Il lupo nero di Louise Penny

Il lupo nero Salotto Giallo

Le indagini del commissario Armand Gamache

Recensione di Alessandra Isabella Spanò

TRAMA

Gli uomini della polizia del Québec hanno da poco sventato un attacco terroristico e arrestato l’uomo che l’ha ideato. Ma il sollievo e la soddisfazione per il brillante risultato sono di breve durata. Gamache, quasi sordo a causa di un colpo di pistola che l’ha sfiorato, è certo che manchi un tassello.

Per questo, una volta a Three Pines, decide di proseguire le indagini. Ha pochi indizi: numeri su una cartina, diari e le parole di un morto. Ma è costretto a muoversi con cautela: se il «lupo nero» è stato cosí abile, se i suoi piani sono cosí ramificati, deve godere di complicità ad alto livello. Potrebbe rivelarsi l’avversario piú sottile e pericoloso che Gamache abbia mai affrontato.

Nel panorama ormai ampio e stratificato della serie dedicata al commissario Armand Gamache, Il lupo nero rappresenta un punto di svolta che merita un esame attento.

Non solo per ciò che aggiunge, ma anche – e soprattutto – per ciò che sottrae all’identità profonda del ciclo creato da Louise Penny. Se il genere d’elezione rimane nominalmente quello del poliziesco d’indagine, con le sue geometrie morali e il lento svelarsi di verità nascoste, il romanzo si colloca in una zona di confine sempre più marcata con il thriller a sfondo geopolitico. Introduce infatti dinamiche legate allo spionaggio, al sabotaggio e a scenari potenzialmente catastrofici, elementi che si distaccano dalle atmosfere intime e compassate che hanno reso celebre questa saga.

L’ambientazione, un tempo fondata sulla microcosmica vitalità di Three Pines – con i suoi ritmi interiori e le relazioni quasi rituali tra gli abitanti – si allarga qui verso scenari più ampi. Sono spazi a tratti volutamente opachi, che vorrebbero suggerire una trama di poteri globali e macchinazioni internazionali.

Questo ampliamento, tuttavia, finisce per indebolire la coerenza interna dell’universo narrativo. Il lettore abituale, abituato a una località sospesa tra quotidiano e simbolico, si ritrova infatti davanti un ambiente che perde parte della sua forza di attrazione, sacrificata in nome di un’urgenza narrativa che non le apparteneva. Anche la struttura dell’opera riflette questo scarto: l’intreccio procede serrato, talvolta quasi febbrile, alternando momenti di indagine classica a sequenze più tese e ad alto rischio, senza però raggiungere una vera armonia fra i due registri.

Tra i temi centrali de Il lupo nero emergono la paura come forza manipolatrice, l’ambiguità dell’autorità e il ruolo del segreto come strumento di controllo.

Sono questioni di grande attualità, affrontate con una evidente volontà di ampliare il raggio d’azione del romanzo verso una riflessione sul mondo contemporaneo.

Tuttavia questa inclinazione tematica, già avviata nel libro precedente, spinge la serie verso una curvatura ideologica nuova: più spionistica, più apocalittica.

Una direzione che finisce per comprimere quegli elementi di umanità, ironia e meditazione morale che costituivano il cuore della saga. La conseguenza è una certa perdita di profondità emotiva. Le poste in gioco si alzano, ma la risonanza interiore si abbassa, come se l’anima dei personaggi dovesse arretrare per far spazio a un congegno narrativo più rumoroso.

Anche il finale, pur cercando di ricompattare la vicenda attraverso un significato simbolico legato al confronto con le proprie ombre – il “lupo nero” come incarnazione delle paure collettive e personali – risulta più programmatico che rivelatore. Il suo valore metaforico è chiaro, ma non scaturisce con naturalezza dalla progressione narrativa.

Appare piuttosto come un punto d’arrivo costruito a tavolino, più funzionale al nuovo corso della serie che alla logica interna del personaggio di Gamache, da sempre interprete di una giustizia temperata dal dubbio e dalla compassione, non impegnato in una guerra sotterranea contro minacce globali.

Louise Penny

Louise Penny, vincitrice di numerosi premi internazionali, è autrice di best seller che hanno raggiunto il primo posto nelle classifiche del «New York Times», «Usa Today» e «Globe and Mail». I suoi romanzi con protagonista l’ispettore capo Armand Gamache sono tradotti in 31 lingue e in Italia sono usciti per Einaudi.

Nel 2017 le è stato assegnato l’Ordre National du Québec per i suoi contributi alla cultura canadese). Vive in un piccolo paese a sud di Montréal

Lo stile di Penny conserva certo una sua riconoscibile eleganza: il ritmo alternato, i dialoghi che cercano la densità emotiva, il ricorso a immagini evocative.

Tuttavia il tentativo di coniugare questa sensibilità con la tensione del romanzo d’azione non sempre riesce. Il risultato è un tessuto narrativo che tende a sfaldarsi, dove la delicatezza psicologica del passato fatica a convivere con una trama che privilegia il movimento più dell’introspezione.

Alcuni personaggi storici della serie appaiono meno centrati, quasi costretti in ruoli che non li rappresentano pienamente. I nuovi volti introdotti, d’altra parte, non compensano questo indebolimento dell’insieme.

Il lettore avverte così una sorta di dissonanza, come se la serie tentasse di trasformarsi in qualcosa di diverso senza però possederne gli strumenti più adatti. L’impatto emotivo ne risulta attenuato: ci si trova più coinvolti nella tensione degli eventi che nella sorte interiore dei personaggi. È un cambio di prospettiva che può lasciare insoddisfatti coloro che avevano amato la raffinata complessità morale dei romanzi precedenti.

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