Una serie di omicidi tra Milano e Rapallo, un cold case trentennale
Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Rapallo, estate 2023. Un noto medico milanese viene ritrovato con la propria auto, precipitato giù da una scogliera. Il cronista di nera Federico Malerba, inviato sul luogo dal giornale, scoprirà ben altro ai piedi di quella roccia, immerso nelle profondità marine: un passato violento, forse legato a una storia collettiva, di una Milano tramortita dall’attentato di via Palestro nel 1993; forse connesso a vicende private, che il cronista non avrebbe osato ricordare.
Il sangue scorre in prima pagina, ma la scia sembra risalire a ricordi personali, a vecchi album di fotografie, e c’è molto più di uno scoop ad attendere il protagonista. Mentre l’auto riaffiora dalle acque liguri, la storia degli ultimi decenni ritorna a galla insieme a verità sopite e al profilo di un altro omicida, figlio di quelle stesse ombre. Sotto un nuovo mantello, ancora in agguato dopo trent’anni, c’è di nuovo la morte.
Con Il volto della medusa, Fabrizio Carcano continua a muoversi nel territorio che gli è più congeniale: il noir urbano che scava nella memoria recente di Milano.
Il protagonista, il cronista di nera Federico Malerba, arriva in Liguria per raccontare quello che sembra un suicidio: un medico milanese che si è lanciato con la propria auto giù da una scogliera.
Ma il recupero del veicolo porta alla luce un dettaglio inquietante: sul fondo del mare giace un’altra macchina, rimasta lì per decenni, con dentro i resti di una giovane donna scomparsa negli anni Novanta. Da quel momento la vicenda smette di essere una semplice notizia e diventa un viaggio a ritroso nella memoria personale e nella storia recente del Paese. Sì, perché Malerba, il morto suicida lo conosce bene. Era un suo compagno di liceo, al Newton.
Non aveva con lui alcun rapporto, perché un anno più avanti e sicuramente perché faceva parte dell’élite, ma lo ricorda bene, insieme ai suoi amici
«Sai che non mi ricordavo di te?»
Come Rachele, nessuna di loro mi ricordava. Amen. Non è esattamente un complimento. Ma ci sta. Non sono mai stato bello, interessante, simpatico. Ero uno dei tanti, uno dei tanti sfigati, che appunto non si ricordano.
Il romanzo si sviluppa su due piani temporali: la Milano del 1993 (la strage di via Palestro, uno degli attentati che segnarono profondamente l’Italia di quel periodo) e quella di oggi.
Attorno a quegli eventi si muovono segreti, amicizie spezzate, vecchie fotografie e ricordi rimossi. Carcano costruisce così un noir che va oltre l’indagine poliziesca, trasformandosi in una riflessione sulla memoria: quella privata, che riaffiora quando meno te l’aspetti, e quella collettiva, che continua a produrre conseguenze anche dopo trent’anni.
In questo senso il libro dialoga in modo interessante con un altro romanzo dell’autore, Il fiore della vendetta, scritto insieme a Giorgio Maimone.
In quel thriller la strage di via Palestro è al centro della trama: un’indagine contemporanea riapre le piste sull’attentato del 1993 e sui personaggi che vi furono coinvolti, mostrando come quella bomba continui a generare morte e vendetta anche decenni dopo.
Così come gli omicidi del Sagittario, chiamato così perché vestito tutto di nero: in sella alla sua moto, uccide con la balestra coloro che, di fronte alla giustizia degli uomini, grazie a conoscenze e denaro, riescono a sfuggire alle conseguenze del male inflitto alle donne
Se ne Il fiore della vendetta la prospettiva è più investigativa e politica, ne Il volto della medusa l’approccio è più intimo e psicologico.

Fabrizio Carcano
Fabrizio Carcano (Milano, 1973) è giornalista professionista e scrive per «Il Giorno», «ZonaMista Magazine» e «Superbasket». Attualmente è capo ufficio stampa della Blu Basket Bergamo di serie A2. È opinionista televisivo in trasmissioni nazionali e locali.
Animalista convinto, gattaro, amante della buona tavola, è uno dei giallisti più amati dal pubblico milanese e lombardo. È il suo diciannovesimo giallo pubblicato con Mursia: i suoi romanzi sono stati più volte primi nelle classifiche di vendita di Amazon. Dal 2020 è direttore della collana Giungla Gialla.
Lo stile di Carcano rimane quello che i suoi lettori conoscono: asciutto, giornalistico, rapido nei dialoghi e molto attento all’ambientazione. Milano, non è solo sfondo ma una presenza viva, una città che cambia volto ma continua a nascondere zone d’ombra.
Personalmente detesto questi posti dove ti spennano per menù solo bio, solo natural, solo detox. Per me, incrollabile devoto al culto pagano dettato dal signor McDonald, dal colonello americano del KFC, dai santi benefattori che hanno inventato la maionese e la senape, quelle insalate con becchime da canarini, miglio, bietole e rapanelli meriterebbero solo di finire nei trogoli dei maiali nelle porcilaie. Ma a Milano il mangiare sano è una religione che vanta infiniti devoti.
Anche Rapallo, con il suo mare luminoso, funziona come contrasto narrativo: sotto la superficie dell’acqua, letteralmente, si nasconde il passato.
E come spesso accade nei romanzi migliori di Carcano, la vera domanda non è chi abbia ucciso, ma quanto a lungo il passato possa restare sepolto prima di tornare a chiedere il conto.
Vite spezzate, trascinate in trent’anni di silenzi, menzogne, depistaggi. Fino a questo epilogo. Anche per me.
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