La mossa del granchio di Sandrone Dazieri

La mossa del granchio Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Quando Dante Torre arriva tra le colline del Piemonte per una consulenza ai Servizi, non si aspetta di trovare qualcosa che lo riguarda così da vicino. Dentro una chiesetta, riemersa dai resti di una frana, viene scoperto un cadavere rimasto intrappolato sotto le rocce per decenni. Disegnato sul muro, c’è un loto stilizzato: il segno di un possibile omicidio rituale. Ma la verità è ancora più sconvolgente. Il corpo è di Alba, il primo amore di Dante, la donna che anni prima lo aveva accolto nella comunità Tarayoga, aiutandolo a ricominciare dopo l’orrore del Silo. Prima che possa avvicinarsi alla verità, qualcuno, però, tenta di ucciderlo: un camion lo sperona.

Per lui non ci sono dubbi. C’è un “demone” che vuole fermarlo. Intanto in Francia l’ex vicequestore Colomba Caselli abita con Glenn, che le offre il suo incondizionato amore e una vita ricca e spensierata. Ma se ti sei occupata di criminali e assassini, è difficile lasciarsi il passato alle spalle. Soprattutto se al tuo fianco c’è sempre stato un socio brillante come Dante. Quando la notizia del suo incidente la raggiunge, Colomba lascia da parte i dubbi e parte al volo per cominciare con l’amico, vivo per un soffio, un’indagine impossibile. Insieme scoprono che la morte di Alba non è un caso isolato.

Uno dopo l’altro, gli ex membri della comunità stanno morendo in circostanze sospette. Una scia di sangue riporta Dante nei ricordi più oscuri, e li trascina entrambi in una spirale dove ogni mossa può essere letale. Con il suo stile inconfondibile, Sandrone Dazieri costruisce un thriller magnetico e spietato, in cui il passato non smette mai di reclamare il proprio conto e ogni verità ha un prezzo.

«Ciao. Mi chiamo Alba» dice.

In La mossa del granchio, thriller a forte componente psicologica, Colomba Caselli e Dante Torre vengono coinvolti in un’indagine che prende avvio da un fatto in apparenza isolato, ma che si rivela rapidamente più articolato e complesso.

I due sono chiamati a ricostruire la verità dietro una serie di eventi inquietanti legati al ritrovamento di un corpo tra le colline piemontesi, in un’area dove un tempo sorgeva la comunità di Tarayoga. La vittima è Alba, il primo amore di Dante, e il caso riapre non solo interrogativi investigativi, ma anche ferite personali profonde.

Il corpo scheletrico è disposto a croce. Una ferita dallo sterno fino al pube è rimasta congelata aperta. Gli organi interni sono diventati frutta secca, ma sono ancora riconoscibili.

L’indagine dei protagonisti si sviluppa come un percorso irregolare, in cui ogni scoperta tende a complicare il quadro invece di chiarirlo. Per avvicinarsi alla verità è necessario muoversi tra piste fuorvianti, interventi occulti e dinamiche difficili da interpretare, in un contesto in cui nulla può essere considerato stabile. Il lavoro investigativo diventa così un continuo riassetto delle ipotesi, che costringe Colomba e Dante a rivedere più volte le proprie conclusioni.

«Per i RIS è molto probabile. La Tarayoga gestiva una casa-famiglia poco distante da qui, per adolescenti con problemi, si chiamava Solaria.» «Se sa già tutto, perché mi ha chiamato?»

Sandrone Dazieri costruisce un romanzo a più livelli, in cui la narrazione non procede mai in modo lineare ma segue traiettorie laterali, richiamando il movimento del granchio, che avanza spostandosi di lato. La trama richiede così un’attenzione costante, perché la verità non si presenta mai in modo diretto, ma emerge attraverso deviazioni e passaggi nascosti.

«Non proprio. Quando le ho chiesto chi fosse, ha detto che era un demone.»

Al centro della storia si conferma la coppia formata da Colomba Caselli e Dante Torre, due personaggi molto diversi ma complementari.

