Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Come ogni mattina, il Duomo di Milano si prepara ad aprire le sue porte a migliaia di visitatori, ma un macabro evento sconvolge i piani della giornata. Nei sotterranei della chiesa, infatti, il ritrovamento di un cadavere è solo l’inizio di un rompicapo che il vicequestore Valentina Rossi è chiamata a risolvere in tempi brevi e senza pestare i piedi ai vertici della Veneranda Fabbrica del Duomo.
Pestare i piedi ai pezzi grossi, invece, è proprio una delle caratteristiche dell’integerrima vicequestore che, a fianco della sua Lamù, fedele pastore australiano più incline al gioco che all’indagine, si mette a scavare alla ricerca di indizi.
Dalle terrazze della cattedrale fino all’area archeologica sotto la sua superficie, con lo sfondo di una Milano brulicante di vita e di segreti, Valentina Rossi deve fare i conti con un presente pericoloso e con un passato non del tutto seppellito…
Tra le pietre millenarie del Duomo di Milano prende vita il nuovo caso del vicequestore Valentina Rossi, protagonista di un giallo che mescola l’indagine poliziesca alla quotidianità e alle storie dei personaggi.
Sotto la superficie si apre con un ritrovamento agghiacciante nei sotterranei della cattedrale: due cadaveri che sembrano voler riportare alla luce una scomoda tragedia. L’indagine, affidata a Valentina, deve risolversi in fretta — e senza infastidire i vertici della Veneranda Fabbrica del Duomo.
Ma chi conosce il vicequestore sa che la diplomazia non è il suo punto forte: Valentina Rossi non sa stare ai margini e, dove c’è un mistero da chiarire, non si ferma davanti a nulla.
Una protagonista che non è certo un’eroina infallibile, ma una donna che sbaglia, che dubita, che si sporca le mani — e proprio per questo conquista. È allergica ai messaggi del buongiorno della sua migliore amica Paola, ma…
“Ci sono giorni che cominciano con la voglia di gustare il sapore della vita. Buongiorno!”
Buongiorno un cavolo!
Cercò su Google un’immagine di risposta. Scelse un gattino che salutava con una zampina, tenendo una tazza da colazione nell’altra.
“Se non fosse che ti voglio davvero bene, Paola, ti avrei già mandato a quel paese” pensò…
Non c’è solo Valentina, però. Il contorno dei co-protagonisti è davvero interessante, e l’autrice intreccia le loro storie, le emozioni e i sentimenti in maniera egregia, riuscendo a farci affezionare a ognuno di loro — a partire da Moretti, il vice di Valentina, la sua roccia.
Si sentì improvvisamente esclusa. Esclusa dalla vita di una delle persone di cui si fidava di più al mondo. A cui voleva bene.
Tre mesi. E non si era accorta di nulla.
O il medico legale Bassanini
La schiena dell’anatomopatologo, fasciata da una camicia a quadretti, era larga e muscolosa.
O anche la P.M. Pomati, sempre corretta nelle azioni e nel linguaggio
«Vedo che ci capiamo al volo. È un’ipotesi. Rossi, la autorizzo a spremere Guasconi come un’arancia. Però sempre con modo e maniera, che se dovessimo sbagliarci ci ritroveremmo in un mare di letame.»
Merda. Si dice merda. Questa cosa del non dire parolacce era ammirevole, però certe volte le cose bisognava chiamarle col loro nome.
E la clochard Angelina.
E poi, come non citare Lamù, la meravigliosa Lamù, un pastore australiano che segue Valentina ovunque vada. Amica, confidente, calmante, senza coda
«Sai, ti ho scelta senza coda perché mi è sempre piaciuto questo effetto panettone sculettante tipico della tua razza»
Dal libro traspare tutta la dolcezza e l’affetto tra cane e umano, che sembrano quasi vivere in simbiosi.
Il finale lascia ben sperare di rivedere presto questa coppia così affiatata, capace di strapparti un sorriso durante la lettura
e di mancarti dopo la parola “fine”.
Fu da quell’episodio che maturò la decisione di diventare poliziotto.

Elena Varesi
Milanese di nascita, vive e lavora in un paesino di provincia al confine tra Lombardia ed Emilia.
Di professione medico veterinario, diplomata in pianoforte al conservatorio di Pavia, ha sempre avuto una passione per i gialli.
È sceneggiatrice e regista di commedie crime per una compagnia teatrale del territorio Pavese, che uniscono mistero e una buona dose di ironia.
Nel suo romanzo d’esordio, “Sotto la superficie”, non ha potuto fare a meno di inserire un cane, giusto per mantenere un trait-d’union con la sua quotidianità.
In Sotto la superficie, Elena Varesi costruisce un giallo dal ritmo elegante, dove l’indagine si intreccia con i conflitti interiori di una protagonista forte, ironica ma anche profondamente umana, che speriamo di ritrovare presto.
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