Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
Helmut Frida è un burbero e talentuoso scultore del legno; da qualche tempo si è ritirato a vivere e lavorare nel solitario borgo di Civita di Bagnoregio. Una sera vede dalla sua finestra una ragazza misteriosa che lo spia. Chi è?
Un fantasma, il frutto della sua immaginazione o una persona in carne e ossa che però scompare tutte le volte che lui cerca di avvicinarsi? L’ipnotica scrittura di Giorgio Nisini e le preziose illustrazioni di Luca Ralli, calate nel paesaggio sospeso di Civita, trasformano la storia di Helmut Frida in una moderna favola dark.
Una favola dark dal sapore romantico, dove il mistero si fonde con la malinconia del tempo. Oligo Editore dà alle stampe un’opera preziosa: un libro di poche pagine, ma capace di sprigionare mille suggestioni.
La penna di Giorgio Nisini, ne La ragazza che vedeva nel buio, si intreccia indissolubilmente alle tavole oniriche di Luca Ralli, creando un dialogo serrato tra parola e segno grafico.
È l’incontro tra maestranze d’eccezione a dare vita a questo racconto che, pur nella sua estrema brevità che lascia quasi un senso di piacevole incompiutezza, agita nel lettore riflessioni profonde sul desiderio, l’arte e l’ignoto.
Siamo a Civita di Bagnoregio, la “città che muore”, un luogo che è già di per sé un paradosso geografico e spirituale. Qui si muove Helmut, un misantropo di razza che ha scelto il silenzio dei vicoli come argine contro il mondo. Si è rifugiato tra queste pietre millenarie in cerca di qualcosa che non sa definire, o forse in fuga da ciò che ha capito fin troppo bene.
Helmut vive sospeso, armato solo di un ciocco di legno, in attesa dell’ispirazione definitiva.
La sua è una vita ridotta all’essenziale, un tentativo deliberato di rifuggire ogni contatto umano che rischi di incrinare la sua solitudine autoinflitta.
Eppure, è proprio quel luogo fatiscente e magico a reclamarlo: lo stesso paese lo risucchiava.
Il cuore della vicenda batte attorno a un’apparizione enigmatica, sdoppiata nel tempo o forse nella mente: una giovane e una vecchia compaiono nel cuore della notte, nella piazza deserta del borgo.
Sogno, realtà o deriva della follia?
Cercare una risposta razionale sarebbe un errore di prospettiva. In questo racconto non conta la natura dell’evento, ma la risonanza che esso produce nel marmo interiore del protagonista. La reazione di Helmut a questi incontri notturni diventa la vera materia narrativa, trasformando il terrore e la curiosità in atto creativo.
La notte del settimo giorno Helmut concluse la sua scultura.

Giorgio Nisini
Giorgio Nisini è nato a Viterbo nel 1974. Scrittore e saggista, insegna Letteratura Italiana contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. È autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008, Premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista Premio Tondelli), La città di Adamo (Fazi, 2011, selezione Premio Strega), La lottatrice di sumo (Fazi, 2015) e Il tempo umano (HarperCollins, 2020), Aurora (HarperCollins, 2023).
In questa parabola sull’oscurità, Nisini ci ricorda che l’arte non nasce mai dalla piena luce, ma dalle ombre che proiettiamo sulle pareti della nostra anima.
La scultura di Helmut non è solo legno modellato, è il precipitato di un incontro con l’impossibile, la prova tangibile che anche l’uomo più cinico e solitario resta, in fondo, un cercatore di miracoli.
La ragazza che vedeva nel buio di Giorgio Nisini è un piccolo gioiello editoriale che si legge col fiato sospeso, lasciandoci addosso lo stesso odore di pioggia e di antico che si respira tra le strade di Civita, con la consapevolezza che certe visioni, proprio perché sfuggenti, finiscono per abitarci per sempre.
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