Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
A venticinque anni, Brian è un disastro: ha mollato il college, fa il cameriere per pagarsi l’affitto, beve troppo e non ricorda l’ultima volta che ha fatto una lavatrice. Ah, e una volta al mese si trasforma in lupo mannaro. Non è bravissimo nemmeno in quello. Tra un match su Grindr che finisce in ghosting e un turno sottopagato, ogni tanto perde il controllo e un jogger al parco ci rimette la pelle. E Nik e Darby, le persone che gli sono più vicine, stanno iniziando a sospettare che qualcosa non va…
Quando Tyler – affascinante imprenditore con il pallino del self-help – gli propone di entrare in una start-up di auto-aiuto per lupi mannari, Brian intravede la possibilità di rimettere insieme i pezzi: imparare a gestire la rabbia, la luna piena e quel senso di fallimento che gli graffia dentro. Ma più si avvicina al nuovo “branco”, più si allontana da Nik e Darby. E il piano di Tyler per conquistare il mercato (e il mondo soprannaturale) si rivela ben più oscuro del previsto. Irresistibile, divertente e tenero,
La vita noiosa di un lupo mannaro gay è una storia di amicizia e identità, una satira feroce del tardo capitalismo e un inno alla ricerca del proprio branco, anche quando la tua pelliccia è arruffata e sporca di sangue.
La vita noiosa di un lupo mannaro gay è una curiosa commedia con un protagonista licantropo.
È un romanzo contemporaneo che usa il fantastico per parlare di crescita personale, amicizia, diversità e accettazione, riuscendo a essere al tempo stesso divertente, tenero e sorprendentemente profondo. Una lettura originale che dimostra come, a volte, i mostri più difficili da affrontare non siano quelli che emergono durante la luna piena, ma quelli che convivono ogni giorno dentro di noi.
La storia segue Brian: un venticinquenne stanco e disilluso che cerca di barcamenarsi tra un lavoro sottopagato da cameriere, un’esistenza trascinata tra bollette da pagare, appuntamenti disastrosi su Grindr e una lavatrice mai fatta.
A complicare un quadro già precario c’è il fatto che una volta al mese si trasforma in un lupo mannaro, abilità che gestisce con la stessa approssimazione con cui gestisce il resto della sua vita.
Per questo motivo, tutto ciò per cui non c’erano scorciatoie lupesche, come portare fuori l’immondizia, lavare i piatti o mandare un biglietto di buon compleanno a sua madre, era uno sforzo erculeo per il quale Brian non riusciva a racimolare la convinzione.
Brian è volutamente contraddittorio: egoista e generoso, sarcastico ma fragile, desideroso di essere lasciato in pace e contemporaneamente affamato di affetto. Attorno a lui ruotano Nik e Darby, che danno vita a un gruppo di amici credibile, affiatato e ricco di sfumature, contribuendo a creare un senso di famiglia scelta che rappresenta uno dei temi centrali del romanzo.
Te lo dico con affetto, ma seriamente, ti prego, ogni tanto aprilo qualche libro. Qualsiasi libro. Probabilmente leggerai lo stesso numero di parole che leggi ogni giorno facendo doomscrolling su Twitter.

Tony Santorella
Tony Santorella è nato e cresciuto a Danvers, Massachusetts, teatro dei processi alle streghe di Salem e delle relative infestazioni di fantasmi. Si è trasferito a Washington DC nel 2005, dove ha lavorato come cameriere fino all’inizio della sua carriera nello sviluppo internazionale.
Quando non scrive, trascorre il tempo con il marito Robert. La vita noiosa di un lupo mannaro gay è il suo primo romanzo, e nel 2026 è stato pubblicato il sequel Shy Trans Banshee.
La loro presenza rende la narrazione ancora più viva e permette a Santorella di affrontare con leggerezza questioni profonde come l’identità, l’accettazione e il bisogno di sentirsi compresi.
Peccato che, di tutto questo, Brian se ne renda conto solo a tre quarti del romanzo perché prima, a causa della sua fragilità, diventa facile preda di Tyler, una sorta di life coach lupesco che vuole fondare un branco che assuma potere economico e finanziario.
Una sorta di setta alla “Illuminati” dell’era moderna con tanto di sito web e profili social.
È pazzesco come credano che qualsiasi stronzata gli esca dalla bocca sia dotata di un valore intrinseco, come se il loro essere uomini li rendesse immuni a qualsiasi forma di introspezione, incapaci di accorgersi come dovesse suonare agli altri quello che dicevano.
Tyler sfrutta i desideri di riscatto dei licantropi per nascondere ambizioni molto più egoiste, mettendosi in contrasto con i veri affetti di Brian, ovvero gli amici Nik e Darby, che rappresentano l’ancora di salvezza della sua umanità.
I contrasti tra l’assurdità della crescita personale in salsa corporativa e la lealtà degli amici storici creano un intreccio ricco di tensione, ma anche di ironia.
Il finale spalanca diverse porte sulla crescita personale dei personaggi, sulla gestione della comunità sovrannaturale e sul valore del branco inteso come vera famiglia scelta, lasciando nel lettore la speranza che il seguito arrivi presto in Italia.
Salottometro:


Link d’acquisto

