La bambina perfetta di Lucinda Berry

La bambina perfetta Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Christopher e Hannah sono un chirurgo e un’infermiera felicemente sposati, con una vita apparentemente perfetta. L’unica cosa che manca è un bambino. Quando Janie, una bambina abbandonata di sei anni, arriva nel loro ospedale, Christopher sente subito un legame speciale con lei e convince Hannah ad adottarla e portarla a casa. Ma Janie non è una bambina come le altre, e la sua psiche ferita si rivela molto più difficile da gestire di quanto i nuovi genitori avessero immaginato. Janie è profondamente legata a Christopher, ma manifesta comportamenti sempre più inquietanti, riversando tutta la sua rabbia su Hannah.

Incapace di creare un legame con Janie, Hannah si sente sopraffatta dalla pressione, mentre Christopher si rifiuta di vedere la vera natura della bambina. Hannah sa che Janie sta manipolando Christopher e lo sta isolando da lei, nonostante i suoi tentativi di tenerli uniti. Ma quando il comportamento di Janie minaccia di distruggere il loro matrimonio, la verità sul passato della bambina potrebbe essere sufficiente a spingerli tutti oltre il limite.

Questo caso mi avrebbe perseguitata per sempre.

Con La bambina perfetta, Lucinda Berry costruisce un thriller psicologico che irrompe nella mente del lettore con una storia disturbante e difficile da dimenticare.

Fin dalle prime pagine il romanzo lascia intuire che qualcosa di drammatico è accaduto, scegliendo però di non rivelarlo immediatamente e costruendo così una tensione costante che accompagna l’intera narrazione.

La struttura narrativa si sviluppa attraverso l’alternanza dei punti di vista di Hanna e Christopher, ai quali si affiancano gli intermezzi dedicati agli interrogatori di Piper, l’assistente sociale incaricata del caso. È proprio questa costruzione a più voci che permette di ricomporre gradualmente gli eventi e, soprattutto, di entrare nelle dinamiche familiari e psicologiche dei protagonisti.

Al centro della storia si trova Janie, bambina vittima di abusi e violenze, che tuttavia non riesce mai a suscitare una piena empatia.

I segni sul collo e sui polsi facevano pensare che fosse stata tenuta legata a lungo: era un caso molto più grave di quanto sembrasse.

Pur essendo chiaramente una vittima, dalle descrizioni e dai suoi comportamenti emerge qualcosa di profondamente inquietante e respingente, capace di generare nel lettore sentimenti contrastanti

Mi piace fare del male alle persone. A te no?

È proprio qui che il romanzo trova uno dei suoi aspetti più angoscianti: la difficoltà di comprendere fino in fondo Janie e il disagio che nasce dal non riuscire a provare nei suoi confronti una partecipazione immediata e totale

Può essere una bambina tenera e irresistibile, ma anche perfida e manipolatrice

Anche il rapporto tra Hanna e Christopher contribuisce ad alimentare questa tensione emotiva. Capitolo dopo capitolo emergono differenze profonde nel loro modo di relazionarsi con la bambina e di affrontare il trauma che la circonda. Se Christopher tende a sviluppare nei confronti di Janie un coinvolgimento quasi assoluto

Amavo Janie in modo indescrivibile, nonostante quello che aveva fatto. Probabilmente non sarei mai riuscito a spiegarlo.

Hanna appare più combattuta

Sono d’accordo con te: non è colpa sua. Ma sua madre le ha fatto del male e lei non si rende conto che è per questo che mi odia: mi detesta, Christopher, sul serio.

mentre alcune reazioni di Christopher, soprattutto nei confronti della moglie, risultano a loro volta difficili da comprendere

Avevo affrontato il lutto di figli mai nati, e mi ero sentita sola. La profondità del mio dolore era difficile da capire, per Christopher.

Lucinda Berry

È autrice bestseller di «USA Today», dopo aver lavorato come psicologa e ricercatrice nel campo dei traumi infantili. Ha scritto numerosi romanzi di successo, tradotti in diverse lingue e opzionati per il cinema. Vive a Los Angeles e, quando non scrive, si dedica alla corsa e alla preparazione per le maratone. La gemella silenziosa è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2026, con la Newton Compton.

Lucinda Berry si dimostra particolarmente abile nel costruire entrambe le prospettive, restituendo con lucidità le diverse sfumature emotive e psicologiche dei personaggi.

La tensione cresce progressivamente insieme al peggioramento dei comportamenti di Janie: l’ansia iniziale si trasforma lentamente in paura e la narrazione assume contorni sempre più cupi e angoscianti.

Ed è proprio in questa continua oscillazione tra attrazione e repulsione che il romanzo trova la sua cifra distintiva. Più la storia diventa inquietante, più il lettore si sente incapace di abbandonarla, trascinato in una sorta di ipnosi narrativa che spinge a proseguire nonostante il disagio crescente.

Anche l’espediente dell’alternanza tra presente e passato si rivela particolarmente efficace: il lettore sa fin dall’inizio del verificarsi di un evento drammatico, ma l’autrice sceglie di svelarlo gradualmente, mantenendo alta la suspense e il coinvolgimento emotivo.

Oltre alla componente thriller, La bambina perfetta affronta temi complessi come la malattia psichiatrica, i traumi infantili, i legami familiari e le diverse modalità con cui maternità e paternità reagiscono al dolore e alla paura.

E proprio qui il romanzo riesce forse nel suo intento più destabilizzante: costringere chi legge a interrogarsi sulle proprie reazioni emotive.

Janie è soltanto una bambina, vittima di abusi e violenze. Perché allora genera disagio? Perché risulta così difficile empatizzare completamente con lei? È una domanda che accompagna la lettura fino alla fine, lasciando addosso una sottile angoscia: siamo noi a essere “sbagliati” oppure c’è davvero qualcosa di profondamente inquietante che continua a sfuggirci?

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