Recensione di Samuela Moro

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara
TRAMA
Arthur Oakes è un avido lettore, sognatore e studente del Rackham College, nel Maine, luogo rinomato per i suoi inverni gelidi, l’eccezionale biblioteca e gli splendidi edifici. Ma il suo idillio – e la nascente storia d’amore con Gwen Underfoot – vanno in frantumi quando una spacciatrice locale e il suo partner lo costringono a commettere uno dei peggiori crimini che possa immaginare: rubare libri rari dalla biblioteca del college.
Finito in un angolo, Arthur si rivolge ai suoi cinque amici più cari in cerca di aiuto. Insieme escogitano un piano folle e fantastico per liberare Arthur dalla crudele trappola in cui si ritrova. Il ricco e irrefrenabile Colin Wren suggerisce di usare l’inquietante Diario di Crane (rilegato con la pelle del suo autore) per evocare un mostro che esegua i loro ordini. Gli altri, la coraggiosa e bellissima Allison Shiner, i gemelli combattivi Donna e Donovan McBride e l’intelligente e audace Gwen, non esitano a unirsi a Colin nel tentativo di distruggere la realtà e portare una creatura dell’impossibile nel nostro mondo.
Purtroppo il loro piano funziona. E non c’è niente di semplice nell’affrontare le creature dell’occulto, e così il loro accordo per salvare Arthur diventa un patto terrificante in cui i sei devono scegliere un nuovo sacrificio umano per il Re ogni anno, o diventare il suo prossimo pasto.
Ci sono romanzi che non si limitano a raccontare una storia, ma costruiscono un mondo in cui il lettore è invitato a entrare, restare e perdersi.
Il patto del Re di Joe Hill appartiene a questa categoria: un’opera ampia, densa e sfaccettata, che attraversa quasi trent’anni di vite, dal 1989 al 2018, seguendo sei protagonisti – Arthur Oakes, Colin Wren, Allison “Allie” Shiner, Donna McBride, suo fratello Donovan (Van) e Gwen Underfoot – dal momento in cui sono studenti al Rackham College fino all’età adulta, con tutto ciò che questo comporta in termini di scelte, rimpianti e ferite.
Questo ampio arco temporale non è solo un espediente narrativo, ma una delle grandi forze del romanzo.
Permette infatti a Hill di intrecciare epoche, riferimenti culturali, trasformazioni sociali e interiori, mostrando come il peso di una decisione presa da ragazzi possa continuare a riverberare per decenni. Il lettore assiste così non soltanto a una storia dell’orrore, ma a una vera e propria crescita sentimentale e morale dei personaggi, le cui personalità cambiano e si deformano sotto il peso di ciò che hanno fatto.
Il punto di partenza è Arthur, lettore vorace e sognatore, la cui vita viene sconvolta da un ricatto che lo costringe a rubare libri rari dalla biblioteca del college.
È un dettaglio apparentemente minimo a innescare tutto:
Se non le avesse offerto la felpa, ora non sarebbe stato un ladro…
In questa frase si concentra una delle idee centrali del romanzo: ogni gesto, anche il più innocente, può diventare l’inizio di una catena di conseguenze imprevedibili.
Quando Arthur chiede aiuto agli amici, è Colin a proporre la soluzione più pericolosa: evocare, tramite l’inquietante Diario di Crane, una creatura in grado di risolvere il problema. Allie, Donna, Van e Gwen si uniscono al patto, ed è qui che il romanzo compie il suo salto nell’orrore vero e proprio.
Re Dolore, il mostro evocato, non è però una semplice creatura fantastica, ma la personificazione di un’idea:
Re Dolore era solo un’idea, eppure era riuscito a uscire dal Lungo Buio dell’inconscio per entrare nel loro mondo, per bruciare e mordere
Hill suggerisce qui che il male nasce dall’immaginazione, dai desideri e dai terrori più profondi dell’essere umano.
Da questo momento in poi, il libro diventa una potente riflessione sul potere. Il gruppo scopre quanto sia facile giustificare l’orrore quando sembra necessario, e come il controllo sulla vita degli altri generi una sorta di torpore morale:
L’arroganza era una sorta di torpore, come l’ubriachezza
Nessuno dei protagonisti è completamente innocente, e il senso di responsabilità si fa via via più sfocato:
È questo che dovremmo fare? Non mettere a fuoco in modo da non vedere a chi abbiamo fatto del male? (…)mi pare un ottimo modo per farsi male.
Il patto del Re è un romanzo ibrido che fonde horror, fantasy, mistero, azione ed emotività con sorprendente naturalezza. Amore, vendetta, paura e desiderio di redenzione si alternano in una narrazione che non perde mai tensione, nonostante la sua ampiezza.
Un ruolo centrale è giocato anche dal linguaggio delle fiabe, che Hill utilizza per leggere il mondo reale. Draghi, troll e leggende e re oscuri non sono evasione, ma strumenti per comprendere il dolore e il male. Il linguaggio delle fiabe diventa una chiave di lettura della realtà, una grammatica simbolica attraverso cui il romanzo riflette su responsabilità, onore e limiti morali, valori che possono sembrare anacronistici ma che Hill rivendica come ancora necessari.
Lo stile di Joe Hill è fortemente visivo, quasi cinematografico. Le scene d’azione, i mostri, le atmosfere sembrano fatte per essere viste oltre che lette, e il libro si presterebbe in maniera molto naturale a una trasposizione per il grande o il piccolo schermo. Difficile, leggendo, non immaginare Re Dolore stagliarsi nel cielo notturno, magari fuori dalla finestra, come un drago pronto a planare su una tranquilla notte di primavera.
Nel suo nucleo più profondo, Il patto del Re è un romanzo sull’umanità:
Il dolore e l’amore sono una sola moneta, quella che paghiamo come prezzo per la nostra umanità