Colomba è razionale, concreta e determinata, mentre Dante è intuitivo, fragile e segnato da un passato che continua a influenzarlo. Il loro rapporto si sviluppa tra fiducia, conflitto e dipendenza reciproca, raggiungendo una maggiore profondità emotiva e narrativa.

«CC» mormora. Lei trattiene la commozione. È vivo, sta bene, può smettere di iperventilare. «Si può sapere perché appena mi allontano combini dei casini?» dice. «Portami via da qui.»

I personaggi secondari non sono mai completamente definiti, ma restano avvolti in ambiguità e zone d’ombra che li rendono difficili da interpretare. Questo impone al lettore un ruolo attivo, chiamato a leggere tra le righe e a confrontarsi con informazioni non sempre esplicite. L’atmosfera è costantemente tesa e opprimente, attraversata da un senso di instabilità che non si dissolve nemmeno nei momenti di apparente quiete.

Valentina ha voluto evitare che la costringesse e, sempre seguendo i suoi gesti, si è toccata il braccio con la fiammella, staccandola subito. Il demone ha fatto cenno di no, ancora.

Il romanzo si estende oltre la dimensione investigativa, aprendo anche uno sguardo su contesti istituzionali e sociali più ampi. Realtà come il Centro di Analisi Sociali di Asti e la figura del professor Pietrangeli contribuiscono a delineare un sistema in cui sapere, risorse economiche e gestione del potere si intrecciano in modo poco trasparente, suggerendo che il caso sia parte di una rete più vasta.

Parallelamente, emerge con forza l’idea che non esista un’unica verità, ogni testimonianza e ogni indizio costruiscono versioni differenti e spesso incompatibili della realtà, spostando l’attenzione su chi le produce e per quale motivo.

«Bene. Ma lasciamo questo posto.» Mentre attraversano il cortile, Colomba lo aggiorna: Pietrangeli era un socio storico, ma un giocatore fantasma. Online sì. Dal vivo quasi mai.

Sandrone Dazieri

Sandrone Dazieri (Cremona, 1964) è uno dei maggiori interpreti italiani del noir e del thriller. Inventore della serie di culto del Gorilla, ha pubblicato la Trilogia del Padre tradotta in più di venticinque Paesi. Per Nero Rizzoli ha pubblicato La danza del Gorilla (2019). Il suo ultimo romanzo è Il male che gli uomini fanno (HarperCollins, 2022).

Con il suo stile inconfondibile, Sandrone Dazieri costruisce un thriller magnetico e spietato, in cui il passato continua a pesare sulle vicende presenti e ogni verità ha un costo.

La mossa del granchio si conferma un’opera intensa e stratificata, che va oltre l’intrattenimento e indaga le zone più fragili dei personaggi. Il lettore viene immerso in una narrazione irregolare, dove la tensione nasce da dettagli apparentemente marginali e dalla sensazione costante che nulla sia davvero casuale. Ne deriva un’esperienza di lettura coinvolgente e persistente, capace di restituire un mondo instabile e profondamente umano.

«Sapete come si chiama?» Spinge il quarto pedone e chiude la seconda punta. «L’Apertura del Granchio.»

Un possibile limite dell’opera risiede nella sua architettura molto costruita, che in alcuni momenti può ridurre la spontaneità emotiva. Tuttavia, per chi apprezza thriller psicologici complessi e non convenzionali, questa caratteristica diventa un punto di forza. In conclusione,

La mossa del granchio non è una lettura immediata, richiede attenzione e restituisce una tensione sottile e costante, più legata al dubbio che alla soluzione.

Dante scuote la testa senza staccare gli occhi dai suoi. «No» dice. Colomba sbuffa. «Come no? Sei il mio migliore amico. Sei l’unica persona che mi conosce davvero.» «Ma sono innamorato di te.»

I romanzi con protagonisti Colomba Caselli e Dante Torre sono autoconclusivi, ma le loro vite si sviluppano nel corso della serie, mostrando un’evoluzione nelle relazioni, nelle scelte personali e nel percorso emotivo di ciascuno.

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