Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
Thomas è scomparso. Un semplice pescatore dell’isola di Susak, in Croazia, sparito nel nulla. Sulle sue tracce c’è Leonida Lucomagno, ex giornalista ritirato dalla carriera e dal mondo. La ricerca in giro per l’Europa lo porta a scoprire che non tutto della vita di Thomas è stato raccontato e che un’organizzazione per la produzione e la vendita di marijuana forse è coinvolta.
Nel frattempo, il cammino di Leonida incrocia quello di Pentesilea e delle sue amazzoni, votate alla salvaguardia di donne vittime di violenza. Un’ombra del passato si stende infine sulla vicenda, una ferita della Storia contemporanea, apertasi con le stragi di Vukovar, durante gli orrori dei Balcani, e mai più richiusa. Di quel tempo e dell’Esercito delle Carriole restano solo fantasmi, mentre su tutto incombe ancora l’artiglio di Bura la strega.
L’esercito delle carriole è un romanzo che si muove con sicurezza lungo il confine tra il noir e il racconto di memoria.
Un’indagine apparentemente circoscritta viene trasformata in una riflessione ampia sull’Europa di oggi. Fabio Lombardi non costruisce solo una storia di sparizioni e misteri ma apre una ferita che affonda le radici nei conflitti balcanici e arriva fino alle ipocrisie del presente.
La scomparsa di un pescatore sull’isola croata di Susak è il detonatore narrativo che mette in moto una vicenda complessa, fatta di piste da seguire, silenzi e verità scomode.
Al centro c’è Leonida Lucomagno, ex giornalista, già conosciuto in passato, segnato da scelte sbagliate e da un passato che continua a inseguirlo.
Non è un investigatore classico, è un uomo in fuga da se stesso, costretto a confrontarsi con le proprie responsabilità mentre cerca risposte che forse preferirebbe non trovare. La sua fragilità è uno dei punti di forza del romanzo. Lombardi lo dipinge come un personaggio contraddittorio, stanco, ma ancora capace di interrogarsi sul senso della verità e sul prezzo da pagare per ottenerla.
Ci sono verità che è meglio tenere nascoste. Sembra una banalità già raccontata mille volte, ma è una banalità carica di saggezza, credimi.
L’indagine diventa presto un percorso nella memoria collettiva, dove i fantasmi della guerra riemergono sotto forma di ex combattenti, traffici illeciti, compromessi morali.
Ne L’esercito delle carriole ogni incontro allarga lo sguardo, mostrando come la violenza non si esaurisca con la fine dei conflitti ma continui a produrre conseguenze nel tempo.
La “maledizione” che attraversa la storia assume così un valore simbolico: non un semplice espediente narrativo, ma l’eco persistente dell’odio e della sopraffazione che si tramandano di generazione in generazione.

Fabio Lombardi
Fabio Lombardi, nato a Milano nel 1965, inizia la sua carriera di giornalista nel 1986. Otto anni dopo arriva in Mediaset, come cronista al TG4 e al TG5; tra i grandi casi seguiti, la Banda della Uno Bianca, i delitti di Cogne e Garlasco e la strage di Erba.
Negli ultimi quattordici anni ha lavorato nella trasmissione Quarto Grado. Per tre anni ha scritto nel suo blog Nera e Dintorni. Nel 2019 pubblica il suo primo romanzo, L’istinto dei calamari.
L’esercito delle carriole di Lombardi affronta senza timidezze temi attuali e controversi, dalla violenza sulle donne al potere delle multinazionali farmaceutiche, fino al dibattito sulla cannabis, inserendoli in una trama che non rinuncia alla tensione ma neppure alla complessità.
La scrittura di Lombardi, asciutta e visiva, alterna scene di forte impatto a momenti di introspezione, mantenendo sempre un equilibrio tra azione e riflessione.
L’esercito delle carriole è dunque un romanzo che va oltre le regole del genere.
Cupo ma profondamente umano, capace di interrogare il lettore sul significato della colpa, sulla fragilità della giustizia e sulla difficile possibilità di riscatto. Un noir che non offre soluzioni facili e che, proprio per questo, continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.
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