Recensione di Katya Fortunato

Rubrica a cura di Claudia Pieri
TRAMA
Irina, 28 anni, fotografa, scatta ossessivamente ritratti espliciti di uomini dall’aspetto normale che convince a posare per lei, scovati per le strade di Newcastle. In congedo dal suo lavoro senza prospettive, un giorno le viene offerta una mostra in una galleria molto frequentata di Londra, che promette di rilanciare la sua carriera nel mondo dell’arte e di aprirle una via di fuga dalla routine fatta di devianze che le stanno distruggendo la vita. La notizia scatena una spirale autodistruttiva, incentrata sul suo rapporto con la migliore amica, anche lei donna dai tratti ossessivi, e con un giovane timido, che lavora nel supermercato locale e che ha attirato la sua attenzione.
Definito dalla stampa inglese «un American Psycho al femminile» – grazie a una protagonista che è una crasi perfetta tra antieroina, narratrice inaffidabile e spietata, e intelligentissima critica sociale – Maschi a pezzi è un romanzo incendiario, una commedia nera, scioccante e divertente, che si inserisce nel filone delle sad hot girls, già presente in fortunati romanzi come Il mio anno di riposo e oblio di Otessa Moshfegh, Come uccidono le brave ragazze di Holly Jackson, Ti ricordi di Sarah Leroy? di Marie Vareille e La penitenza, della stessa Clark.
Eliza Clark costruisce una potente riflessione letteraria, che riesce da una parte a ribaltare la prospettiva sugli stereotipi narrativi dei thriller, ancora percepiti in gran parte come dominio della mascolinità, e dall’altra a far emergere una riflessione spiazzante sull’indifferenza, sulla vacuità, sull’egoismo che crea cecità di fronte al dolore, all’infelicità, ai segnali di allarme del malessere mentale, anche quando ci lampeggiano davanti.
Maschi a pezzi di Eliza Clark è uno di quei romanzi che non cercano mai di rendersi simpatici al lettore e, proprio per questo, riescono a colpire nel segno e a farsi ricordare a lungo.
Al centro della storia c’è Irina, fotografa provocatoria, manipolatrice, narcisista, autodistruttiva. Una figura difficile da amare e impossibile da ignorare. Clark costruisce una donna che spesso respinge il lettore, lo provoca, lo mette a disagio, ma che allo stesso tempo esercita un’attrazione costante.
Irina guarda gli uomini come oggetti da usare e consumare. Li sceglie giovani, spesso inconsapevoli, e li trasforma in materia artistica e sessuale.
Il problema di Flo, così come di molte persone della nostra età, è che fanno sempre troppo in fretta a dare la colpa agli altri per i propri casini. Eppure sei tu che scegli queste cose. Scegli di sentirti come un mucchio di merda senza spina dorsale, facilmente influenzabile, con i postumi di una sbornia fumante domani mattina. Forse pure domani sera.
Clark non la giustifica mai, ma la espone continuamente. Dietro il cinismo, l’aggressività e la crudeltà emerge una donna devastata, incapace di costruire relazioni sane, dipendente dall’attenzione altrui e profondamente alienata.
Persino l’affetto sembra trasformarsi in qualcosa di sospetto o manipolatorio. Il rapporto con la madre, soprattutto, è micidiale: dialoghi passivo-aggressivi, frecciatine continue, svalutazioni costanti che aiutano a comprendere quanto Irina sia cresciuta in un ambiente emotivamente tossico.
E tutto questo ci viene cucito addosso da piccoli, non è vero? La violenza. Ho dovuto ricorrere a soluzioni alquanto estreme per difendermi.
La scrittura di Eliza Clark è tagliente, sarcastica, sporca, spesso volutamente sgradevole. La voce di Irina domina completamente la narrazione: tutto passa attraverso il suo sguardo velenoso, giudicante, ipercritico.
Lo lascio partire per un po’ su quanto sia bello il mio lavoro: ooo i colori, ooo è così rivoluzionario vedere lo sguardo femminile, ooo immagini erotiche di uomini normali fatte da una donna.
È un flusso continuo di pensieri acidi, osservazioni crudeli, arte contemporanea, pornografia, cultura internet e degrado emotivo. Il risultato è una lingua viva, nervosa, che alterna momenti di umorismo nerissimo a scene profondamente inquietanti.
Riemergevo, nel senso che la vista non si era sganciata solo dal cervello, ma dalla realtà stessa. Ero al di sopra del tempo, dentro il tempo, al di là del tempo, unica sopravvissuta al passaggio dei millenni.

Eliza Clark
Eliza Clark, nata a Newcastle, vive a Londra. È autrice di La penitenza, pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2024. Maschi a pezzi, suo libro d’esordio, è stato finalista del Women’s Prize Future Awards, selezionato come romanzo dell’anno per la catena di librerie Blackwell’s, adattato per il teatro e portato in scena al Soho Theatre di Londra.
Nel 2023 Clark è stata nominata dalla rivista «Granta» tra i Best of Young Novelists. La rivista «Forbes» l’ha inclusa tra i «30 under 30», i trenta profili più influenti della «nuova frontiera dello storytelling» sotto i trent’anni.
Clark è bravissima anche nel costruire disagio.
Non attraverso grandi colpi di scena, ma tramite dettagli: una frase fuori posto, una riflessione disturbante detta con leggerezza, il modo in cui Irina osserva le persone. Il lettore finisce intrappolato nella sua testa e capisce presto che il vero orrore del romanzo non è tanto ciò che accade, quanto il modo in cui lei percepisce il mondo.
Maschi a pezzi è un libro difficile da rinchiudere dentro un solo genere, ed è anche questo uno degli aspetti che lo rendono così incisivo.
Si muove su più livelli contemporaneamente e ribalta dinamiche narrative tradizionalmente associate a figure maschili. Irina osserva, usa e consuma gli uomini nello stesso modo in cui molta narrativa ha storicamente fatto con le donne.
Sembra vivere soltanto attraverso il dominio sugli altri. Ogni rapporto viene trasformato in una dinamica di potere: sedurre, umiliare, manipolare, mettere alla prova. È come se non riuscisse a percepire le persone al di fuori della loro utilità emotiva o artistica.
…le persone, quando vedono accadere cose terribili, prima dicevano che sembrava un sogno, mentre adesso dicono che sembra un film. Nella coscienza popolare, i film hanno soppiantato i sogni, e sono diventati il nostro punto di riferimento per l’irreale e per il quasi reale. Oggi è stato un film, riprodotto su una vecchia videocassetta deformata.
Ma la parte più interessante è che il romanzo lascia intravedere continuamente la fragilità sotto la superficie. Irina è convinta di essere superiore a tutti: disprezza gli uomini, le amiche, la madre, il mondo artistico, i clienti, persino sé stessa.
Eppure quel disprezzo sembra quasi una corazza costruita per evitare qualsiasi forma di vulnerabilità.
…credo che ci sia un numero limitato di volte in cui puoi romperti e incollarti prima di iniziare a perdere qualche parte di te.
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