Il giallo dei mondiali
Recensione di Francesca Pica
TRAMA
Italia ’90. Tutto sembra ancora possibile. Le notti dei Mondiali tengono il Paese incollato agli schermi, Totò Schillaci fa sognare gli italiani, Maradona traghetta l’Argentina in paradiso. Ma lontano dai riflettori, in una città svuotata dal caldo e dalla febbre calcistica, si consuma un’altra storia. In un palazzo di via Nino Bixio viene ritrovato un corpo: una giovane segretaria è stata assassinata. Era sola in un ufficio? Cosa nasconde, davvero, la sua azienda? Chi l’ha vista viva per l’ultima volta? Davanti al portone si precipita il commissario Ennio Mastropasqua, con la solita Gauloises tra le dita.
Dietro il distintivo, il vestito stirato e un paio di baffi anni Settanta, si nasconde un uomo che dorme nella sua Fiat Ritmo, tormentato dai casi che non riesce a lasciar andare. L’indagine nel palazzo di via Bixio si rivela presto un labirinto senza uscita: ogni indizio apre una nuova crepa, ogni risposta allontana dalla verità. Ma nonostante vicini reticenti, personaggi ambigui e pressioni che arrivano dall’alto, Mastropasqua proverà a sgretolare la facciata di condominio per bene.
La prova che nel calcio, come nella vita, non si può dare niente per scontato. Il copione non viene rispettato, il finale riserva un imprevisto. È il primo, e non sarà l’ultimo, in questa lunga estate italiana.
Con Omicidio al novantesimo, Nicola Bronzino costruisce un giallo che va oltre i confini del classico romanzo investigativo, intrecciando la suspense dell’indagine con la memoria storica e il richiamo a uno dei periodi più emblematici dell’Italia contemporanea.
La vicenda si sviluppa durante l’estate dei Mondiali di calcio di Italia ’90, un evento che ha rappresentato un momento di entusiasmo collettivo ma che, allo stesso tempo, è coinciso con una stagione segnata da episodi di cronaca destinati a lasciare un segno profondo nell’immaginario nazionale.
Il risultato è un romanzo capace di coinvolgere il lettore non solo per la ricerca del colpevole, ma anche per la ricostruzione di un contesto storico e sociale ricco di contrasti.
Uno degli aspetti più significativi dell’opera è il parallelismo con il celebre omicidio di via Poma, uno dei casi giudiziari più noti e controversi della storia italiana. Pur trattandosi di una vicenda di finzione, i richiami sono evidenti e contribuiscono a conferire al racconto un forte senso di verosimiglianza.
Come nel caso reale, l’indagine si confronta con testimonianze contraddittorie, piste investigative che si moltiplicano, dettagli apparentemente insignificanti che assumono un’importanza decisiva e una crescente pressione dell’opinione pubblica.
Il romanzo invita a riflettere sulla complessità della ricerca della verità e sui limiti della giustizia quando i fatti vengono filtrati dalla memoria, dai pregiudizi e dall’esposizione mediatica.
Il riferimento a via Poma diventa così uno strumento narrativo efficace per esplorare il rapporto tra cronaca e finzione.
A rendere ancora più suggestiva la narrazione è la presenza costante dei Mondiali di Italia ’90, che accompagnano lo sviluppo dell’indagine come un vero e proprio filo conduttore.
…che per afferrare le stelle non basta proiettarsi oltre le nuvole. Il pallone, sul più bello, assume direzioni imprevedibili. E quando meno te lo aspetti, vola beffardo oltre la traversa.
In Omicidio al novantesimo vengono richiamate le partite più significative del torneo: non solo quelle della Nazionale italiana e dell’Argentina di Diego Armando Maradona, ma anche incontri decisivi come i quarti di finale e la memorabile semifinale tra Germania Ovest e Inghilterra, destinata a risolversi ai calci di rigore.
Questi continui riferimenti alle gare, alle telecronache e all’atmosfera che avvolse il campionato del mondo non hanno una funzione soltanto nostalgica, ma contribuiscono a scandire il tempo della narrazione e a ricostruire il clima di quell’estate del 1990.
Mentre il Paese e milioni di appassionati seguono con trepidazione l’evolversi del torneo, il commissario Mastropasqua conduce la sua indagine confrontandosi con una realtà ben diversa da quell’euforia sportiva, fatta di sospetti, depistaggi e verità difficili da ricostruire.
Il Mondiale diventa così un elemento narrativo essenziale, capace di accompagnare i momenti cruciali della vicenda e di ricordare come, anche nei periodi di maggiore spensieratezza, la cronaca possa improvvisamente irrompere nella quotidianità.
Nicola Bronzino utilizza anche i riferimenti al Mondiale per ricostruire l’atmosfera dell’epoca.
Le radiocronache, i programmi televisivi, i protagonisti del torneo e le emozioni vissute dagli italiani restituiscono al lettore un affresco vivido dei primi anni Novanta.
Per chi ha vissuto quel periodo, il romanzo assume anche il valore di un viaggio nella memoria; per i lettori più giovani, offre invece l’occasione di comprendere il clima culturale e sociale di un’estate rimasta impressa nella storia del Paese.
