Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
L’estate, a Milano, inizia sempre ad agosto. I tram sferragliano solitari tra i caselli di Porta Venezia e l’afa soffoca ogni rumore. Ma una mattina, nel dedalo di vie dietro corso Buenos Aires, una nenia straniera si diffonde nell’aria ovattata. Om Sarveshaam Svastir-Bhavatu: possa esserci felicità in tutti. Proviene dal portone socchiuso di un palazzo elegante. Oltre, si intravede un giardino zen: è l’ingresso del White Lotus, un centro spirituale. Un’oasi di pace e serenità, almeno in apparenza.
All’improvviso, però, la quiete si incrina. Il canto è interrotto da un grido. Una giovane donna, raccolta in meditazione, si alza, si contorce, poi crolla a terra. Quando i medici arrivano sul posto, per lei non c’è più nulla da fare. Ne viene decretato il decesso. Davanti al portone di via Nino Bixio si precipita l’ispettore Amanda Visentin, la Ducati ancora calda di asfalto e una ciocca rosso Tiziano che sbuca dal casco.
È la migliore detective della città: ha un olfatto fuori dal comune e qualche problema di carattere dovuto a un passato difficile da seppellire. Oltre le porte del centro la attendono un muro di segreti e una comunità compatta, guidata da un ipnotico e ambiguo santone. E c’è qualcuno, nascosto nell’ombra, che tiene gli occhi puntati su di lei.
In La morte non medita, di Geraldina Neri, edito da Piemme, Milano non fa da semplice sfondo, ma diventa una presenza viva, quasi un personaggio capace di influenzare l’intera storia.
Quando la città si svuota ad agosto, i pochi suoni rimasti sembrano amplificarsi, mentre il caldo diventa una pressione palpitante. È in questa dimensione sospesa che si muove l’ispettrice Amanda Visentin, protagonista del romanzo.
Geraldina Neri pone Milano al centro della narrazione: una città che conosce bene e che, nel mese estivo, si trasforma in uno spazio quasi deserto, dove ogni dettaglio sembra acquisire una voce propria.
L’ispettrice è una figura particolare: schiva, spigolosa, ma estremamente efficace.
Porta con sé un passato irrisolto, un intuito quasi animalesco e una distanza emotiva che è insieme difesa e vulnerabilità.
Ciò che la contraddistingue è proprio la capacità di affidarsi all’intuito e ai sensi, in particolare all’olfatto, per risolvere i casi.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è l’approfondimento del rapporto tra fragilità e bisogno di appartenenza. Il centro spirituale attorno a cui ruota la vicenda non è descritto in modo superficiale, ma come uno spazio ambiguo: luogo di ricerca sincera e, allo stesso tempo, terreno fertile per la manipolazione.

Geraldina Neri
Geraldina Neri vive a Milano e lavora nel mondo della televisione da sempre, ma da dieci anni è Channel Manager del canale televisivo TopCrime (canale 39). Non paga dell’immersione quotidiana nel crime, ha frequentato due corsi di scrittura dedicati al genere giallo e noir tenuti da Luca Briasco presso la scuola Belleville. Con gli ex-compagni della Belleville ha costituito un collettivo di scrittura, Profondo Giallo.
È appassionata di filosofie orientali, studio della mente e intelligenza emotiva, mindfulness e meditazione tanto che nel 2019 ha conseguito il diploma di Mindfulness counselor. Insegna meditazione e mindfulness. “Naftalina”, classificato tra i cinque finalisti al Nebbia Gialla Suzzara 2022, è il suo primo
Geraldina Neri dimostra di conoscere bene queste dinamiche, e lo si percepisce chiaramente nel racconto.
Ne emerge una riflessione significativa: chi si avvicina a certi ambienti lo fa spesso spinto da ferite reali e da domande urgenti.
Il problema nasce quando la guida si trasforma in controllo, quando la fede diventa dipendenza: la fede cieca può generare mostri, soprattutto quando incontra personalità carismatiche.
La tensione cresce per accumulo, più che attraverso colpi di scena: una scelta che può non incontrare il gusto di chi cerca un ritmo serrato, ma che conferisce maggiore profondità alla narrazione.
Il mistero non è soltanto un enigma da risolvere, ma un dubbio che coinvolge tanto i personaggi quanto il lettore.
La morte non medita è un giallo contemporaneo con una protagonista imperfetta ma credibile e un’indagine che scava nelle zone d’ombra della spiritualità.
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