L’incertezza del domani di Gian Andrea Cerone

L'incertezza del domani Salotto Giallo

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

In una Milano che si prepara all’autunno, un killer che i media hanno battezzato «il Regista» semina il panico uccidendo figure di spicco del mondo dei social, trasformando i suoi delitti in macabre performance pubblicate in rete. L’ultimo è avvenuto in una delle torri dell’iconico Bosco Verticale. Le vittime sono due attiviste e blogger conosciute da tutti, amate e detestate in ugual misura. La stampa impazzisce, la città trattiene il respiro, l’Unità di Analisi del Crimine Violento deve mobilitare tutte le proprie forze, affiancata questa volta dai servizi segreti, dato che i delitti sembrano collegati a un sedicente Movimento Anti Digitale con molte ramificazioni, anche ad alto livello.

Le indagini sono appena cominciate la sera in cui il commissario Mario Mandelli, riflettendo sulla caducità della vita e l’incertezza del domani, si trova a passeggiare come d’abitudine tra i viali dei giardini di Porta Venezia. Un movimento improvviso, due spari, il buio. Chi è l’ombra che si muove tra i cespugli e si fa chiamare «l’Aracnide»? In un groviglio di ossessioni e verità distorte, due indagini si intrecciano per dare vita a un noir metropolitano in cui la suspense cresce fino all’ultima pagina. Perché il tempo stringe, e le trappole assassine sono pronte a scattare ancora.

Bastano poche pagine per capire che L’incertezza del domani vuole giocare una partita diversa. Il prologo è probabilmente uno dei più riusciti dell’intera serie dedicata al commissario Mandelli: spiazzante, teso, quasi cinematografico.

Fin dalle prime pagine emerge l’impressione che Gian Andrea Cerone stia conducendo il suo protagonista verso qualcosa di nuovo, una direzione che accompagna con forza tutta la prima metà del romanzo.

La storia prende avvio con un nuovo serial killer, ribattezzato dai media “Il Regista”, capace di trasformare ogni delitto in un evento mediatico. Milano torna immediatamente protagonista, non come semplice sfondo ma come organismo vivo, attraversato dalle contraddizioni della contemporaneità, dove cronaca, politica, social network e informazione finiscono inevitabilmente per sovrapporsi.

L’incipit è costruito con grande sicurezza. Cerone imprime subito un ritmo elevato alla narrazione, alternando azione, dialoghi efficaci e una tensione costante. Parallelamente introduce una seconda linea narrativa: l’attentato ai danni di Mandelli e la misteriosa figura dell’Aracnide, un nemico che sembra conoscere molto bene il commissario e che aggiunge una dimensione più personale all’indagine.

Fin qui tutto funziona, forse persino meglio del solito.

L’aspetto più interessante de L’incertezza del domani non è soltanto la caccia al serial killer, ma la riflessione che il romanzo costruisce attorno all’intelligenza artificiale, alla manipolazione dell’informazione, al rapporto tra uomo e tecnologia e alla costruzione del consenso. Attraverso la professoressa Eleonora Migliorini, il Movimento Anti Digitale e il coinvolgimento dei Servizi, Cerone amplia i confini dell’indagine e affronta temi di grande attualità.

Il Regista usa i delitti come linguaggio. I media amplificano quel linguaggio. Gli influencer vivono della rappresentazione di sé. Persino chi si oppone al digitale finisce per utilizzare gli strumenti della viralità per diffondere il proprio messaggio. Ne emerge una riflessione sorprendentemente moderna sul controllo delle narrazioni, proposta con le forme di un thriller teso e contemporaneo. Ed è probabilmente questo l’aspetto più originale del romanzo.

Anche i personaggi accompagnano questa evoluzione. Mandelli continua a confermarsi uno dei protagonisti più credibili del noir italiano contemporaneo: concreto, umano, mai sopra le righe.

Accanto a lui ritornano figure ormai familiari ai lettori della serie e fanno il loro ingresso nuovi personaggi che incuriosiscono fin dalle prime apparizioni, come la professoressa Eleonora Migliorini e il Maggiore del DIS (Dipartimento Informazioni e Sicurezza) Manuel Campos.

Qui emerge però il principale limite del romanzo.

Gian Andrea Cerone

Gian Andrea Cerone, savonese classe 1964, milanese d’adozione, ha una lunga esperienza nell’ambito della comunicazione, dell’editoria tradizionale, televisiva e digitale. Tra i numerosi incarichi svolti, è stato responsabile delle relazioni istituzionali presso il ministero dello Sviluppo Economico e presso EXPO 2015. Nel 2018 ha fondato la piattaforma editoriale di podcast Storielibere.

Dal 2022 pubblica con Guanda i romanzi della serie che vede in azione la squadra investigativa dell’Unità di Analisi del Crimine Violento di Milano: Le notti senza sonno, Il trattamento del silenzio (entrambi finalisti al Premio Scerbanenco e vincitori del Premio Franco Fedeli dedicato alla narrativa poliziesca), Le conseguenze del male e La curva dell’oblio.

Se c’è una caratteristica che ha sempre contraddistinto i libri di Cerone è la capacità di costruire personaggi vivi, anche quando rimangono in scena per poche pagine.

In questo caso, invece, Eleonora Migliorini e Manuel Campos, pur introducendo prospettive narrative molto interessanti, finiscono per rimanere sullo sfondo proprio quando la storia accelera verso il finale. Un peccato, perché rappresentano la novità più significativa del romanzo.

Le numerose linee narrative costruite con grande intelligenza nelle prime pagine faticano inoltre un po’ a trovare una sintesi altrettanto convincente.

La vicenda del Regista, il Movimento Anti Digitale, le implicazioni dell’intelligenza artificiale, il ruolo dei Servizi e la storia personale di Mandelli procedono spesso in parallelo, senza fondersi con la naturalezza che caratterizzava i precedenti capitoli della serie.

La parte conclusiva privilegia progressivamente i meccanismi del thriller tradizionale, lasciando in secondo piano alcune delle intuizioni più contemporanee introdotte nella prima metà del romanzo. Una scelta legittima, che lascia però il rimpianto per idee capaci di rendere questa storia ancora più originale.

L’incertezza del domani di Gian Andrea Cerone resta comunque un ottimo romanzo e un ulteriore motivo per attendere il prossimo caso della squadra UACV del commissario Mandelli. Lo stile asciutto e cinematografico di Cerone continua a essere uno dei suoi marchi di fabbrica;

Milano è ancora una volta una protagonista silenziosa ma fondamentale; Mandelli si conferma un personaggio di grande spessore.

Proprio per questo il rammarico finale nasce dalle grandi potenzialità intraviste nella prima parte del romanzo, che sfiora qualcosa di ancora più ambizioso senza scegliere fino in fondo di percorrerne la strada.

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