Giallo a Valle delle Magnolie di Gavino Zucca

Giallo a Valle delle Magnolie Salotto Giallo

Le indagini del capitano Roversi

Recensione di Katya Fortunato

TRAMA

Luglio 1963. In sole ventiquattro ore, la quiete di Valle delle Magnolie viene spezzata da due eventi inquietanti: Donato, un ragazzo di quattordici anni, ospite del vicino Istituto San Gabriele per la cura dell’infanzia, scompare nel nulla; poco dopo Filippo Tilocca, un uomo trasferitosi da alcuni giorni nella valle, viene ritrovato morto nella propria abitazione. Due fatti apparentemente scollegati, in grado di dare sin da subito filo da torcere al capitano Roversi.

Ma mentre scava nel passato di Donato e di Tilocca in cerca di piste da seguire, l’ufficiale comincia a intuire che quei casi forse non sono slegati come pensava. La chiave per risolvere questo doppio mistero sembra risiedere in un cold case risalente a cinque anni prima: un tentato sequestro finito in tragedia, nel quale una coppia perse la vita insieme a uno dei rapitori…

Ci sono gialli in cui il delitto è il centro della storia e altri in cui il delitto è soltanto la porta attraverso cui entrare nella vita delle persone.

Giallo a Valle delle Magnolie di Gavino Zucca appartiene decisamente alla seconda categoria.

Torna Roversi e questa volta dovrà occuparsi della scomparsa di un ragazzo di quattordici anni e di un omicidio che apparentemente sembrano scollegati tra loro, ma…

Gavino Zucca costruisce un’indagine che ricompone i frammenti di un passato ancora capace di esercitare la propria influenza sul presente, dimostrando come certi segreti non si esauriscano con il trascorrere degli anni, ma rimangano silenziosamente in attesa del momento in cui qualcuno sarà costretto ad affrontarli.

È una cosa strana, la memoria. A volte si insegue caparbiamente un ricordo per ore e ore, senza che dagli oscuri fondali della mente emerga anche solo il più piccolo brandello a cui cercare di appigliarsi affinché possa poi guidarci. E poi, quando meno ce l’aspettiamo e l’attenzione è rivolta da tutt’altra parte, ecco che quel ricordo così a lungo rincorso si offre d’un tratto chiaro e nitido alla nostra coscienza.

E qui entra in gioco Donato.

Zucca evita con intelligenza ogni forma di pietismo e costruisce un personaggio di straordinaria dolcezza, la cui vulnerabilità arriva al cuore del lettore.

Attraverso la sua storia emergono riflessioni sull’accoglienza, sulla diversità e sulla responsabilità degli adulti nei confronti dei più fragili. Sono temi affrontati con misura, lasciando che siano gli eventi e i comportamenti dei personaggi a parlare.

La scrittura è pacata, precisa e fortemente descrittiva.

Gavino Zucca

È laureato in Fisica e in Filosofia ed è specializzato in Progettazione di Sistemi informatici. È nato e vive a Sassari, ma ha trascorso oltre trent’anni a Bologna dove ha lavorato all’ENI come project manager, prima di dedicarsi all’insegnamento della Fisica nella scuola superiore. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti partecipando a premi letterari in tutta Italia.

La Newton Compton ha pubblicato Il mistero di Abbacuada, Il giallo di Montelepre, Il delitto di Saccargia, Il misterioso caso di Villa Grada, Assassinio a Pedra Manna, Giallo sulla Riviera del Corallo, Doppio mistero sotto la rocca, Delitto a Foresta Burgos, L’enigma nella Nurra, I delitti di Maccia d’aràru, Giallo a Valle delle Magnolie e l’ebook Giallo al collegio dei Santi Innocenti, dedicati alle indagini di Giorgio Roversi.

Zucca costruisce la tensione attraverso l’atmosfera, i dialoghi e il lento affiorare della verità. Il ritmo è quello del giallo classico, dove il piacere della lettura nasce dalla deduzione, dall’osservazione e dalla sensazione che ogni dettaglio possa rivelarsi decisivo.

Anche l’ambientazione contribuisce alla riuscita del romanzo. La Sardegna degli anni Sessanta viene restituita con autentico affetto. Valle delle Magnolie, Villa Flora, la campagna sassarese e l’Istituto San Gabriele sono luoghi vivi, attraversati da una memoria che sembra radicata nelle pietre, negli alberi e perfino nei sentieri. La natura accompagna il racconto e diventa lo spazio in cui i personaggi si incontrano, si perdono e custodiscono i propri segreti.

Non manca il tocco umoristico con il gruppo della greffa

«Non muovetevi da qui», disse ai tre amici della greffa. «Vado a parlare con quegli altri due».

che deve ritrovare un testamento olografo, scomparso.

«Alt alt alt!», esclamò l’avvocato Puggione alzandosi in piedi con la mano destra rivolta davanti a sé a palmo aperto. «Tanto per iniziare non c’è stato nessuno scasso. Le ante della persiana erano solo accostate e tenute ferme da un perno, che poteva essere sollevato anche solo con un dito dall’esterno. Non abbiamo né rotto né forzato alcunché. Quanto alla violazione di domicilio, poi, c’è il margine per un’ampia discussione e la questione è bisognosa di attenti chiarimenti, stante la natura semiabusiva della costruzione di cui in oggetto e la probabile mancanza di un qualunque contratto di affitto formalmente stipulato fra le parti e tale da garantire ai sunnominati…»

Chi segue la serie ritroverà personaggi familiari e rapporti consolidati. Chi invece arriva a questo romanzo senza aver letto i capitoli precedenti, non avrà la sensazione di entrare in una storia già iniziata perché Zucca accompagna il lettore con discrezione, fornendo tutte le informazioni necessarie senza appesantire il racconto.

Gavino Zucca ha una scrittura elegante, rispettosa dei tempi della narrazione e profondamente legata ai personaggi.

Anche senza conoscere i romanzi precedenti, si entra con facilità nel mondo del capitano Roversi e, una volta girata l’ultima pagina, viene naturale avere voglia di recuperare anche le sue indagini passate.

Salottometro:

3,5
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