Recensione di Samuela Moro
TRAMA
Un treno. Nessuna fermata. Un gioco in bilico tra vendetta e sopravvivenza. Tredici ore per fare i conti con la verità. Nel 1954, Anna Matheson sale a bordo di un lussuoso treno no-stop notturno diretto a Chicago che lei stessa ha noleggiato, con una lista ristretta di nomi e un cuore indurito dal dolore. Dodici anni prima, nel pieno della Seconda guerra mondiale, sei persone hanno distrutto la sua famiglia.
Ora, sotto falsa identità, ha orchestrato una riunione agghiacciante con lo scopo di intrappolare a bordo i responsabili. Il suo piano è chiaro: affrontare i fantasmi del passato, portare alla luce verità sepolte da tempo e assicurarsi che la giustizia la attenda alla fine del viaggio. Ma quando uno dei passeggeri viene trovato assassinato prima dell’alba, scopre di non essere l’unica a nascondere segreti o a cercare vendetta.
Mentre il treno sfreccia nella notte gelida, Anna deve districarsi tra strati di inganni, e scendere a patti con il costo della vendetta, ritrovandosi a proteggere proprio coloro che aveva già condannato. Perché qualcuno a bordo è determinato a impedire che nessuno di loro – Anna compresa – raggiunga vivo l’unica fermata.
Un treno che non fa scalo. Sei nomi su una lista. Tredici ore per arrivare alla resa dei conti.
Assassinio sul Phoenix Express, l’ultimo romanzo di Riley Sager tradotto in italiano da Laura Mastroddi per Timecrime Fanucci, mette in scena fin dalle prime pagine questo congegno semplice e implacabile: siamo nel 1954, e sotto falsa identità Anna Matheson sale su un treno notturno di lusso, noleggiato da lei stessa, per affrontare le sei persone che dodici anni prima, durante la Seconda guerra mondiale, hanno distrutto la sua famiglia.
Ma quando uno dei passeggeri viene trovato assassinato prima dell’alba, la donna scopre di non essere l’unica, a bordo, a nutrire segreti e sete di vendetta.
Sager sfrutta questo meccanismo con mestiere, costruendo un thriller ferroviario che gioca apertamente le carte del giallo classico, senza però limitarsi a un semplice omaggio.
L’ambientazione chiusa e in movimento — un treno lanciato nella notte, senza possibilità di fuga — richiama inevitabilmente Assassinio sull’Orient Express ma anche Dieci piccoli indiani, e i rimandi ai due classici sono frequenti e dichiarati, tanto nella struttura narrativa quanto nella cornice.
Sager riprende quei modelli con l’evidente volontà di rendere omaggio ai maestri del genere, arrivando in alcuni punti anche a smussarne o rafforzarne gli snodi cruciali. Il risultato è un’operazione che riesce a essere insieme riconoscibile e piacevole da seguire, senza risultare stereotipata.
Al centro di Assassinio sul Phoenix Express c’è sicuramente Anna, personaggio che si svela poco alla volta, capitolo dopo capitolo: è il countdown delle ore che mancano all’arrivo a Chicago, infatti, a scandire la suddivisione stessa dei capitoli.
Particolarmente riuscito è il modo in cui Sager tratteggia il suo odio senza mai renderlo caricaturale.

Riley Sager
Nato in Pennsylvania, Riley Sager vive a Princeton, nel New Jersey. Ex giornalista, editor e graphic designer, Sager oggi è uno scrittore a tempo pieno. Il suo primo thriller, Final Girls – Le sopravvissute (Giunti Editore), è diventato un bestseller nazionale e internazionale, e il romanzo successivo, The Last Time I Lied, è stato in cima alle classifiche dei libri più venduti stilate dal New York Times.
Di lui Timecrime ha già pubblicato nel 2021 A casa prima di sera, da cui sarà tratto un film prodotto da Sony Pictures in collaborazione con la 21 Laps di Shawn Levy, produttrice della serie tv Stranger Things. Anche l’adattamento di Chiuditi dentro per una serie tv è in lavorazione. Quando non si dedica a un nuovo romanzo, a Sager piace leggere, cucinare e andare al cinema il più possibile.
Il cuore le batte all’ impazzata, lo stomaco si contrae e il cervello ruggisce pensieri violenti. Dio, quanto odia queste persone. Le odia con il calore ardente di mille soli.
Ora che ce le ha di fronte, è sopraffatta dall’impulso di ucciderle una dopo l’altra in cento modi crudeli. Con un colpo di pistola alla testa. Piantando un pugnale nei loro freddi cuori. Smembrandole. Questi pensieri sono tanto terribili, tanto feroci e violenti, che Ann quasi scappa dalla carrozza per il timore di tentare di metterne in atto qualcuno. E quella sarebbe la cosa peggiore da fare.
Questo passaggio restituisce con crudezza quanto la vendetta abbia finito per abitare ogni sua fibra.
Accanto a essa, però, trova spazio anche l’amore: quello mai sopito per alcune delle persone convocate sul treno, ma pure un affetto nuovo, nato proprio nel dolore condiviso.
È in questo doppio registro che il personaggio di Anna guadagna spessore, evitando di scivolare nello schematico “angelo vendicatore”, fino a un finale in cui la stessa protagonista si accorge di quanto sia stato patetico costruire l’intera esistenza attorno a un unico, ossessivo obiettivo:
È tanto tempo che la sua intera esistenza ruota attorno alla vendetta. Non riesce a immaginare un futuro in cui non sia così. Che tristezza, si rende conto. È una cosa assolutamente patetica che questo sia stato il suo unico obiettivo nella vita.
Lo stile di Riley Sager è marcatamente visivo: le scene sono costruite con cura quasi cinematografica, e lo stesso rigore si ritrova nei continui rimandi al passato, che non spezzano il ritmo del racconto ma lo alimentano. La caratterizzazione psicologica dei personaggi è delineata con precisione e si legge con piacere, senza appesantire mai la pagina.
Verso la fine, la narrazione accelera con un’iniezione di azione in più, mentre alcuni “colpi di scena” e giochi di specchi rimescolano di continuo le certezze di chi, leggendo, crede ormai di aver capito dove la storia stia andando a parare.
Assassinio sul Phoenix Express di Riley Sager è in definitiva un thriller ferroviario ben calibrato, che rende omaggio ai classici del giallo senza appiattirsi su di essi, sorretto da un ritmo serrato, una protagonista costruita con cura e uno stile visivo che tiene il lettore in bilico fino all’ultima pagina.
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