Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Per anni Martino e Clarizia sono stati addestrati nel Palazzo di Urbino per assolvere a un compito vitale per il ducato. Devono nterpretare il doppio ruolo di Raphael Urbinas, sommo artista richiesto presso tutte le corti d’Italia, e dello Scorpio Major, spia abilissima nei travestimenti e pronta a uccidere con ogni arma e veleno. Messer Ludovico Odasio in persona, primo consigliere del duca Guidubaldo, ha curato la loro formazione. Avviandoli anche allo studio di un particolare tipo di astrologia scoperta nei testi della preziosa biblioteca del Palazzo Ducale.
La disciplina risale agli antichi culti mesopotamici e, grazie al contributo di Niccolò Copernico, si ritiene sia in grado di fare previsioni molto precise, arrivando anche a stabilire, sulla base della conoscenza dei dati personali di un individuo, il giorno esatto e le circostanze della morte. A loro sarà affidata la sopravvivenza del ducato nel disperato scontro con Cesare Borgia, spalleggiato dal genio di Leonardo da Vinci, sullo sfondo delle guerre d’Italia all’inizio del XVI secolo.
L’apprendista si muove sul confine tra realtà e invenzione, collocando il Rinascimento italiano in un terreno di intrigo, spionaggio e conoscenze proibite.
Ambientato nell’Italia delle guerre d’inizio Cinquecento, il libro prende le mosse da personaggi e luoghi reali — Urbino, il suo palazzo ducale, Raffaello Sanzio, Leonardo da Vinci, Cesare Borgia — e segue le vicende di due ragazzi, Martino e Clarizia, addestrati nel Palazzo Ducale di Urbino per diventare Scorpio Major.
Il capitano che comandava la guarnigione era uno spagnolo appassionato di astrologia. Venuto a sapere delle competenze di Ludovico Odasio, spesso si era intrattenuto con lui e lo aveva informato che Niccolò Macchiavelli aveva raggiunto Cesare Borgia a Città della Pieve.
Martino è un giovane apprendista pittore orfano, figura di finzione che si muove però all’interno di un contesto storicamente solidissimo.
La sua formazione nella bottega di Giovanni Santi, padre di Raffaello, restituisce con grande accuratezza il mondo dell’arte rinascimentale: i materiali, i gesti quotidiani, le gerarchie di bottega, il rapporto maestro-allievo.
L’elemento più originale dell’opera è la rappresentazione di Raffaello come spia e assassino al servizio del ducato.
L’artista simbolo di armonia si trasforma in una figura ambigua, sospesa tra arte e potere.
Un esercito non è che un gruppo di uomini che devono muoversi in modo coordinato. Un sistema apparentemente semplice, in realtà molto complesso. E più un sistema è complesso, più è delicato. Basta un granello di sabbia a far inceppare tutto.
Di Marco dimostra una conoscenza approfondita del contesto politico e culturale: la corte di Guidubaldo da Montefeltro, la minaccia dei Borgia, la presenza ingombrante di Leonardo da Vinci, qui raffigurato come genio al servizio della guerra oltre che dell’arte.

Bruno Di Marco
Bruno Di Marco (Latina, 1963). Laurea in Architettura e Laurea triennale in Storia dell’Arte.
Dopo tre romanzi storici per Newton Compton Editori scritti a quattro mani con Marcello Ciccarelli, suo ex professore di matematica del liceo, nel 2025 ha pubblicato il romanzo storico “L’apprendista” per Newton Compton Editori.
Accanto alla storia “ufficiale”, Di Marco innesta elementi esoterici e scientifici — in particolare l’astrologia di origine mesopotamica e le teorie copernicane — trasformandoli in uno strumento di predizione.
Lo stile è fluido, visivo, fortemente narrativo. Le descrizioni di Urbino e del palazzo ducale restituiscono l’idea di una città-labirinto, ordinata in superficie e segreta nelle profondità.
Un libro che unisce divulgazione storica e intrigo, rivolto a chi cerca una narrazione avvincente senza rinunciare alla solidità del contesto storico.
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