Cold Harbour di Francis Brett Young

Cold Harbour Salotto Giallo

La casa degli orrori invisibili

Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara

TRAMA

Durante una vacanza nel Black Country, i coniugi Wake trascorrono un pomeriggio a Cold Harbour, la magione dove vive il sinistro Mr. Furnival, un industriale in rovina, con la moglie Jane. Le poche ore trascorse nella casa, che i vicini reputano da sempre infestata, segneranno per sempre le loro vite.

Sopravvissuti all’esperienza, decidono di raccontarla a un loro amico scrittore e a un prete, per cercare di darle un senso e sbrogliarne i misteri. Le apparizioni terrificanti e i poltergeist di Cold Harbour sono l’azione di una forza soprannaturale o elaborati trucchi di magia?

Mr. Furnival è un uomo posseduto da un male antico, uno stregone, un ipnotista, o un manipolatore geniale che sfrutta un’intelligenza fuori dal comune per soddisfare il proprio sadismo? Jane Furnival è il bersaglio di forze demoniache o vittima del più orribile abuso domestico? E, soprattutto, cosa possono fare per salvarla?

Alcuni libri non invecchiano mai e sembrano usciti dalle penne di autori moderni.

È il caso di Cold Harbour. La casa degli orrori invisibili.

Lucio Besana che ne ha curato la traduzione per Agenzia Alcatraz lo deve sapere bene perché ha dato, per la prima volta, alla stampa italiana, una versione accurata e straordinaria di questo romanzo di Francis Brett Young del 1924.

Se nessuno ve lo dicesse, non ve ne rendereste conto.

Cold Harbour  è un libro “vecchio” ma a quanto pare la buona letteratura non invecchia mai.

Non c’è nulla di antiquato nella scrittura di Brett Young. L’orrore descritto nelle pagine del romanzo è un sentimento intenso e potente, capace di spaventare ancora oggi.

Siamo originariamente in Italia, a Capri. I coniugi Wake sono ancora sconvolti per quanto hanno vissuto durante una vacanza nel Black Country. Sentono di dover “vuotare il sacco” e raccontare, per esorcizzare e allontanare il male, ciò che hanno vissuto a un loro amico e a un prete.

La storia dei Wake è densa di mistero. Raccontano di aver trascorso un pomeriggio a Cold Harbour, la magione dell’industriale in rovina Mr. Furnival.

La casa è infestata. Quella dimora “parla”, “urla”, spaventa. Cold Harbour è la magione dei poltergeist, esseri sovrannaturali in grado di manifestazioni fisiche. E, bando alle ciance, che ci crediate o meno, leggendo Francis Brett Young, sentirete davvero delle presenze sinistre tanto è redatto perfettamente il romanzo.

Mr Furnival è unico. La costruzione del suo personaggio meriterebbe un saggio su cui far studiare gli aspiranti scrittori di genere horror. Furnival è il padrone di casa che domina il racconto come un’ombra soffocante. È egli stesso l’orrore? È posseduto o subisce solamente gli eventi? Sua moglie parla di lui e di quella casa ed entrambi ti si attaccano addosso come un’ombra pesante e ingombrante dalla quale vorresti solo liberarti.

Non è solo una casa. È un’entità che si nutre delle paure di chi la abita.

Francis Brett Young

Francis Brett Young (29 giugno 1884 – 28 marzo 1954) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, compositore, medico e soldato inglese. Il suo primo romanzo, Undergrowth, fu una collaborazione con il fratello minore, Eric.

Durante la Prima Guerra Mondiale prestò servizio nell’Africa Orientale Tedesca nel Royal Army Medical Corps (fu ufficiale medico del 2º Reggimento della Rhodesia), ma fu congedato per invalidità nel 1918 e non poté più esercitare la professione medica.

Il suo resoconto di questi eventi bellici è riportato nel suo libro Marching on Tanga; passaggi censurati da quel libro furono successivamente usati in modo nascosto nel suo romanzo Jim Redlake. Non potendo lavorare come medico, decise di dedicarsi alla scrittura e nel 1919 iniziò il primo dei suoi romanzi merciani.

Leggere Cold Harbour di Francis Brett Young è un viaggio verso un abisso di orrore psicologico e soprannaturale che sembrava perduto nelle nebbie del tempo. È quasi incredibile pensare che questo capolavoro fosse rimasto inedito nel nostro Paese per così tanto tempo.

Oggi, finalmente, Cold Harbour è disponibile grazie alla visione della collana La Biblioteca di Lovecraft.

È un atto di giustizia poetica per un autore che sa manipolare il terrore non con il sangue, ma con il sussurro, con l’indicibile che si annida tra le mura di una casa maledetta.

Non è solo il contenuto a togliere il fiato, ma l’oggetto stesso. Tenere in mano questo volume significa fare un salto temporale.

La veste grafica è un omaggio squisito e ricercato alle pubblicazioni degli anni ’20 e ’30.

Quel gusto rétro, quell’eleganza sobria e inquietante, prepara il lettore all’incontro con il magnetico Furnival.

Un’opera del genere richiedeva una sensibilità fuori dal comune per non perdere la sua patina ipnotica. La traduzione è stata affidata a Lucio Besana, una delle voci più autorevoli e profonde del genere in Italia. Besana non si limita a tradurre le parole. Traduce l’atmosfera. La sua resa italiana restituisce ogni sfumatura della prosa di Young. Vibrante, arcaica quanto basta, capace di trasmettere quella sensazione di male immanente che trasuda dalle pietre di Cold Harbour.

Cold Harbour  non è un semplice racconto di fantasmi dunque. È una discesa nei meccanismi della crudeltà umana e del potere maligno che certi luoghi sembrano amplificare. È una lettura che resta addosso, che ti spinge a guardare l’angolo buio della stanza una volta spenta la luce.

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