Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
Nel pittoresco paesino di Lochdubh, immerso nelle Highlands scozzesi, la vita scorre tranquilla tra i pettegolezzi e le superstizioni dei suoi eccentrici abitanti. La cosa va benissimo ad Hamish Macbeth, il poliziotto locale, pigro e tranquillo per natura. D’un tratto, però, l’armonia della cittadina viene turbata da una serie di lettere anonime, che avvelenano l’atmosfera e generano caos e tensioni.
Quando poi la direttrice dell’ufficio postale del villaggio viene trovata morta, il mistero s’infittisce. Tutti infatti pensano che sia un suicidio… tutti a parte Hamish, convinto che si tratti di un delitto originato proprio da quelle lettere anonime. Determinato a scoprirne l’autore, Hamish si ritrova così invischiato in un’indagine intricata e con una lista d’indiziati sempre più lunga. Perché tutti sembrano avere qualcosa da nascondere, e nessuno è realmente innocente…
Jenny Ogilvie era nell’appartamento londinese della sua amica Priscilla Halburton-Smythe, raggomitolata sul divano. Avevano trascorso quasi tutta la serata chiacchierando.
In Ne uccide più la penna, Jenny Ogilvie, storica amica dell’ex fiamma di Hamish, Priscilla Halburton-Smythe, decide di partire per le Highlands con l’intento di conquistare il bel poliziotto locale.
Lochdubh, il pittoresco paesino, è un luogo sperduto nelle Highlands scozzesi, un po’ fuori dal mondo e dalla civiltà. Ad aspettarla c’è la signora Dunne, proprietaria del bed & breakfast “Sea View”, una sistemazione modesta e un po’ datata.
Jenny tornò nella sua stanza. Stanchissima e depressa, poteva solo sperare che il poliziotto si rivelasse degno di tanta sofferenza.
Hamish Macbeth ha ben altre preoccupazioni oltre a una turista in cerca di avventure sentimentali. Nel vicino villaggio di Braikie iniziano infatti a circolare lettere anonime dai toni minacciosi, recapitate agli abitanti. In un primo momento sembrano messaggi sibillini, ma ben presto l’atmosfera si fa inquietante, fino a sfociare in una serie di omicidi.
Lesse il foglio: “Sei una bastarda, ne ho le prove. Tuo padre non ha mai sposato tua madre e lo racconterò a tutti”

M.C. Beaton
Nota principalmente con lo pseudonimo di M.C. Beaton, Marion Chesney Gibbons è nata in Scozia nel 1936. Ha scritto più di 100 romanzi storici, pubblicati sotto numerosi pseudonimi. M. C. Beaton è quello usato per le serie mistery. Ha lavorato come libraia e come giornalista, di moda prima, di cronaca nera poi.
Dopo alcuni anni negli USA è tornata in Inghilterra dove si è dedicata alla stesura di romanzi polizieschi, dando vita prima a una serie con Hamish Macbeth e, a partire dal 1992, a quella che vede protagonista Agatha Raisin. È morta il 30 dicembre 2019 all’età di 83 anni, dopo una breve malattia.
M.C. Beaton offre un cozy mystery perfetto per chi cerca una lettura leggera ma non banale, arricchita da una sottile ironia tipicamente british e da una narrazione che intreccia abilmente mistero e comicità.
Più che sugli omicidi camuffati da suicidi, il romanzo punta sulla brillante costruzione dei personaggi.Hamish Macbeth è un protagonista fuori dal comune, acuto e perspicace, ma dal temperamento pigro, preferisce gustarsi una tazza di tè in tranquillità insieme al suo fedele cane Lugs piuttosto che lanciarsi in frenetiche indagini.
Quando ho finito con lei vorrei scambiare due chiacchiere con la segretaria. Dunque, stamane la signorina McAndrew è stata trovata morta, pugnalata con brutale violenza.
Il contrasto tra la mondanità di Jenny e la rigidità degli abitanti di Braikie genera situazioni esilaranti, tipiche della commedia degli equivoci.
Tuttavia, dietro l’apparente leggerezza narrativa, emergono con forza tematiche tutt’altro che superficiali: il bullismo, la diffamazione e il peso distruttivo delle maldicenze sono affrontati con serietà e profondità, rivelando le dinamiche spesso crudeli di una comunità chiusa e giudicante.
Abbiamo bisogno di tutte le forze di polizia per risolvere questo caso. La aspetto, metta la divisa e mi segua a Braikie.
M.C. Beaton descrive le Highlands con un affetto palpabile, restituendone tutta la bellezza aspra e autentica, ma senza mai idealizzarle, accanto ai paesaggi suggestivi e al fascino incontaminato, emerge anche il volto più duro e selvaggio della natura scozzese, capace di mettere alla prova chi la abita.
Le brughiere ventose, i cieli mutevoli e l’isolamento dei piccoli villaggi contribuiscono a creare un’atmosfera intensa, che non è solo sfondo, ma parte integrante della narrazione.
Il lungo inverno highlander ululava alla soglia, pronto a entrare.
Salottometro:


Link d’acquisto