Joe Hill
Joe Hill è lo pseudonimo di Joseph Hillstrom King: come si nota dal cognome, lo scrittore statunitense è figlio dell’altrettanto famoso Stephen King. Secondo di tre figli, Joe cresce a Bangor, nel Maine. Il prestigioso Time lo ha definito «uno dei più raffinati scrittori americani di horror»: gli fa da contraltare il Washington Post, denominandolo «uno degli autori di spicco nella letteratura fantastica del Ventunesimo secolo».
In Italia la sua prima raccolta di racconti Ghosts (scritta nel 2005) è uscita nel 2009 per Sperling & Kupfer. Seguiranno, tra gli altri, i romanzi La scatola a forma di cuore (2007, Sperling & Kupfer), La vendetta del diavolo (2012, Sperling & Kupfer, da cui è stato tratto il film Horns, per la regia di Alexandre Aja, con Daniel Radcliffe in veste di protagonista), NOS4A2. Ritorno a ChristmasLand (2014, Sperling & Kupfer), The fireman (2016, Sperling & Kupfer). Joe Hill ha anche ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, come il Bram Stoker Award e il British Fantasy Award.
Lo scrittore ha altresì collaborato alla stesura di una serie di fumetti, pubblicati in Italia da Magic Press e Panini Comics. Il progetto, iniziato nel 2008, s’intitola Locke & Key ed è illustrato da Gabriel Rodriguez.
Joe Hill firma un’opera potente, emotiva e inquietante, che usa l’orrore e il fantastico per parlare delle scelte che ci definiscono e delle colpe che ci portiamo dietro.
Un viaggio narrativo intenso e memorabile, capace di lasciare il segno molto oltre l’ultima pagina.

Merita una menzione l’audiolibro “Il patto del Re” che, nell’edizione Audible, trova in Marco Belloli un interprete ideale. La sua lettura non si limita a dare voce al testo, ma ne restituisce pienamente la complessità, riuscendo a distinguere i numerosi personaggi senza mai scivolare nella caricatura o nella “macchietta”. Belloli modula timbro, ritmo e intenzione costruendo un vero paesaggio sonoro che accompagna e amplifica la narrazione di Joe Hill.
Particolarmente riuscita è l’interpretazione di Re Dolore, che assume una presenza inquietante e perfettamente coerente con l’immaginario del romanzo: una voce che sembra emergere direttamente dall’ombra e dalla paura.
Grazie a questa resa, molte scene acquistano una forza visiva sorprendente, diventando quasi “visibili” davanti agli occhi di chi ascolta, in un effetto che rispecchia perfettamente la scrittura fortemente cinematografica di Hill.
L’audiolibro non è quindi un semplice supporto alternativo, ma un vero e proprio modo ulteriore di entrare nel mondo del Patto del Re.
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