Invisibili
Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Nella notte, davanti al Pronto Soccorso di Lucca, un uomo viene lasciato agonizzante e muore poco dopo. Per Domenico Dodaro, ispettore del lavoro, non è una semplice fatalità. Dietro quella morte intravede subito il volto nascosto di un incidente di cantiere coperto in fretta, cancellato per evitare responsabilità e conseguenze. Ma ogni pista si spegne contro silenzi, documenti incompleti e testimonianze che non coincidono. Mentre cerca di ricostruire le ultime ore della vittima, Dodaro viene coinvolto in un secondo caso.
A Viareggio, durante l’allestimento di una mostra a Villa Paolina, un uomo perde la vita in quello che sembra un tragico incidente. Anche qui, però, qualcosa non torna. Le due indagini si muovono in ambienti opposti: da una parte il mondo invisibile dei cantieri e del lavoro nero, dall’altra quello elegante e rispettabile dell’arte e della cultura. Eppure, Dodaro riconosce la stessa dinamica: responsabilità che si dissolvono, procedure formalmente perfette, ma lo stesso isolamento di chi muore mentre lavora. Forse le due morti non sono collegate, forse lo sono solo nel suo sguardo.
Ma è in quella zona grigia che il suo lavoro diventa una scelta personale. E più l’indagine avanza, più Dodaro comprende che il suo compito non è soltanto scoprire la verità. È capire perché, ogni volta che qualcuno muore lavorando, il sistema trovi sempre un modo per voltarsi dall’altra parte.
L’altro ispettore. Invisibili non è un giallo tradizionale o un noir, ma una fusione di entrambi i generi, mescolati insieme, che mette il lettore davanti a fatti che di solito si preferisce ignorare.
Un uomo in fin di vita viene lasciato davanti a un Pronto Soccorso, di notte, abbandonato in tutta fretta, senza pietà né compassione.
Ma Domenico Dodaro, ispettore del lavoro, intuisce subito che qualcosa non va e si mette alla ricerca della verità. Sa che deve cercare nelle zone d’ombra dove vivono i disperati, quelli che accettano qualsiasi lavoro pur di andare avanti, trattati miseramente, dove la vita vale meno di un pacco.
La sua determinazione nelle indagini che porta avanti deriva dall’incapacità di far finta di niente, dalla volontà di non voltarsi dall’altra parte.
Il protagonista è una figura alquanto insolita: non ha nulla a che fare con le forze dell’ordine, ma collabora con loro per ridare dignità a chi l’ha persa così miseramente e non si dà pace, perché sa che la verità, comunque, finirà presto nell’oblio.
La forza di L’altro ispettore. Invisibili non è solo nell’indagine o nella ricerca dei colpevoli, ma nella capacità di dare dignità e una storia a chi troppo spesso viene citato solo come un numero, una volta ogni tanto, nelle statistiche.
Sono infatti tante, troppe, le “morti bianche” che si susseguono sul lavoro: non è giusto morire mentre si lavora a causa di mancanze da parte di chi dovrebbe garantirne la sicurezza.

Pasquale Sgrò
Pasquale Sgrò è nato a Motta San Giovanni in provincia di Reggio Calabria, ma da anni vive e lavora a Lucca. È stato ispettore del lavoro e, dal 2000, è titolare dello Studio Sgro, che si occupa di consulenza nel campo della prevenzione infortuni, igiene del lavoro e aspetti ambientali.
Lo spiega molto bene Pasquale Sgrò nel suo romanzo, senza mezzi termini o giri di parole:
Le chiamano fatalità. Ma non sono fatalità. Sono persone che qualcuno decide di sacrificare, ogni volta che mette il profitto davanti alla sicurezza. E finché si continuerà a ragionare così, continueremo a contare i morti.
In L’altro ispettore. Invisibili finisce il libro, ma non si dimentica, perché, una volta lette e comprese le dinamiche e le responsabilità mancate, è difficile voltarsi dall’altra parte.
Ci sono domande senza risposta: è una lettura che fa riflettere e invita a “vedere” finalmente loro: gli invisibili.
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