La sparizione di Emma Harte di Andrew Hughes

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Tutti parlano della scomparsa di Emma Harte. Laureata con il massimo dei voti e giovane imprenditrice, è stata vista l’ultima volta nelle prime ore del mattino in un filmato sgranato delle telecamere a circuito chiuso nel centro di Dublino, prima di svanire nel nulla. Mentre infuria il dibattito nazionale sulla sicurezza delle donne, tutti gli occhi puntano sul fidanzato di Emma, Tom, che è introvabile.

L’archivista James Lyster è uno dei tanti, in città, che segue la vicenda con quell’interesse quasi morboso che si accende quando un evento diventa improvvisamente virale sui social media. E ne diventa parte attiva nel momento in cui un suo commento in un post su Emma ottiene una visibilità senza precedenti. Così, quasi per caso, si ritrova coinvolto nel gruppo di giovani universitari impegnati come volontari nelle ricerche.

Ma quando viene ritrovato un cadavere in un boschetto vicino al suo appartamento, tutto cambia. È una vittima o un assassino? Un alleato della causa femminista o un bugiardo senza scrupoli? Di certo rimane la sparizione di una giovane donna e i molti segreti che ci girano intorno.

Emma Harte è ovunque mentre percorro il mio tragitto verso il lavoro. Il suo volto appare ancora e ancora sui pali dei lampioni e i tabelloni pubblicitari e le vetrine.

“Emma Harte è ovunque…” è l’assenza più presente in questo thriller psicologico firmato da Andrew Hughes, non soltanto nel titolo, La sparizione di Emma Harte, ma dentro ogni singola pagina, fino ad assumere un valore quasi simbolico.

La storia si svolge in una Dublino gelida nei giorni che precedono il Natale, dove

il nevischio ghiacciato cade e scivola sui finestrini

restituendo un senso di isolamento e inquietudine e contribuendo a creare un’atmosfera sospesa e ovattata, una sorta di nebbia non soltanto atmosferica ma anche, e soprattutto, cognitiva.

A guidare il lettore all’interno della vicenda è la voce narrante di James Lyster, personaggio centrale attorno al quale si sviluppa l’intera narrazione. Il racconto in prima persona contribuisce a creare fin da subito un sottile senso di inquietudine: ascoltando James, si ha costantemente la sensazione che qualcosa non torni, come se l’autore avesse scelto deliberatamente di porre chi legge in una condizione di dubbio.

Chi è davvero James?
È coinvolto o è soltanto un osservatore curioso?

Si tratta di un personaggio estremamente sfaccettato, costruito attraverso contraddizioni e ambiguità che finiscono per suscitare sentimenti contrastanti. La sua solitudine  

dipendo da una ragazza per avere una cerchia di amici

il contesto familiare disfunzionale e una quotidianità segnata da routine e isolamento

una famiglia disfunzionale, un lavoro monotono, un migliore amico che sta sempre al pub

contribuiscono a delinearne un profilo complesso, ma allo stesso tempo rendono difficile stabilire un’immediata empatia. James appare spesso inquietante, sfuggente, volutamente indecifrabile, almeno nella prima parte del romanzo:

Sono molto prudente riguardo alle chiamate che faccio, a ogni ricerca su Internet, nel caso possa essere interpretata in modo sospetto

Attorno a lui si muove una galleria di personaggi secondari che, pur non occupando il centro della scena, risultano fondamentali per definire il contesto e arricchire la narrazione.
Andrew Hughes

Autore, archivista e storico irlandese. Il suo romanzo d’esordio, The convictions of John Delahunt, è stato selezionato per il crime book of the year agli Irish Book Awards. Il suo secondo romanzo, The Coroner’s Daughter è stato scelto per il One Dublin One Book 2023.

Hughes dedica ampio spazio alla descrizione dei loro gesti, dei movimenti e degli atteggiamenti, costruendo ritratti precisi che contribuiscono a rendere più nitido il mondo in cui James si muove:

Libby è di compagnia. Ti guarda mentre ascolta. Sa quando essere attenta, quando prendere in giro e quando essere autoironica. Ha anche spirito di osservazione, e si è accorta che mi sono riferito a mio padre parlando al passato.

In questo quadro, la figura di Emma, pur assente, si impone con una forza straordinaria, diventando una presenza costante e quasi simbolica:

Il nome di Emma Harte è in tendenza a Dublino. E lo stesso vale per la parola “scomparsa”

La sua scomparsa non è solo l’evento scatenante della vicenda, ma si carica progressivamente di significati più ampi, legati anche al tema della sicurezza e alla rappresentazione della figura femminile.

A questo si intreccia un altro elemento centrale del romanzo: il ruolo dei social media. Le dinamiche legate alla diffusione delle informazioni, alla costruzione dell’opinione pubblica e alla trasformazione delle persone in “personaggi” sono rese con grande efficacia:

per l’ora di pranzo #giustiziaperemma è tra i maggiori trend di Dublino, e la rabbia online si rivolge ora alla polizia.

Twitter, in particolare, diventa una sorta di protagonista parallelo, capace di amplificare emozioni, alimentare sospetti e orientare il giudizio collettivo:

L’universo di Twitter ha davvero creduto di aver smascherato, grazie al suo sforzo, un poliziotto misogino e forzato il mio rilascio, tutto in poche ore esaltanti in cui ha infierito su di lui e lo ha sputtanato pubblicamente.

Il romanzo riflette così anche su tematiche attuali, come l’attenzione mediatica nei confronti dei casi di cronaca e il crescente interesse per il true crime, mettendo in luce i meccanismi attraverso cui l’opinione pubblica si forma e si trasforma.

Dal punto di vista della costruzione narrativa, la storia è organizzata attraverso capitoli che scandiscono la cronologia degli eventi rispetto alla scomparsa, un espediente che contribuisce ad aumentare la tensione e a mantenere alta l’attenzione.

La narrazione si sviluppa su due piani temporali che si alternano e si intersecano: una prima parte che segue i giorni immediatamente successivi alla sparizione e una seconda che torna indietro alla notte in cui tutto ha avuto inizio.

Tuttavia, accanto a questi elementi di forza, la scrittura mostra anche qualche limite: la minuziosità descrittiva, se da un lato contribuisce a delineare con precisione personaggi e ambienti, dall’altro porta talvolta l’autore a soffermarsi su divagazioni che rallentano il ritmo e spezzano la tensione narrativa, rischiando di rendere il racconto a tratti dispersivo.

Ciononostante, La sparizione di Emma Harte si configura come un thriller psicologico ben congegnato, che pone l’accento su tematiche di rilevanza sociale e di grande attualità.

Allo stesso tempo, Hughes non rinuncia a “giocare” con chi legge, portandolo spesso fuori strada attraverso un racconto progressivamente sempre più destabilizzante, fino a un epilogo imprevedibile.

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