Un’ombra nell’ombra di Pier Carpi

Un'ombra nell'ombra Salotto Giallo

Recensione di Katya Fortunato

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara

TRAMA

Milano, anni Settanta. In una città grigia ma sempre in movimento nella routine della quotidianità, molte donne sono legate tra loro in una consorteria magica che non differenzia per censo o condizioni di vita, e che si dona regole e rituali come per contrastare un irrimediabile senso di solitudine.

Ma il loro equilibrio verrà sconvolto dall’arrivo di una nuova ragazzina, un’adolescente dotata di poteri superiori alle altre, che si impadronirà dei segreti della sorellanza e rifiuterà l’integrazione nella comunità e nel ciclo dell’esistenza, all’apparenza ineluttabile, che la tiene prigioniera.

Pubblicato per la prima volta nel 1974, Un’ombra nell’ombra di Pier Carpi è un romanzo sul potere e sulla solitudine.

Un libro che si muove ai margini della società, della narrativa classica e, forse, anche della comprensione immediata.

Ambientato nella Milano degli anni Settanta, la città resta sullo sfondo, ma mantiene una presenza inquietante. Qui si muove un gruppo di donne legate ad antiche tradizioni magiche e a un bisogno, invece, profondamente moderno: quello dell’accettazione.

L’elemento più sinistro è sicuramente Daria, la figlia di Carlotta.

È più potente di tutte e ne è pienamente consapevole, ed è proprio questo a renderla pericolosa. Rifiuta di essere come sua madre e le altre, rifiuta le regole e la comunità.

Diventa così il nemico. Nonostante la giovane età, riesce a incutere timore e a mettere in pericolo ciò che, nella consorteria magica, potrebbe rappresentare qualcosa di positivo: un luogo che è insieme rifugio e, paradossalmente, prigione.Anche quando ci si lega agli altri, la solitudine non scompare: cambia forma. Diventa rituale, abitudine, regola condivisa.

“Daria…”.
La bambina alzò il capo. I capelli le erano caduti sul davanti e le coprivano metà volto. Un occhio solo, un sorriso feroce.
Poi corse via. Carlotta le fu dietro.
“Daria…”.

Daria non è tanto un personaggio “normale”, quanto una forza che rompe gli equilibri.

Rappresenta l’individuo che rifiuta di adattarsi al gruppo, scegliendo una strada personale, guidata da regole proprie.

“Io sono più forte di te, di voi, di tutte voi”.
Con un gesto del capo buttò indietro i capelli e rise. Come una bambina.

Pier Carpi

Pier Carpi (Arnaldo Piero Carpi, Arceto di Scandiano 16 gennaio 1940 – Viadana il 26 giugno del 2000), dagli anni Sessanta inizia a lavorare come sceneggiatore di fumetti, e scrive storie per Topolino, Zakimort, Diabolik, Teddy Bob e persino alcune avventure tutte italiane di Superman e Batman.

Nello stesso periodo comincia la sua carriera di scrittore, che lo vede alle prese con numerosi romanzi, saggi e biografie, oltre che i libri della collana Il romanzo di Diabolik scritti dal 1967 al 1971.

Nel 1970 fonda e conduce insieme ad Alfredo Castelli la rivista-contenitore Horror dedicata a fumetti e cinema, e proprio al cinema si dedica negli anni Settanta dirigendo due film tratti dai suoi romanzi – Povero Cristo (1975) e Un’ombra nell’ombra (1979) – e scrivendo la sceneggiatura per il film Cagliostro (1975).

Da sempre estremamente interessato all’occultismo, aderisce alla Società Teosofica e all’inizio degli anni Novanta dà vita a Reggio Emilia a un Gruppo Teosofico da lui presieduto.

Carpi sembra suggerire che il vero collante non sia il potere, quanto la paura del vuoto. Il potere, infatti, non serve a dominare il mondo, ma a contenere il caos interiore.

È una forma di controllo che può facilmente trasformarsi in prigione. La consorteria nasce per proteggere, ma finisce per diventare un sistema chiuso, quasi oppressivo.

Lo stile è un intreccio di elementi onirici e psichedelici, a tratti volutamente sfuggente, con una scrittura che lascia al lettore il compito di interpretare.

Non è un autore “facile”, e questo può risultare spiazzante.

Ma è proprio in questa ambiguità che risiede il fascino del romanzo: il lettore è chiamato a entrare in un sistema simbolico più che a seguire una trama lineare.

Pier Carpi è uno scrittore fuori dagli schemi nel panorama della letteratura italiana del secondo Novecento. Non è mai stato accostato ai grandi nomi più noti, ma nel tempo si è ritagliato uno spazio autonomo, soprattutto tra chi è interessato all’esoterismo e alla controcultura.

Nei suoi libri si respira il clima di un’epoca in cui l’occulto diventa uno strumento per interpretare la realtà.

Alla fine, il romanzo sembra suggerire una verità poco rassicurante: non esiste davvero un “fuori”. Né dalla società né dai sistemi che costruiamo per proteggerci.

Si può cambiare cerchio, rifiutare le regole, ma si resta comunque dentro una dinamica che genera coesione e controllo.

Salottometro:

3,5
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