Braccata di Marina Di Guardo

Braccata Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Acque cristalline, tramonti infiniti, scorci unici: in Sicilia, Angela ha trovato una serenità che le mancava da tempo. Purtroppo, la vacanza che è riuscita a ritagliarsi insieme all’amica di sempre, Beatrice, è agli sgoccioli: la Fashion Week incombe, e per lei, senior fashion buyer di un importante studio milanese, significa il ritorno obbligato ai ritmi frenetici della città. Ma alla vigilia della partenza, tutto precipita: Beatrice, uscita nel pomeriggio per una commissione, non fa ritorno in albergo. Angela, allarmata, la cerca invano per le strade e i locali di Ortigia, ma alla fine è costretta a sporgere denuncia.

Due giorni dopo, il maresciallo dei carabinieri Alfonso Vitanza la chiama spiegandole che il cadavere di una donna sui trent’anni è stato ritrovato fra le rovine di una tonnara in disuso. Angela prega di sbagliarsi, e invece si tratta proprio di Beatrice: il corpo è straziato da numerose coltellate. Annientata, torna a Milano insieme al fidanzato Alberto, volato a Siracusa in suo soccorso. È solo l’inizio di un terribile tunnel: il sangue intorno a lei non ha finito di scorrere, e presto Angela si ritrova addosso una spaventosa accusa, braccata dai cronisti, imputata in un processo mediatico che ha già pronunciato la sua sentenza.

La vacanza era ormai agli sgoccioli, ancora qualche giorno a Catania e poi sarebbe tornata ai palazzi grigi, l’asfalto infuocato, i clacson indemoniati.

Braccata è un thriller psicologico contemporaneo che ha per protagonista Angela, una senior fashion buyer milanese in vacanza in Sicilia con l’amica Beatrice.

Quello che inizialmente sembra un periodo di serenità e relax si trasforma presto in un incubo, Beatrice scompare e viene ritrovata brutalmente assassinata in una tonnara abbandonata. Profondamente traumatizzata, Angela trova aiuto e comprensione nel maresciallo dei Carabinieri Alfonso Vitanza, mentre Alberto, il suo fidanzato, manifesta un comportamento poco consono alla drammatica situazione che la sua compagna è costretta ad affrontare.

«In che senso? Stai insinuando che non sono in grado di ragionare in maniera autonoma, che sono un’idiota totale e senza di te sono persa?»

Angela e Alberto rientrano a Milano, ma per la protagonista si apre una nuova e drammatica fase della vicenda.

Angela si ritrova infatti al centro di una vera e propria gogna mediatica, sotto il fuoco incrociato dei media e dell’opinione pubblica, che la indicano come possibile colpevole o comunque coinvolta nella vicenda. In una condizione di forte turbamento psicologico, ma animata da una crescente determinazione, Angela decide di scoprire la verità.

Ne segue un percorso di ricerca e di introspezione, oltre a una lotta costante contro il giudizio pubblico, durante il quale indizi, sospetti e relazioni umane si intrecciano fino alla rivelazione finale.

«Le prove le teorizzeranno, le inventeranno, e imbastiranno uno di quei processi mediatici che condannano le persone ancor prima che siano indagate. Insomma, hai presente il circo assurdo che hanno organizzato per altri delitti famosi?»

Uno degli aspetti centrali di Braccata è l’analisi del modo in cui i media contemporanei — piattaforme social, giornali e show televisivi — possano distruggere una reputazione anche in assenza di prove concrete.

Angela si ritrova infatti “braccata” non solo dalle indagini ufficiali, ma soprattutto dall’opinione pubblica, che la dipinge come colpevole.

Il romanzo invita così a riflettere sulla morbosità sociale che spesso accompagna i casi di cronaca e sulla facilità con cui un individuo può essere giudicato senza avere la possibilità di difendere la propria reputazione.

«Si è sparsa la voce che parteciperai alla messa e i cronisti non vogliono perdere l’occasione ghiotta di scrivere su di te per giorni e giorni. Sei proprio sicura di voler andare? Pensaci bene.»

L’ambientazione di Braccata alterna la Sicilia e Milano, creando un netto contrasto. In Sicilia, i paesaggi soleggiati, le tonnare, il mare e i vicoli pittoreschi trasmettono un senso di serenità; Milano, al contrario, appare fredda, frenetica e opprimente.

Marina Di Guardo sfrutta questa opposizione per intensificare la suspense e mettere in luce le diverse forme di pressione che gravano sulla protagonista. Milano diventa così uno spazio claustrofobico, in cui la tensione psicologica e sociale si manifesta in modo più concreto e soffocante rispetto all’ambientazione isolana.

La folla dei cronisti e dei fotografi si avventò su di lei, al pari di bestie assetate di sangue.

Marina Di Guardo

Marina Di Guardo, origini siciliane, ma cremonese di adozione ha lavorato molti anni nella moda prima di dedicarsi alla scrittura.

Tra i suoi libri: L’inganno della seduzione (Nulla Die 2012), Non mi spezzi le ali (Nulla Die 2014), Bambole gemelle (Feltrinelli), Com’è giusto che sia (Mondadori 2017) eLa memoria dei corpi (Mondadori 2019)

Un thriller godibile, quello della Di Guardo, caratterizzato da un’ambientazione dissonante tra Sicilia e Milano e da un tema centrale universale e potente — quello dell’innocente ingiustamente perseguitato — che mantiene il lettore in costante tensione fino alla rivelazione conclusiva, alternando momenti di suspense serrata a riflessioni sulla fragilità della reputazione e sul potere dei media nella società contemporanea.

Una vera e propria industria del crimine, dedita alla spettacolarizzazione del male, densa di morbosità e voyeurismo.

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