Recensione di Cristina Casareggio
TRAMA
Scandito al ritmo travolgente di un’indagine alla Leonardo Sciascia, La fertilità del male è il dramma corale dell’ascesa e del declino dell’Algeria contemporanea, dove l’indipendenza ha tutte le caratteristiche di una nuova colonizzazione, quella dei padri e degli eroi della nazione.
5 luglio 2018, festa dell’Indipendenza algerina. Il potentissimo Miloud Sabri, eroe della guerra di liberazione, viene trovato morto nella sua lussuosa villa di Orano. Un dettaglio attira l’attenzione del colonnello Karim Soltani, a capo dell’indagine: alla vittima è stato mozzato il naso. La mutilazione parla da sé, perché è la stessa che usavano i membri del Fronte di Liberazione Nazionale per marchiare a vita i traditori. Il giallo dell’uccisione di Miloud proietta così Soltani nel passato torbido della Nazione, finché più di una verità a poco a poco non verrà a galla.
Con una prosa limpida che ritrae la realtà senza fare sconti, Amara Lakhous racconta una storia densissima di tradimenti personali consumati all’ombra di un tradimento più grande: quello degli ideali rivoluzionari, di un sogno collettivo sacrificato sull’altare dell’individualismo e della corruzione.
Amara Lakhous porta i lettori nella sua terra d’origine, l’Algeria, con un giallo che in alcuni tratti sfiora il noir e che alterna presente e passato, ricostruendo la storia e le ferite di una nazione che ha sofferto profondamente per l’occupazione francese.
Il pretesto per raccontare la storia di una nazione è l’assassinio di Miloud Sabri, ex partigiano della guerra di liberazione, trovato morto sul letto: nudo, mani e piedi legati, con il naso tagliato di netto e la giugulare recisa da una parte all’altra. Una morte simbolica perché
per ogni algerino il naso è il simbolo dell’integrità e dell’onore, chi non può sentire l’odore di marcio nella propria casa è senza naso, e quindi senza onore.

Amara Laklhous
Nato in Algeria nel 1970, Amara Lakhous ha vissuto diciotto anni in Italia e dal 2014 risiede negli Stati Uniti, dove insegna nel Dipartimento di Italiano all’Università di Yale. Scrittore bilingue in arabo e in italiano, con le Edizioni E/O ha pubblicato Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, tradotto in dieci lingue e adattato per il cinema nel 2010, Divorzio all’islamica a viale Marconi, Un pirata piccolo piccolo, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario e La zingarata della verginella di Via Ormea.
Amara Lakhous trasporta i lettori nelle viscere del popolo algerino che, dopo anni di dominazione francese e dopo aver ottenuto l’indipendenza, sembra aver perso la propria identità: male, rappresaglie, violenza e terrorismo appaiono gli unici mezzi per far risuonare la propria voce nel mondo.
L’Algeria è una terra intrisa di sangue e di vittime, dove le tradizioni faticano a restare vive, tutti sono sospettati di tutto e ciascuno nasconde un segreto.
Miloud Sabri era conosciuto come “L’Upupa” per i ricatti che aveva orchestrato nel corso della sua vita. Trovare un colpevole non è semplice: tutti sono sospettabili e tutti hanno un motivo per volere la morte dell’Upupa.
Numerosi personaggi si alternano nei vari salti spazio-temporali, che si susseguono lungo la narrazione. Presente e passato sono popolati da voci, ognuna importante per la storia personale dei personaggi e per quella di un’intera nazione. Il continuo cambio di personaggi e piani temporali rende la lettura impegnativa, ma non impossibile: occorre rimanere concentrati, perché anche chi sembra secondario ha un ruolo nella fitta tela globale.
La società descritta si è evoluta con l’introduzione del divorzio, come nei paesi occidentali, ma le tradizioni restano forti.
Il passato diventa il motore per comprendere le manovre del potere: la politica è sempre ambigua e mai limpida, mentre la sicurezza nazionale appare fragilissima, incapace di proteggere i propri figli.
nessuno stato può prosperare ed essere stabile se l’esercito interviene nella vita politica, in quanto il golpe militare di per sé fa tabula rasa di tutti i progetti volti a creare uno Stato con solide basi.
Un vero e proprio caos emotivo e politico prende forma, dove tensione, vendetta e sete di potere si mescolano con patriottismo e tradimento in ogni personaggio.
Ne emerge un quadro crudo e spietato di una nazione che cerca di costruirsi un’identità, ma le brutture del passato impediscono di fidarsi del prossimo e di ricevere aiuto.
L’Algeria vuole crescere, ma fatica a staccarsi dalle proprie radici.
Un giallo da leggere con attenzione: perdere anche solo un personaggio può compromettere la comprensione e la godibilità della narrazione.
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