Buonvino e l’omicidio dei ragazzi di Walter Veltroni

Buonvino e l'omicidio dei ragazzi Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

La nuova indagine di Buonvino, al commissariato di Villa Borghese, comincia con un suono misterioso. Buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di Ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto. È mattina presto, è sabato, Villa Borghese ha appena aperto i battenti, il commissario manda i suoi a controllare, ma non trovano niente.

Eppure, la memoria di quel suono non svanisce. Così, quando la domenica all’alba lo chiamano perché hanno trovato una ragazza, giovane, giovanissima, sedici o forse diciassette anni, impiccata all’orologio ad acqua del Pincio, il commissario sa, con l’intuito che lo contraddistingue, che quel grido, riso o pianto, è stato una premonizione. Buonvino non ha avuto figli e, davanti al corpo della ragazza, capisce che i figli sono di tutta la società e che gli assassini dei figli vanno trovati.

In un’indagine che spazia dal cuore di Roma a Centocelle e il cui centro non sarà in un luogo geografico, ma in un luogo digitale, un universo di fotografie, messaggi e commenti, Walter Veltroni, muovendosi tra comicità e tragedia, ci accompagna nella solitudine di una generazione: i ragazzi che muoiono.

Mentre tutti bisbocciano a caffellatte e brioche, l’attenzione del commissario viene però richiamata da un rumore di voci giovanili. Provengono dall’interno della Villa.

Il sesto libro della serie del commissario Buonvino, Buonvino e l’omicidio dei ragazzi, si apre con una scoperta agghiacciante.

Il corpo di Ludovica, una giovanissima ragazza assassinata e impiccata all’idrocronometro di Villa Borghese, un crimine atroce che sembra dare corpo alle inquietanti voci avvertite nei giorni precedenti dallo stesso commissario e al profondo turbamento che gli avevano lasciato.

Questa ragazza dai lineamenti perfetti, con i lunghi capelli neri, un po’ mossi, ben vestita. Avrà sedici anni, o diciassette, non di più.

Da qualche tempo Ludovica frequentava un gruppo di ragazzi più grandi di lei e aveva interrotto i rapporti con le vecchie amicizie.

Il rapporto con la madre era diventato difficile dopo la morte del padre, a cui Ludovica era profondamente legata, e l’inizio di una relazione sentimentale della donna con un altro uomo, Giulio.

È vero che Ludo usciva con una comitiva di ragazzi più grandi, ma non sembravano quei delinquenti di cui ora si sente parlare, non certo gente capace di ucciderla impiccandola in quel modo.

Buonvino non è il classico investigatore: è un uomo maturo, incline al silenzio, più attento ai gesti che alle parole.

Osserva il mondo con una calma che nasconde ferite mai rimarginate.

Non ha figli, e proprio questa assenza diventa centrale quando il caso coinvolge giovani vite spezzate. È come se ogni indagine riaprisse una mancanza più profonda, mai nominata.

La sua non è soltanto una ricerca di colpevoli, ma un percorso interiore, perché per Buonvino indagare significa dare un senso al dolore e mantenere un equilibrio fragile tra giustizia e coscienza.

In quel mondo Buonvino sa di dover penetrare, sa che è lì, comunque lì, e solo lì, che si possono trovare le chiavi per ricomporre il quadro di questo puzzle di cui sente di detenere solo alcune tessere, che però non sembrano combaciare tra loro.

La progressione degli eventi mantiene il ritmo tipico del thriller investigativo, tra colpi di scena e sospetti ambiguamente intrecciati.

Buonvino e l’omicidio dei ragazzi affronta un tema doloroso e attuale, quello della fragilità adolescenziale, della solitudine e del peso delle aspettative sociali che gravano su una generazione in cerca di riconoscimento e comprensione. Sono ragazzi che non urlano il loro disagio, ma lo lasciano affiorare attraverso indizi, fotografie, messaggi.

Vivono sospesi tra il mondo reale e quello digitale, dove il confine tra gioco, esposizione e pericolo è sottilissimo.

Walter Veltroni

Walter Veltroni è nato a Roma il 3 luglio 1955. È stato direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le attività culturali, sindaco di Roma, fondatore e primo segretario del Partito democratico.

Oltre al primo capitolo delle indagini del commissario Buonvino, Assassinio a Villa Borghese, pubblicato sempre da Marsilio nel 2019, ha scritto vari romanzi, tra i quali La scoperta dell’alba (2006), Noi (2009), L’isola e le rose (2012), Ciao (2015), Quando (2017), tutti editi da Rizzoli.

Ha realizzato diversi documentari tra i quali Quando c’era Berlinguer (2014), I bambini sanno (2015), Indizi di felicità (2017), Tutto davanti a questi occhi (2018) e la serie sulla storia dei programmi televisivi Gli occhi cambiano (2016). Nel 2019 è uscito il suo primo film, C’è tempo. Collabora con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.

Con uno stile discreto e consapevole, Veltroni affronta temi delicati senza cedere alla spettacolarizzazione della violenza, trasformandola piuttosto in un’occasione di riflessione sulla giovinezza, sui legami familiari e sulle fragilità amplificate dalle nuove forme di comunicazione.

Animato da una profonda empatia, oltre che dall’esperienza, il commissario Buonvino accompagna il lettore attraverso le articolazioni della vicenda.

«Cosa vuole che abbiamo combinato? Nessuna vergine sgozzata. Abbiamo bevuto, suonato, fumato, solo erba, e abbiamo parlato. Le sembra strano? Cosa faceva lei da giovane? Avrà pure passato una notte trasgressiva prima di indossare la divisa, no?»

Con una scrittura più matura e attenta, Veltroni esplora i confini tra investigazione, memoria e riflessione sociale, rendendo questo romanzo un punto di riferimento per chi ama i gialli italiani capaci di andare oltre l’apparenza. In un mondo in cui l’informazione corre veloce e l’immagine sembra parlare più della parola, il libro mostra come i giovani si raccontino ed espongano fragilità e contraddizioni che non sono solo personali, ma anche sociali e culturali. Le indagini si intrecciano così a riflessioni sulle abitudini giovanili e sul delicato equilibrio tra pubblico e privato nell’epoca digitale. Il finale amplifica la sensazione di una tragedia già consumata, risultando inaspettato e profondamente sconvolgente.

Ora Buonvino torna a voltarsi. Con un gesto sicuro, circolare, cancella dalla lavagna quel punto interrogativo che aveva cominciato a scrivere.

I romanzi della serie del commissario Buonvino sono tutti autoconclusivi, pur seguendo l’evoluzione dei personaggi e delle loro vicende personali nel corso dei libri.

L’unico modo per sopravvivere, si sussurrano all’orecchio, è proprio fare come i murichi.

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