dei suoi membri perché “la carta non dimentica”.
Giacinta però sembra restia a concedere documenti e informazioni. Insieme all’amico giornalista Domenico Grimaldi, a Erina, l’amica affilata e irresistibile, e grazie a una dritta di suo figlio Teo, studioso di astrofisica e buon conoscitore del deep web, Bea finisce per trovarsi al centro di una rete di menzogne che intreccia passato e presente, sangue e denaro, amore e vendetta. Analizzando ogni grafia, ogni firma, ogni carta, Bea cerca di ricostruire una sorta di mappa familiare fatta di testamenti falsi, morti sospette e segreti troppo a lungo custoditi.
Nunzia Scalzo, con Il ragno nella tela. Le indagini della grafologa Bea Navarra, porta nelle librerie un misterioso e intrigante giallo.
Ciò che colpisce maggiormente è la scelta dell’autrice di creare una protagonista con un lavoro così particolare e, se si riflette, tanto utile. Bea Navarra è un personaggio ben costruito, che mette in risalto come Nunzia Scalzo l’abbia concepita non tanto come fittizia, ma come una vera e propria “persona”.
Bea è, in primis, una madre devota, ma al tempo stesso un’instancabile grafologa forense, pronta a far luce su un mistero che metterebbe in difficoltà anche il miglior detective. Infatti, quando la baronessa Giacinta le pone sul tavolo un contorto mistero, Bea non si tira indietro.
L’analisi grafologica non è un’attività che si vede spesso nei libri gialli, così come nei libri in generale, ma Nunzia Scalzo sa come instillare nel lettore la curiosità verso questa professione fuori dal comune.

Nunzia Scalzo
Nunzia Scalzo è grafologa forense e giornalista. Nata per caso in Germania da genitori siciliani, dopo i primi anni torna in Sicilia, dove vive e lavora. Si laurea in Filosofia all’università di Catania, poi si perfeziona in Filosofia del linguaggio.
La sua prima grande passione è quella per il giornalismo e la scrittura: è direttrice editoriale del settimanale regionale “I Vespri” e collaboratrice delle pagine culturali del quotidiano “la Repubblica”, edizione di Palermo. Contemporaneamente matura l’altra grande passione, quella per la grafologia forense: dal 2003 è iscritta al Tribunale di Catania e ha lavorato a migliaia di casi. La regola dell’ortica (Feltrinelli, 2025) è il suo primo romanzo.
L’attenzione al dettaglio e la determinazione di Bea lo portano all’interno di una storia dai risvolti inaspettati. Il mistero che avvolge la scritta dietro al quadro, centro dell’indagine della protagonista, non è di semplice interpretazione e spinge il lettore a indagare insieme a lei.
Bisogna, però, sottolineare un aspetto importante: Il ragno nella tela è un giallo particolare, privo di azione e, a tratti, minuzioso.
Non ci sono colpi di scena buttati qua e là, né il detective pronto a svelare, di punto in bianco, l’assassino, ma uno studio approfondito e spesso silenzioso di un caso.
Questo aspetto potrebbe risultare molto strano agli occhi di chi è abituato a leggere i gialli classici. L’assenza dell’azione può trasformare la lettura in un lento susseguirsi di fatti senza adrenalina e annoiare, forse, chi cerca la suspense. Nonostante questo, però, il lettore non rimarrà deluso dal colpo di scena finale, capace di ribaltare tutte le sue convinzioni.
Nunzia Scalzo ha azzardato una nuova frontiera del giallo, mettendo sul piatto della bilancia un genere dalle regole molto rigide e andando a scardinarne gli stereotipi.
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