Recensione di Katya Fortunato

Rubrica a cura di Cristiano Colombo e
Katya Fortunato
TRAMA
È la sera di San Valentino quando i proprietari di Lowfield Hall si riuniscono davanti al televisore per seguire una rappresentazione del Don Giovanni. La famiglia Coverdale – George, Jacqueline, Melinda e Giles – non sospetta affatto che quell’idillio sia lì lì per essere infranto: a pochi passi da loro, infatti, c’è Eunice Parchman, la governante, in compagnia di una pazza approdata al fanatismo religioso.
Ammazzano i Coverdale uno dopo l’altro, a colpi di fucile. Sarà l’ispettore capo William Vetch a risolvere il caso e a scoprire l’incredibile ragione di quel massacro, nascosta nell’umiliazione segreta che Eunice custodisce gelosamente da una vita. Cresciuta in povertà e da sempre costretta a farsi carico degli altri, non ha mai imparato a leggere né a scrivere, ed è disposta a tutto pur di difendere quel suo mondo privato, un dedalo in cui ogni svolta minaccia costantemente di smascherarla, di renderla lo zimbello di tutti.
C’è un modo molto preciso per capire subito con che tipo di romanzo si ha a che fare aprendo La morte non sa leggere: l’incipit.
Con Ruth Rendell non ci sono equivoci.
Eunice Parchman ha sterminato la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere né scrivere.
È una dichiarazione assurda, spiazzante, quasi scandalosa per un giallo. Il colpevole è noto fin dalla prima riga. Non c’è mistero, non c’è caccia all’assassino. E allora, cosa rimane? Tutto il resto.
Il romanzo non è più un semplice thriller. Si sa cosa succederà e perché, e ci si ritrova a leggere con un senso di inquietudine costante, sospeso, che impedisce di posare il libro.
Anche grazie alla scrittura scorrevole e coinvolgente della Rendell, che costruisce una tragedia annunciata: un meccanismo inesorabile che si mette in moto lentamente sotto gli occhi del lettore, senza possibilità di essere fermato.
Il cuore della storia non è il delitto, ma la sua inevitabilità.
Eunice Parchman è uno dei personaggi più inquietanti della narrativa crime: non è folle nel senso classico, né davvero “malvagia” nel modo in cui ci si aspetterebbe.
È lucida, ma chiusa in un mondo senza parole, letteralmente.
L’analfabetismo aveva annichilito la sua compassione e atrofizzato la sua fantasia.
Il suo analfabetismo non è solo una barriera: è una frattura che la separa dalla società, dagli altri, perfino da sé stessa. Una forma di isolamento radicale, quasi disumana.
Che ne era di tutti gli altri malcapitati che il caso, il destino o il loro stesso arbitrio avrebbe finito per unire nel carnaio del 14 febbraio? […] Ma per la verità erano già uniti. Non appena Jacqueline aveva rinunciato a fare quella telefonata, un filo invisibile li aveva accalappiati tutti, legandoli stretti, saldandoli in un vincolo più forte del sangue.
Dall’altra parte ci sono i Coverdale, una famiglia borghese, colta, apparentemente equilibrata. Ma è proprio questa normalità a diventare un punto critico.
I Coverdale leggevano a qualsiasi ora del giorno. E Eunice aveva come la sensazione che lo facessero a mo’ di provocazione, visto che nessuno, neppure un professorone, poteva ammazzarsi così tanto di lettura per puro piacere.
Non vedono Eunice per ciò che è. Non la considerano una persona, ma una funzione. La loro sicurezza sociale li rende incapaci di comprendere ciò che esce dai loro schemi. Il romanzo colpisce con durezza: non c’è solo un’assassina, ma anche un contesto che ha reso possibile ciò che accadrà.
Ai loro occhi, Eunice era poco più di un automa, il cui grado di efficienza dipendeva da una corretta oliatura e dalla resistenza alle scale.

Ruth Rendell
Ruth Rendell (1930-2015), autrice vincitrice del premio Edgar, ha scritto più di settanta libri e venduto oltre venti milioni di copie in tutto il mondo. Membro della Royal Society of Literature (Londra), ha ricevuto il Grand Master Award dalla Mystery Writers of America e un premio alla carriera dalla Crime Writers’ Association.
I suoi popolari romanzi polizieschi con protagonista l’ispettore capo Reginald Wexford sono stati adattati in una longeva serie televisiva britannica (1987-2000) con George Baker.
Il tema dell’analfabetismo è affrontato dalla Rendell in modo diretto, senza compassione né giudizio.
È una riflessione sulla marginalità e sull’umiliazione silenziosa di chi vive in un mondo che non riesce a comprendere.
Più in generale, il romanzo racconta la distanza tra le persone: culturale, sociale ed emotiva.
La morte non sa leggere è un libro che osserva, analizza e lascia il lettore con la sensazione di aver assistito a qualcosa che forse si poteva evitare, ma che nessuno ha saputo vedere in tempo.
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