Storia di Manuel nato due volte
Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Cristina Casareggio
TRAMA
In queste pagine fluiscono e riecheggiano le emozioni e gli affanni di una storia vera. Raccontano il doloroso cammino che ha portato Martina a diventare Manuel e del testardo, inutile tentativo di sua madre di impedirglielo. È stato tutto dannatamente difficile. Un percorso pieno di ostacoli che sembravano insormontabili.
Una guerra durata anni. La madre combatteva con armi inadeguate: impugnava la paura del futuro, il terrore del cambiamento, l’incapacità di accettare l’inevitabile. Manuel usava armi potentissime: la determinazione di chi pretende la libertà di essere se stesso, il coraggio dell’età e la consapevolezza di non avere scelta. L’inevitabile sconfitta sembrava dover essere il preludio ad una tragedia incommensurabile ma la vita ha una regia assolutamente imprevedibile.
“La disforia di genere è una realtà molto più diffusa di quanto si pensi, eppure è ancora ignorata. Vorrei tanto che questo libro potesse aiutare altri ragazzi a trovare il coraggio di allinearsi alla propria identità sessuale e potesse aiutare tutti ad accettare e rispettare le diversità”.
Io non voglio uscire. Storia di Manuel nato due volte è un libro che colpisce più per la sua onestà che per la sua forma.
È un libro che non pretende di essere annoverato tra i diari più letti di sempre ma, in punta di piedi, vuole tendere una mano a chi non sa. A chi ha paura. A chi non riesce a gestire una situazione così tanto grande. Perchè, diciamolo chiaramente, gestire la disforia sessuale di un figlio non è una passeggiata. Non lo è da nessun punto di vista. Io non voglio uscire. Storia di Manuel nato due volte è questo, un diario sincero di una madre che ha paura.
Io non voglio uscire. Storia di Manuel nato due volte affronta la disforia di genere scegliendo un’angolazione intima e poco scontata, quella di una madre che, prima ancora di “capire” la figlia, è costretta a fare i conti con sé stessa, con le proprie paure, i propri limiti e le proprie domande irrisolte.
Il testo si costruisce come un diario, alternando capitoli dedicati alla pandemia e al lockdown a pagine più intime, incentrate sulla figlia e sulle sue scelte di vita complesse. Questa alternanza funziona: la chiusura forzata del mondo esterno fa da specchio alla chiusura interiore, mentre la crisi sanitaria amplifica il senso di smarrimento, solitudine e incertezza che attraversa l’intera narrazione. Il tempo sospeso, claustrofobico, carico di ansia collettiva della pandemia è lo stesso tempo di una madre che con grande coraggio e ansia accompagna la figlia in un percorso complesso e carico di timori.
La disforia non è mai trattata in modo didascalico o teorico, ma emerge attraverso il vissuto quotidiano, i piccoli gesti, i silenzi, le incomprensioni.
Al centro non c’è solo Manuel, “nato due volte”, ma anche una madre che deve rinascere nel proprio ruolo, imparando a lasciar andare le aspettative e a riformulare l’idea stessa di amore e di protezione.

Anna De Santis
Fisioterapista e scrittrice, ha pubblicato questo libro nel 2024, un’opera che esplora temi di vita e rinascita, evidenziando la sua passione per la scrittura e l’esperienza umana.
Si sente che questo è il primo libro della De Santis.
Alcune scelte linguistiche e la costruzione narrativa non sono sempre rifinite, a tratti risultano acerbe. Tuttavia, questa imperfezione diventa anche parte della forza del testo. La scrittura non cerca di essere elegante, ma vera. Non punta all’effetto letterario, bensì alla necessità di raccontare.
Proprio per questo Io non voglio uscire è un lavoro potente, capace di aprire uno spazio di riflessione sincero e umano su temi spesso ridotti a slogan o contrapposizioni ideologiche.
È un libro che merita di essere letto e diffuso, perché non pretende di offrire risposte definitive, ma ha il coraggio di restare dentro le domande.
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