Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Una scia di sangue attraversa Milano e il tempo, unendo epoche lontane in un unico enigma irrisolto. Febbraio 2020: mentre il mondo inizia a chiudersi sotto la minaccia di un virus sconosciuto, quattro donne vengono uccise nel giro di poche settimane. Delitti feroci, brutali, all’apparenza senza movente, che non fanno notizia perché le prime pagine sono occupate dall’emergenza sanitaria globale. Ma qualcuno, tra le pieghe di quei casi, riconosce un’ombra antica.
A Milano torna Gaia Virgili, profiler tra le migliori d’Europa, ora in forza all’Europol. Richiamata dal suo mentore Renato Bernardi, direttore dell’Uacv, si trova davanti a un enigma che affonda le radici nel passato. Gli omicidi, infatti, sembrano ricalcare con inquietante precisione una sequenza di delitti insoluti avvenuti tra gli anni sessanta e i settanta. Un mistero rimasto sospeso per decenni nella scighera. C’è chi ha azzardato ipotesi oscure parlando del “Mostro di Milano”. E ora qualcuno sembra volerlo riportare in vita.
Caparbia, lucida, addestrata a leggere la mente dei criminali, Gaia si muove in una città svuotata dal lockdown, dove il silenzio amplifica l’ossessione e alimenta la paura. L’indagine diventa un viaggio doppio: nello spazio, tra le strade deserte della Milano contemporanea, e nel tempo, nelle notti febbrili del Boom e degli anni di piombo, tra donne sole ai margini della metropoli, poliziotti stanchi e cronisti stropicciati. Due città che si sovrappongono, due epoche che dialogano, unite da una ferocia che non ha mai smesso di pulsare.
Paolo Roversi costruisce un perfetto congegno narrativo attingendo a una delle leggende più oscure della nera milanese: il mistero del serial killer che avrebbe terrorizzato il capoluogo lombardo, colpendo donne vulnerabili e invisibili, vittime di una violenza di genere che attraversa i decenni. Realtà e finzione si mischiano in una trama serrata, dove il passato diventa materia viva. Perché certi mostri non scompaiono mai. Cambiano volto, aspettano, e poi tornano.
Al centro di E così per non morire ritroviamo Gaia Virgili.
Questa volta non dovrà soltanto trovare un serial killer, ma affrontare una domanda ancora più inquietante: come fa un assassino a rimanere nascosto così a lungo, ad aspettare e poi colpire quando meno te lo aspetti?
Il thriller si ispira a una leggenda della cronaca milanese e la trasforma in un’indagine sulle origini del male, sul tempo e sulle vittime dimenticate.
Realtà e finzione si intrecciano senza interrompere la tensione narrativa: il presupposto del “Mostro di Milano” si fonde con una trama ambientata negli anni Settanta che arriva fino ai giorni nostri, quelli del lockdown dovuto al Covid.
E così per non morire si svolge in due tempi diversi e contrapposti: da una parte c’è la Milano del pieno boom economico, con quartieri popolari che nascono velocemente e le famose “notti da bere”; dall’altra, una città resa irriconoscibile dalla pandemia, isolata e inquieta.
Questo doppio piano narrativo arricchisce una trama già interessante e ricca di riferimenti a eventi che sembrano lontani nel tempo e che, invece, sono accaduti solo pochi anni fa.
Tante domande affollano la mente degli investigatori e della nostra profiler, in particolare quella su come i delitti delle “clacson girls” degli anni Settanta siano collegati a quelli attuali.
Roversi è bravissimo a distrarre il lettore e a spostarne l’attenzione dalle indagini, aggiungendo anche problemi personali e professionali che coinvolgono Gaia Virgili.
Protagonista, insieme a lei, è una Milano immobile, bloccata dalla pandemia, vuota e silenziosa come non mai. Sembra fatta apposta per fare da sfondo a una scia di delitti, dove la paura risuona amplificata.

Paolo Roversi
Scrittore, giornalista e sceneggiatore, si è laureato in Storia contemporanea all’Università Sophia Antipolis di Nizza (Francia). Ha pubblicato romanzi gialli con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi: Blue Tango – noir metropolitano (Stampa Alternativa), La mano sinistra del diavolo (Mursia) con cui ha vinto il Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007 ed è stato finalista del Premio Franco Fedeli 2007, Tra gli altri suoi romanzi: PesceMangiaCane (Edizioni Ambiente), L’ira funesta (Rizzoli), Alle porte della notte (Marsilio) e Il pregiudizio della sopravvivenza (Marsilio).Nella storica collana Giallo Mondadori pubblica dal 2023 la serie, I casi del commissario Botero.È fondatore e direttore della rassegna dedicata al giallo e al noir NebbiaGialla Suzzara Noir Festival. Ha diretto MilanoNera web press, un portale dedicato interamente alla letteratura gialla.
Paolo Roversi racconta una Milano autentica nel periodo del lockdown, una città tristemente silenziosa e apparentemente vuota come non mai:
Fuori dalle finestre Milano appare sospesa, come se un dj triste avesse abbassato il volume del sabato sera lasciando solo un ronzio di fondo. Le luci si specchiano sull’acqua ferma del canale, tremolano appena. Dentro silenzio e angoscia. Notizie funeste, numeri, mappe concetti che fino a pochi giorni prima sembravano non esistere.
E così per non morire è un thriller angosciante che riesce a unire un’indagine alla cronaca reale, raccontando come un passato irrisolto finisca spesso per influenzare il presente.
Roversi porta il lettore in un viaggio attraverso tre decenni e lo invita a comprendere quanto il male possa essere devastante, quali tracce lasci nel tempo e come le vittime vengano troppo spesso dimenticate.
È un romanzo coinvolgente, che mantiene alta la tensione fino all’ultima pagina, lasciando spazio anche alla riflessione una volta terminata la lettura.
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