Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
Benito Pietra, ex comandante partigiano segnato nel corpo e nell’anima, si sta reinventando investigatore privato mentre il Paese tenta di riprendersi dalle ferite della guerra. In una torrida estate del 1952, il detective partigiano si trova coinvolto in un intricato caso che intreccia gelosie, tradimenti e faide industriali: l’omicidio del potente barone Oldiferri. È proprio alla sua agenzia investigativa che si rivolge Jolanda Fracassi, la moglie della vittima, una donna bellissima dal fascino ambiguo.
Cosa si cela dietro questa scelta? Tra i bassifondi criminali, i segreti di un magnate dell’industria, e le ombre di un passato che non smette di tormentarlo, Benito dovrà affrontare i suoi demoni per ritrovare il coraggio di agire. Un noir ironico e malinconico, che ci racconta un’Italia ruvida e piena di contraddizioni, in cui il riscatto passa per il filo sottile tra giustizia e vendetta.
«Ho saputo che avete aperto un’agenzia investigativa a Mugno». Olmo si schermì. «Più o meno».
In Giochi nuovi per un vecchio cane Benito Pietra, ex comandante partigiano noto durante la Resistenza con il nome di “Olmo”, prova a ricostruirsi una vita nell’Italia del dopoguerra aprendo un’agenzia investigativa insieme al socio Gianni.
Nell’estate del 1952, l’omicidio del potente barone Oldiferri lo coinvolge in un’indagine pericolosa e dai contorni oscuri. Infatti è proprio alla sua agenzia investigativa che si rivolge la moglie della vittima, Jolanda Fracassi, donna bellissima dal fascino ambiguo. Tra interessi industriali, criminalità e segreti sepolti, Olmo sarà costretto ancora una volta a fare i conti con i fantasmi del proprio passato.
La figura longilinea di una donna si fece avanti. «Il signor Benito Pietra?» disse questa con lo sguardo infastidito dalla vista delle cicatrici.
Giochi nuovi per un vecchio cane è un noir ironico e malinconico che racconta un’Italia postbellica, ruvida e contraddittoria, in cui tutto si gioca sul filo sottile tra giustizia e vendetta.
Olmo è uno dei personaggi più riusciti del noir italiano recente, non il detective duro per convenzione di genere, ma un uomo profondamente contraddittorio, geloso come un adolescente, incapace di aprirsi emotivamente e perseguitato da un passato partigiano che continua a riemergere.
Le ferite riportate nel corpo, suturate da un veterinario in montagna, convivono con una mente attraversata da una voce interiore ironica e scomoda, che affiora soprattutto nei momenti di massima tensione.
Se l’era procurate durante un’azione partigiana e senza l’intervento di un veterinario, i suoi compagni non erano riusciti a recuperare un dottore vero, sarebbe morto.
William Raineri adotta una scrittura che intreccia ironia e malinconia con misura, senza mai eccedere nei toni.
I dialoghi scorrono con il ritmo essenziale del poliziesco americano, ma l’impianto resta profondamente radicato nell’Italia del dopoguerra: strade polverose, tensioni mai sopite della guerra civile e personaggi che sembrano sempre leggermente in ritardo rispetto ai propri desideri. La prosa è precisa e ritmica, capace di passare con naturalezza dal registro comico a quello più amaro. Nei dialoghi emerge un’intonazione autentica dell’epoca, il “voi”, i soprannomi, le bestemmie represse, mentre la storia non fa da sfondo, ma entra a pieno titolo nella trama e nei personaggi.
D’un tratto l’uomo alzò il pugno ma si trattenne, sputò per terra, saltò sul camioncino e bestemmiando mise in moto.
L’ambientazione del dopoguerra non è un semplice sfondo, pulsa e respira dentro ogni pagina.

William Raineri
William Raineri è nato a Brescia nel 1970. Cresciuto con la passione per le storie trasmessagli dalla nonna, ha unito negli anni narrazione e creatività visiva. Fondatore di Raineri Design, ha firmato loghi, identità e campagne per brand nazionali e internazionali, ottenendo numerosi premi.
Oggi scrive racconti, progetta mondi narrativi e scolpisce nel suo laboratorio di campagna. Ha un master in Storytelling della scuola Holden. È autore del romanzo “Chi porta le ombre”, pubblicato nel 2023.
L’Italia raccontata da Raineri è sporca, stanca, attraversata da opportunisti e reduci, ma ancora sorprendentemente vitale, sospesa tra macerie materiali e morali.
Si percepiscono l’odore dei bar fumosi, la pioggia sull’asfalto e i dossier nascosti nei cassetti, in un mondo in cui nulla è davvero trasparente e ogni silenzio pesa quanto una confessione.
In passato, prima di ogni azione, Olmo aveva il suo demone da combattere. All’esterno si palesava con il tremore incontrollabile della mano ma la battaglia vera era dentro.
L’unica riserva riguarda la tendenza del romanzo a soffermarsi sulla propria atmosfera malinconica, con un ritmo che a tratti rallenta deliberatamente.
È però una scelta coerente con la struttura complessiva del libro, non un thriller pensato per essere letto rapidamente, ma una narrazione che richiede tempo e segue da vicino lo sguardo amaro e disilluso del protagonista.
In definitiva, Giochi nuovi per un vecchio cane si conferma un noir asciutto e solido, che usa l’indagine come pretesto per raccontare uomini segnati da guerre interiori e reali, sopravvissuti a sé stessi più che al loro passato.
È un noir meno centrato sull’azione e più introspettivo, in cui il peso dei dialoghi e delle ferite psicologiche conta quanto, se non più, della risoluzione del caso.
Olmo le accennò un gesto, un lieve saluto, una sorta di riconoscimento di quanto accaduto e di ciò che non poteva essere fermato.
Salottometro:


Link d’acquisto

