Copycat L’Emulatore di Marco Marinoni

Copycat Salotto Giallo

Un nuovo serial killer a Torino, dove ogni delitto è una copia

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

«Lindagine somigliava sempre più a un labirinto di specchi. Alcuni restituivano immagini deformate. Altri non riflettevano nulla: non erano specchi ma varchi su una tenebra fitta, popolata da fantasmi intrisi di odio, delirio di onnipotenza e di un folle, sadico desiderio di vendetta.»

L’uomo uccide per ragioni antiche o per un impulso senza nome. A volte è storia. A volte è gioco. Quando il vicequestore Daniele Alessandretti si trova davanti al corpo di una giovane donna strangolata, cosparso di petali, qualcosa si incrina: quel delitto porta la firma di un incubo già vissuto. Il Killer del Fiume, sfuggito quattro anni prima. Ma nulla coincide davvero. Mentre l’indagine affonda nei territori oscuri del folklore piemontese e nelle derive underground della Torino contemporanea, emergono tracce ambigue, deviazioni impercettibili, segnali che contraddicono ogni certezza. È imitazione, o evoluzione?

Per Alessandretti non è solo una caccia all’uomo: è una resa dei conti con ciò che non è riuscito a fermare. Tra analisi scientifiche e intuizioni sottili, dovrà decifrare una logica deviata prima che la violenza torni a compiersi. E questa volta non è concesso fallire.

Copycat l’Emulatore entra subito sottopelle al lettore, insinuando inquietudine pagina dopo pagina.

È un romanzo che non si limita a raccontare la caccia a un serial killer, ma entra nei territori più complessi della psiche umana, dell’ossessione e del rapporto ambiguo tra male e imitazione.

La vicenda prende forma attorno a un’indagine che riapre ferite mai davvero chiuse: il primo delitto porta la firma di un incubo già vissuto, il Killer del Fiume, sfuggito quattro anni prima. Ma nulla coincide davvero, anzi il susseguirsi degli omicidi porta la polizia su fronti diversi, forse troppi. Ed è proprio in questa ambiguità che Marinoni costruisce il cuore del romanzo: il lettore viene trascinato dentro una caccia fatta di dettagli, memorie e falsi rimandi, dove ogni certezza sembra sgretolarsi poco alla volta.

La componente investigativa è senza dubbio uno dei punti di forza del libro. Marinoni costruisce con abilità una storia ben delineata, oscura e ricca di tensione, in cui il serial killer mescola miti antichi e ritualità contemporanee, creando un immaginario inquietante e affascinante.

Torino diventa lo scenario ideale di questa deriva noir: una città silenziosa, quasi sospesa, attraversata da ombre e simboli che amplificano il senso di minaccia.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio lo stile dell’autore. Marinoni scrive con un ritmo controllato, senza inseguire l’effetto facile. La tensione nasce dall’osservazione, dai dialoghi, dai pensieri dei personaggi e soprattutto dalla capacità di raccontare la fragilità umana. Il suo è un thriller psicologico che preferisce scavare nelle motivazioni profonde piuttosto che affidarsi esclusivamente ai colpi di scena.

Nel romanzo convivono suggestioni nere, leggende antiche, memoria e ossessioni. Persino un libro di racconti oscuri e la figura di un’anziana scrittrice ritiratasi in campagna finiscono per diventare elementi che sembrano custodire tracce del passato, dettagli che ricordano in maniera esplicita un cult argentiano e nello stesso tempo alimentano il senso di inquietudine che attraversa tutta la storia.

Marco Marinoni

Marco Marinoni (Monza, 1974) vive a Finale Ligure e insegna Musica Elettronica al Conservatorio di Latina. Ha vinto il primo premio alla VII edizione di GialloLuna NeroNotte 2019, nelle sezioni Racconto inedito e Romanzo inedito. I suoi racconti sono pubblicati sui Classici del Giallo Mondadori. È autore di sette romanzi, tra cui Follia a due (2021), La memoria del male (2022), L’origine del male (2023), L’Epatologo (2024) e Il morso del vento (2025), editi da Mursia.

Marinoni si diverte anche a disseminare il testo di altre citazioni colte e riferimenti artistici, soprattutto legati al tema dello sguardo, della vista e dell’osservazione, richiamando maestri delle arti visive e utilizzando queste immagini come ulteriore chiave di lettura del romanzo.

È una scrittura che cerca continuamente connessioni tra cultura, percezione e indagine.

Questa ricchezza stilistica, però, è anche l’aspetto che può dividere maggiormente i lettori. In alcuni passaggi Marinoni tende a eccedere nella ricerca dell’originalità linguistica: il linguaggio tecnico, le numerose citazioni culturali e una costruzione narrativa molto stratificata rischiano talvolta di appesantire la lettura. Anche l’idea stessa del “copycat”, pur interessante, finisce a tratti per complicare ulteriormente una struttura narrativa già molto densa. La storia del serial killer e dei rituali legati ai miti antichi funziona molto bene ed è probabilmente l’anima più forte del romanzo. L’intreccio legato all’emulazione, invece, aggiunge livelli che in alcuni momenti rallentano il ritmo e rendono la lettura meno immediata.

Eppure, nonostante questa complessità, la storia non perde mai davvero forza.

La solidità della trama, il buon lavoro sui personaggi e soprattutto l’intrigo investigativo tengono viva la curiosità del lettore.

Marinoni sa costruire suspense e sa dosare bene il mistero, accompagnando chi legge dentro una vicenda che rimane coinvolgente fino alla fine.

Al centro della storia troviamo il vice questore Alessandretti, personaggio che rappresenta il vero equilibrio del romanzo. Non è il classico investigatore infallibile: è riflessivo, tormentato, profondamente umano. Marinoni lo tratteggia con grande attenzione, rendendolo credibile proprio grazie ai suoi dubbi e alla sua visione quasi filosofica dell’indagine.

Emblematico è questo passaggio del libro:

Solvitur ambulando. Cercare la soluzione ai problemi camminando: uno dei suoi precetti. Nella filosofia di santAgostino, la metafora indicava la ricerca della verità attraverso lesperienza. Il metodo agostiniano rispecchiava la sua prassi investigativa: scoprire la verità non attraverso profili astratti o tabelle statistico-criminologiche, ma sondando la natura umana, come Diogene di Sinope con la lanterna in cerca delluomo

Il vice questore non cerca risposte nei freddi automatismi investigativi, ma nelle persone, nei comportamenti, nelle contraddizioni dell’animo umano. È un investigatore che osserva, ascolta, cammina, riflette. E proprio questo approccio rende l’indagine più intensa e affascinante.

Marco Marinoni con Copycat l’Emulatore crea una storia solida e avvincente, con personaggi credibili e un forte impianto atmosferico. Tuttavia, le numerose parti tecniche, l’abbondanza di citazioni e una certa tendenza alla prolissità finiscono per rendere la lettura meno fluida di quanto potrebbe essere. E questo probabilmente è ciò che impedisce al libro di raggiungere pienamente il suo potenziale.

Copycat l’Emulatore resta un thriller noir interessante, colto e ricco di suggestioni, capace di costruire una riflessione che va oltre il semplice meccanismo investigativo.

Non è un caso che i temi della vista e dello sguardo attraversino continuamente il romanzo: Marinoni insiste sul confine sottile tra guardare e vedere davvero. I personaggi osservano indizi, dettagli, simboli, ma la vera sfida è riuscire a coglierne il significato profondo, andando oltre la superficie delle cose. Ed è forse proprio questo il cuore del libro: ricordarci che spesso guardiamo il mondo senza riuscire veramente a vederlo.

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