Il condominio era un vecchio palazzo degli anni Quaranta, scampato ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ristrutturato agli inizi degli anni Ottanta. Disposto a ferro di cavallo, con tre lati che si affacciavano sul cortile, incuteva rispetto e un senso indefinibile di inquietudine.
Un ulteriore elemento di forza di Omicidio al novantesimo è rappresentato dal condominio di via Bivio, vero fulcro della vicenda e molto più di un semplice luogo in cui si consuma il delitto.
L’edificio diventa un microcosmo che riflette la società dell’epoca: ogni condomino custodisce segreti o dettagli apparentemente insignificanti che possono rivelarsi decisivi per le indagini.

Nicola Bronzino
Nicola Bronzino è un consulente d’azienda con la passione per i gialli. La lettura a tredici anni di Tre Topolini Ciechi, racconto di Agatha Christie scovato nella libreria della zia, ha cambiato la sua vita. Da quel momento la sua libreria si è riempita di romanzi di Wallace, Conan Doyle, Simenon, fino ad arrivare ai recenti Camilleri, Dazieri, Manzini.
Lettore di gialli e polizieschi, ha deciso di passare all’altro lato della barricata, di scrivere romanzi, per il principio secondo cui quando una cosa ti piace, prima o poi provi a rifarla secondo il tuo gusto.
In questa sfida ci ha messo la passione per il thriller, oltre all’amore per la sua terra, la Basilicata, e il suo paese, Grassano. I romanzi sono da sempre un modo per alleviare la sofferenza di essere da soli. É da questo principio che è nata la serie di Omicidi in Basilicata, e prima di allora l’esordio Romanzo Giallo Pallido.
Bronzino sfrutta con efficacia gli spazi comuni, gli incontri casuali sulle scale, le chiacchiere tra vicini e le tensioni quotidiane per creare un clima di sospetto crescente, in cui nessuno appare completamente estraneo ai fatti.
Via Bivio assume così quasi il ruolo di un personaggio, contribuendo a costruire un’atmosfera claustrofobica e coinvolgente che accompagna il lettore fino alla soluzione del caso.
Mastropasqua era un uomo di mezz’età, stanco e fuori forma, fumatore, affetto da gastrite, che non praticava alcuno sport.
Tra gli elementi più riusciti del libro spicca la figura del commissario Mastropasqua.
Lontano dall’immagine dell’investigatore infallibile e spettacolare tipica di molta narrativa contemporanea, Mastropasqua si distingue per equilibrio, umanità e capacità di osservazione.
È un personaggio credibile: riflette prima di agire, ascolta con attenzione, mette continuamente in discussione le proprie ipotesi e non si lascia condizionare né dal clamore mediatico né dalla fretta di individuare un colpevole.
La sua forza non risiede nell’intuito quasi soprannaturale, ma nella pazienza e nella capacità di leggere i comportamenti umani, cogliendo le contraddizioni e le fragilità di testimoni e sospettati.
Quel commissario imprevedibile lo aveva colto alla sprovvista. Era diverso Mastropasqua, dagli sbirri con cui di solito aveva a che fare
Anche sul piano personale Mastropasqua appare ben caratterizzato. Le sue riflessioni e i suoi dubbi contribuiscono a renderlo una figura autentica, distante dagli stereotipi dell’eroe senza esitazioni.
Consapevole di quanto la verità possa essere sfuggente, affronta ogni delitto sapendo che dietro i fatti si celano motivazioni complesse, relazioni difficili e segreti sedimentati nel tempo.
Una dimensione umana che rende l’indagine ancora più coinvolgente.
Lo stile narrativo risulta scorrevole e ben calibrato. Bronzino alterna momenti di tensione investigativa a pagine dedicate alla ricostruzione dell’ambiente e dei personaggi, mantenendo costante l’interesse fino alla conclusione.
Il ritmo non è mai frenetico, ma procede con gradualità, privilegiando la costruzione dell’atmosfera e la credibilità dell’intreccio rispetto ai colpi di scena fini a sé stessi.
Una scelta che rende il romanzo particolarmente apprezzabile dagli amanti dei gialli investigativi fondati sull’analisi psicologica e sulla ricostruzione logica degli eventi.
In quel palazzo era morta una ragazza. La giustizia non poteva più aspettare.
Nel complesso, Omicidio al novantesimo di Nicola Bronzino coniuga efficacemente il fascino del poliziesco con la forza evocativa della memoria storica.
Il parallelismo con il caso di via Poma conferisce profondità alla vicenda, mentre i richiami ai Mondiali di Italia ’90 trasformano il contesto storico in un autentico protagonista della narrazione e il commissario Mastropasqua guida il lettore attraverso un’indagine ricca di sfumature con credibilità e umanità.
Ne emerge un’opera che, oltre a raccontare un delitto, riflette sul rapporto tra verità, memoria e giustizia, dimostrando come il romanzo giallo possa diventare anche il racconto di un’epoca.
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