L’erba cattiva non muore mai di Marnie Riches

L'erba cattiva non muore mai Salotto Giallo

Un mistero tra cesoie, pettegolezzi e veleni da giardino

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

Quando Gill Swanley decide che la menopausa è il momento ideale per trovare una nuova passione, il giardinaggio le sembra l’attività perfetta: qualche vaso, un paio di forbici e la promessa di giornate tranquille tra fiori e terriccio. Almeno finché non entra nell’Associazione Giardinieri Cazzuola d’Oro, dove viene accolta da un gruppo di appassionati talmente eccentrici da far sembrare le piante grasse dei modelli di sobrietà.

A guidarli c’è Mike “Potato” Berisford, autoproclamatosi maestro dell’orticoltura e collezionista di trofei floreali, che vive ogni concorso come una finale olimpica. L’obiettivo è uno solo: conquistare il titolo di club di giardinaggio dell’anno, costi quel che costi. Tutto procede liscio, tra discussioni sulla potatura perfetta, rivalità ai limiti del melodramma e l’entusiasmo che cresce più in fretta delle zucchine. Finché non spunta un cadavere, e i vetri della serra vengono infranti da un mattone lanciato da chissà chi…

Che sia opera di quelli di Croydon, i loro principali rivali? O di qualcuno all’interno del club, che dietro gli sguardi amorevoli rivolti ai gerani nasconde segreti ben poco innocenti? Gill si ritrova così a destreggiarsi tra sospetti, pettegolezzi, terriccio sparso ovunque e personaggi talmente assurdi da rendere ogni incontro un disastro. Perché può succedere che il giardino diventi il luogo perfetto per far sbocciare non solo fiori, ma anche verità scomode che nessuno aveva voglia di annaffiare.

Se pensate che il giardinaggio sia un hobby per pensionati tranquilli in cerca di fiori da aiuola, preparatevi a ricredervi.

L’erba cattiva non muore mai di Marnie Riches ci trascina nel cuore pulsante di Bromley, dove la competizione orticola è una questione di vita o di morte, e dove le radici più profonde non sono quelle dei tulipani ma quelle della solidarietà umana.

La storia di Gill Swanley colpisce per la sua vicinanza alle vite di donne qualsiasi. Gill è una donna schiacciata da un lavoro alienante in un call center descritto come una

tortura chiamata riunione, accompagnata da biscotti molli

e dal peso di essere una madre vedova. La sua decisione di unirsi ai Botanici di Bromley non nasce da una passione innata ma da una necessità di sopravvivenza mentale.

Sono tornata al club di giardinaggio nel tentativo di preservare la mia sanità mentale.

Il giardinaggio diventa così una potente metafora di rinascita. Come ricorda il saggio e stravagante Neil.

Il giardinaggio fa bene alla salute. Per quanto mi riguarda, almeno, è l’unica cosa che mi mantiene sano di mente.

Il vero punto di forza del romanzo è la galleria di personaggi che compone il club. Marnie Riches dipinge un microcosmo bizzarro dove le differenze sociali e generazionali si annullano davanti a una vanga. C’è Mike “Potato” Berisford, il leader ossessionato dalle patate; l’acida ma devota Marjorie, per cui “il giardinaggio è opera di Dio”; e la ribelle Val, una punk “senior” che non ha paura di dire le cose come stanno.

Inizialmente distanti, questi personaggi finiscono per formare un fronte unito contro i sabotaggi e le ingiustizie dei club rivali.

È commovente assistere a momenti di inaspettata solidarietà, solidarietà che spesso si traduce, in noi lettori, in forzatura divertente.

Marnie Riches

Marnie Riches è un’autrice pluripremiata e acclamata dalla critica. I suoi primi libri sono avventure storiche per bambini, ma la scrittura di Marnie si orienta rapidamente verso i thriller. Il suo debutto bestseller nel genere – The Girl Who Wouldn’t Die (HarperCollins 2015) – ha vinto un Dead Good Reader Award.

È stato il primo di cinque libri in cui ha come protagonista, la dottoressa Georgina McKenzie – una criminologa che lavora con la polizia olandese. Ambientata in parte ad Amsterdam, la serie Euro-Noir affronta le questioni legate al traffico transnazionale.

D’altronde la Riches ha scritto un cosy crime, non un saggio impegnato.

Nonostante il tono da “cosy crime”, il libro non risparmia critiche al mondo del lavoro moderno e all’ossessione per il successo. La lotta per la Cazzuola d’Oro diventa il palcoscenico su cui si scontrano l’onestà dei Botanici e la corruzione dei rivali di Croydon. Gill, tuttavia, trova la forza di trasformarsi: da manager invisibile a “detective” e leader, scoprendo che la resilienza è una dote naturale, proprio come quella delle piante infestanti.

L’erba cattiva non muore mai  è un inno alla capacità umana di rifiorire anche nei terreni più aridi. È un libro che fa ridere e riflettere, lasciandoci con una consapevolezza preziosa:

Incredibile pensare a tutte le cose che mi ha donato il giardinaggio: la libertà, l’amicizia, del tempo in più con mio figlio.

Se cercate una lettura che unisca il brivido dell’indagine al calore di una nuova famiglia ritrovata tra i vasi di terracotta, questo è il romanzo che fa per voi. Ricordate solo di non sottovalutare mai la forza di un dente di leone:

quelle orribili radici a fittone trovano sempre il modo di ricrescere, per quanti sforzi possiate fare per evitarlo.

Proprio come la speranza

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