Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Salerno, novembre 1911. Edoardo Scannapieco ha una doppia vita: giornalista precario e concierge tuttofare all’Hotel d’Angleterre. E in questa doppia veste viene coinvolto nelle indagini per un fatto di sangue avvenuto sulla nave Joannis, attraccata nel porto. Un duplice omicidio: due cadaveri, due pallottole diverse e una sola pistola fumante. Spie, intrighi, rivoluzioni, ma anche passioni politiche, amori impossibili e lotte sindacali: un thriller storico che anticipa la tempesta della Grande Guerra.
Morte sulla Joannis si presenta fin dalle prime battute come un thriller storico che punta sull’atmosfera per costruire la narrazione, più che su una semplice indagine investigativa.
Ambientato a Salerno nel novembre del 1911, il romanzo sceglie la città non come mero sfondo, ma come elemento significativo e ben calibrato: più animata e vivace rispetto a oggi, con il porto, l’hotel e la nave attraccata che diventano luoghi in cui si intrecciano destini, interessi e segreti. Sullo sfondo si delineano, intanto, le ombre di un’Europa che si avvia inesorabilmente verso la prima guerra mondiale.
“Un bagliore improvviso rischiarò lo spiazzo davanti a noi. L’aria era satura di salsedine, del tanfo di legno marcio e dell’odore pungente di pellame. Carbone inglese per le filande e i pastifici, sabbia per le vetrerie.”
Il protagonista, Edoardo Scannapieco, è descritto come un dongiovanni, un uomo nella media, lontano dall’idea dell’eroe perfetto o dell’investigatore professionista.
Ha un lavoro a “mezzo servizio”, quello di concierge all’Hotel d’Angleterre, che gli consente di osservare senza esporsi troppo, e tenta contemporaneamente la strada del giornalismo, come freelance precario.
Per questo risulta credibile quando si ritrova coinvolto in un’indagine che lo trasforma da semplice testimone a ingranaggio di qualcosa di più grande di lui. Viene sottolineato più volte il suo lato da “sciupafemmine” e il suo atteggiamento misogino, salvo poi mostrare come le donne con cui interagisce siano costantemente un passo avanti:
“Leggeva un libro di Kropotkin” “Quindi lei conosce Kropotkin?” – Rimase interdetta un attimo prima di parlare; ”Ho letto tutte le sue opere” replicò Taline decisa. “Non sarà anarchica? – leggere un libro non significa sposare le idee che propina”.
La nave, ormeggiata in porto, diventa così una sorta di mondo a sé stante, chiuso e inquietante, ideale contenitore di sospetti e segreti.

Carmine Mari
Carmine Mari, nato a Vietri sul Mare sulla Costa d’Amalfi, vive a lavora a Salerno. Ha pubblicato i romanzi storici Hotel d’Angleterre (2021, II edizione, Premio letterario “Giallo al Centro” 2021), Il fiore di Minerva (2022, III edizione, vincitore del contest “Book TSD Summer Cup 2022” indetto dal sito Thriller Storici e dintorni) e Il regolo imperfetto (2023). Ha collaborato alla pagina culturale del quotidiano “La Città”
In Morte sulla Joannis di Carmine Mari trova spazio un intreccio di spionaggio, intrighi internazionali e fermenti rivoluzionari, che si mescolano a elementi più umani come passioni politiche, amori impossibili e lotte sindacali.
Nel complesso, il romanzo utilizza il thriller per raccontare un’epoca di enormi cambiamenti, in cui i delitti sembrano nascere più da un equilibrio storico compromesso che dall’azione del singolo individuo.
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