La nuova indagine del re degli stracci
Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
Incapace di perdonarsi per l’uccisione della moglie e della figlia mentre era con l’amante e di cominciare una nuova vita con il magistrato Anna Ungaro, l’ex avvocato Andrea Massimi sta continuando a vivere come barbone nello scompartimento di un treno abbandonato insieme al malato psichiatrico Lillo e all’ex direttore d’orchestra Aldo, quando la veggente cieca Flora gli affida una missione: aiutare Micio, un gigante moldavo, a scoprire cosa è successo al suo compagno, il pugile Maskim, scomparso misteriosamente lasciando una lettera di addio molto sospetta.
Confrontando la lettera con altri biglietti di Maksim, Andrea appura che la lettera è un falso, e decide di infiltrarsi nella Botte, la squallida palestra dove si allenano e vivono i lottatori clandestini sotto il ferreo controllo del mafioso Tenerezza, ridotto in sedia a rotelle. Disposto a tutto pur di far luce sulla vicenda, Andrea decide di offrirsi per un incontro suicida di kickboxing. Nel frattempo, Anna ha conosciuto un nuovo collega simpatico e avvenente.
Un sasso batte sul vetro sporco e fa il rumore di un petardo. Il barbone si sveglia di soprassalto e apre il finestrino della vecchia carrozza.
In Essere o non essere, Andrea Massimi ha lasciato alle spalle la carriera di avvocato e una vita che sembrava ormai perduta per sempre.
Dopo una tragedia che continua a pesare sul suo presente, ha scelto di vivere ai margini, lontano da tutto ciò che un tempo lo definiva. Quando un uomo gli chiede aiuto per ritrovare il compagno scomparso, Andrea si trova nuovamente immerso in un’indagine che attraversa la Roma più nascosta, tra ambienti degradati, persone invisibili e segreti che attendono di essere svelati.
“Secondo, pulire sputi merda sangue e vomito e levarti dalle palle finché non ti chiamo per pulire altri sputi merda sangue e vomito. Questo è tutto. Facile, no?”
Parallelamente all’indagine, il romanzo dà spazio anche al rapporto tra Andrea e il magistrato Anna Ungaro, un legame costruito con sensibilità e senza forzature.
La loro relazione aggiunge una dimensione più intima alla vicenda, mostrando quanto sia difficile lasciarsi alle spalle ciò che è stato e aprirsi alla possibilità di un futuro diverso.
Anna legge, sorpresa. Poi appallottola il foglio e lo tira nel cestino della carta straccia. “È uno scherzo. Qualche rompicoglioni che non ha niente di meglio da fare.“
Uno degli elementi che arricchisce maggiormente il romanzo è la cura che Stefano Vicario riservata ai personaggi.
Andrea Massimi è una figura lontana dagli schemi dell’investigatore tradizionale: porta con sé contraddizioni, fragilità e una profonda complessità che lo rendono credibile e autentico.
Attraverso il suo sguardo, la vicenda assume una dimensione più ampia, nella quale il caso da risolvere si intreccia inevitabilmente con le storie e le vite di chi lo circonda.
“A morto de sonno…! Svejete!” Andrea si tira su di scatto, avrà dormito sì e no due ore, e per fortuna nessuno si è accorto che ha passato la notte fuori ed è tornato che era quasi l’alba.
Tra le figure più incisive del romanzo emerge Tenerezza, un personaggio costruito attraverso contrasti e sfumature.
La sua presenza introduce nella vicenda una dimensione di imprevedibilità, capace di mettere alla prova gli equilibri già fragili della storia. Vicario evita di delineare un antagonista stereotipato, dando vita a una figura che contribuisce ad amplificare il senso di pericolo e complessità che attraversa la narrazione.
Tenerezza abbassa il revolver e fa un cenno ai due che hanno aperto la serranda. “Dategli una fracca di mazzate e buttatelo fuori.”
Un elemento che emerge con particolare forza nel romanzo è la capacità di portare l’attenzione su realtà spesso ignorate, raccontandole senza giudizio e con grande partecipazione.
Attraverso le figure che abitano questi luoghi, Vicario restituisce la complessità di esistenze lontane dai riflettori, fatte di difficoltà ma anche di legami e solidarietà.
La palestra “La Botte” diventa così uno spazio emblematico della vicenda, un ambiente duro e contraddittorio, nel quale si incontrano storie diverse e prendono forma alcuni dei momenti più intensi del romanzo.
“Succede tutto alla Botte, dove girano i soldi. Nell’officina perdi il tuo tempo.” “E Maksim…? Cosa sai di lui?” Il dottore si irrigidisce. Si è lasciato scappare troppo. “Quello non lo devi neanche nominare. Mai.”

Stefano Vicario
Stefano Vicario, nato a Roma nel 1953, è sceneggiatore e regista. Debutta nel 1973 come aiuto regista del padre, Marco Vicario, e di altri registi come Damiano Damiani. Si specializza nelle produzioni televisive e cura la regia per numerose trasmissioni e fiction, tra cui di Il pranzo è servito, La corrida, I Cesaroni e molti altri.
È stato il regista di svariate edizioni del Festival di Sanremo, e ha curato la regia di spettacoli di Roberto Benigni di grande successo (Tutto l’Inferno, I dieci comandamenti, La più bella del mondo). Vicario ha anche diretto un lungometraggio cinematografico nel 2001 intitolato Sottovento! con Claudio Amendola e Anna Valle, di cui ha curato anche la sceneggiatura.
Del 2018 è sua la regia di Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri. Presso La nave di Teseo nel 2021 è uscito il romanzo Il re degli stracci.
Lo stile di Stefano Vicario si distingue per un equilibrio efficace tra momenti più dinamici e passaggi dedicati all’approfondimento dei personaggi.
La narrazione mantiene un ritmo costante, accompagnando lo sviluppo dell’indagine senza rinunciare alla cura dei dettagli e alla costruzione dell’atmosfera. Una scrittura capace di rendere la lettura scorrevole, valorizzando sia la componente investigativa sia quella più emotiva della vicenda.
Lillo è pazzo di gioia, si attacca ad Andrea, Micio resta un passo indietro. Dall’espressione del moldavo il barbone capisce che è accaduto qualcosa di grave.
La Roma raccontata da Vicario è una città fatta di luci e ombre, di luoghi visibili e angoli dimenticati. Lo spazio urbano non resta sullo sfondo, ma accompagna il percorso dei protagonisti, riflettendo le diverse realtà che attraversano il romanzo e contribuendo a dare profondità alla storia.
A me questa storia dei combattimenti clandestini sembra una fantasia, una roba da film americano… Qua a Roma mica è possibile, l’avremmo saputo, e poi…
Essere o non essere è un noir che va oltre la semplice indagine, costruendo un racconto in cui il mistero si intreccia con uno sguardo attento sulle persone e sulle loro fragilità.
Stefano Vicario accompagna il lettore in una storia intensa e autentica, dove ogni personaggio porta con sé una parte di verità e dove anche dalle situazioni più difficili può nascere la possibilità di un cambiamento.
Lillo scuote la testa. “Grazie no, te l’ho già detto una volta. Io sto bene dove sto. Questo è il mio mondo. Sei tu che devi ritornare al tuo…
I romanzi della serie con protagonista l’ex avvocato Andrea Massimi sono autoconclusivi, ma permettono anche di seguire, libro dopo libro, l’evoluzione del protagonista e dei personaggi che lo affiancano, tra cambiamenti personali e nuove dinamiche relazionali.
Salottometro:


Link d’acquisto

