Era la nostra casa di Marcus Kliewer

Era la nostra casa Salotto Giallo

Recensione di Cristina Casareggio

TRAMA

Eve e la sua ragazza, Charlie, si trasferiscono in una vecchia casa su una collina circondata dalla foresta. Un giorno d’inverno, la loro pace viene disturbata da qualcuno che bussa alla porta. Sulla soglia c’è un uomo con la sua famiglia: Thomas Faust afferma di aver vissuto lì un tempo e che vorrebbe mostrare ai figli il luogo in cui è cresciuto. Eve lascia entrare gli estranei, anche se nella sua testa suonano dei campanelli d’allarme. Poco dopo, infatti, una violenta tempesta di neve blocca l’unica via d’uscita degli ospiti, costringendo Eve e Charlie ad accogliere gli sconosciuti per la notte.

L’atmosfera si fa sempre più tesa, e strani eventi iniziano a turbare la casa: il figlio più piccolo della famiglia scompare nel nulla e, con il passare delle ore, diventa evidente che i visitatori non hanno alcuna intenzione di andarsene. Quando Charlie svanisce all’improvviso, Eve inizia lentamente a perdere il contatto con la realtà. C’è qualcosa di terribilmente sbagliato nella casa e nella famiglia in visita oppure è solo la mente di Eve a giocarle brutti scherzi?

Follia, vendetta o paranormale?

Il romanzo d’esordio di Marcus Kliewer è un thriller che rasenta l’horror per la tensione psicologica che riesce a creare pagina dopo pagina.

L’incipit è semplice ma destabilizzante: una famiglia di completi estranei si presenta alla porta di casa sostenendo di aver vissuto lì in passato. Farli entrare o lasciarli fuori? Eve, la protagonista, è sola in casa e decide di accoglierli. Sarà il più grande errore della sua vita.

Eve vive con la compagna Charlie e il loro cane in una casa isolata ai margini di una foresta rigogliosa. L’abitazione è stata acquistata a basso costo perché abbandonata da tempo, ma per loro non è un problema: comprano case, le ristrutturano e le rivendono con profitto. Eve è una giovane donna ansiosa, insicura, costantemente in dubbio. Le sue paure hanno perfino un nome, Mo, ispirato al pupazzo clown che aveva da bambina.

È un’osservatrice nata, sempre pronta a cogliere un oggetto fuori posto o un movimento appena percepibile nella visione periferica.

Per Eve era difficile descrivere questa sua particolarità. La spiegazione che più si avvicinava era: «Immagina se, più volte al giorno, nello stesso momento, ogni cosa intorno a te diventi impossibile da ignorare». Inutile dire che non spopolava alle feste.

Charlie rappresenta la sua forza, il suo punto d’appoggio. A Eve basta chiedersi cosa le direbbe la compagna per sapere come agire. Anche la scelta di far entrare la famiglia di Thomas nasce da questo pensiero: cosa avrebbe fatto Charlie al mio posto?

Ma nel corso della narrazione Eve viene progressivamente sopraffatta dagli eventi.

La famiglia di Thomas non se ne va e ogni angolo della casa sembra nascondere una minaccia. La sua sanità mentale è messa a dura prova: non riesce più a capire se stia impazzendo o se qualcosa di profondamente sbagliato stia davvero accadendo. Le percezioni si alterano, le persone appaiono diverse, i pensieri diventano angoscianti e minano anche le poche certezze che il lettore aveva costruito.

Thomas è il padre di famiglia, l’intruso. Un uomo con strane cicatrici sul viso, quasi succube di una moglie devota fino al limite della bigotteria. Sostiene di aver trascorso l’infanzia in quella casa, ma ogni sua affermazione appare sospetta. Conosce ogni angolo dell’abitazione, soprattutto i più bui, verso i quali mostra un’attrazione ossessiva. È il vero motore del romanzo: ogni sua azione genera conseguenze sempre più angoscianti.

E poi c’è la casa, che non è solo un’ambientazione ma un autentico personaggio. Evolve, muta pagina dopo pagina. Sembra invecchiare, richiudersi in sé stessa, trasformarsi in un organismo vivente che accresce la tensione con le sue metamorfosi.

Scricchiola, parla attraverso le tubature, ogni stanza sembra cambiare a seconda di chi la osserva.

Marcus Kliewer

Vive a Vancouver ed è uno scrittore e animatore in stop-motion. Il suo romanzo d’esordio, Era la nostra casa, è nato come racconto seriale su Reddit, dove ha vinto il premio Scariest Story dell’anno. I diritti cinematografici sono stati acquisiti da Netflix.

Lo stile di Marcus Kliewer è estremamente evocativo: ogni parola è funzionale ad alimentare tensione e ansia.

La scelta di intervallare la narrazione con estratti di interrogatori e spiegazioni scientifiche si rivela efficace per comprendere ciò che sta accadendo a Eve, aggiungendo un ulteriore livello di ambiguità.

L’autore costruisce atmosfere cupe in cui distinguere realtà e finzione diventa quasi impossibile. Nulla è come sembra: è un gioco di illusioni in cui, purtroppo, nessuno vince.

Un thriller potente, sconcertante e a tratti paranoico, adatto a chi non ha paura del buio e non teme sfumature paranormali.

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